BENGODI COME SEMPRE SUL COLLE DOPO NOVE ANNI DI PARTENOPEO

“Molto resta da fare perché i dati del Quirinale siano pubblici e facili da trovare. Come invece già accade per Buckingham Palace o per la Casa Bianca. Non sarà arrivato il momento, tanto più dopo i misteri, le nebbie, le trappole, i veleni di questi giorni di conciliaboli nelle segrete stanze, che il futuro inquilino del Quirinale spalanchi alla massima trasparenza anche il Colle? La blindatura top secret  di ogni voce di spesa quirinalizia è rimasta intatta anche negli anni di Pertini e di Cossiga; perfino di Ciampi, che pure aveva fatto del contenimento delle spese una ragione di vita”.

G.A.Stella, che il 29 gennaio scrive così sul ‘Corriere’ (titolo ‘La trasparenza necessaria al Colle’), lamenta che gli sforzi di Napolitano non abbiano prodotto risparmi di rilievo nei costi del Quirinale: “La sua ultima Nota illustrativa, il 9 gennaio, comunicò di avere deciso di autorizzare forme di pubblicità delle scelte fondamentali contenute nel bilancio interno. Però solo sulle voci  ‘compatibili con la riservatezza che caratterizza, in base alla prassi costantemente seguita dal 1948 ad oggi, una documentazione contabile sottratta a controlli esterni, in forza dell’autonomia organizzativa riconosciuta all’organo costituzionale della presidenza della Repubblica dalla Costituzione e dalla legge 9 agosto 1948, n.1077, istitutiva del Segretariato generale, come affermato dalla Corte costituzionale e dalla dottrina’”.  D’altra parte, aggiunge Stella, “il presidente fece trapelare che sarebbe stato indelicato verso i predecessori mostrare il bilancio integrale”.

Con un capo di Stato così attento alla delicatezza verso i predecessori -si sa che viviamo tempi di top priority alla delicatezza verso i semimonarchi, non verso 60 milioni di sudditi- si meraviglia G.A.Stella che Napolitano ci abbia fatto risparmiare solo gli spiccioli sui costi della sua reggia, indistinguibile per sfarzo da quella degli Zar? Fino all’ultimo, fino al momento di abdicare, re Giorgio ha ribadito il diritto del Palazzo reale di imporre ad libitum le sue spese sui contribuenti ‘in base alla prassi’. Il diritto di sbafare (=rubare) perchè si è sempre sbafato. La ‘autonomia organizzativa riconosciuta al Segretariato generale della presidenza’ è un altro dei doni elargitici dalle Istituzioni democratiche, segnatamente dalla Costituzione. Coi vizi millenari di cui soffriamo, ci meritavamo tanta benevolenza?

A questo punto G.A. Stella, constatato che nove anni dopo l’avvento di Giorgio “siamo ancora lontani rispetto  alla trasparenza di altre residenze di capi di Stato” riprende la triste geremiade dei confronti con altre regge e presidenze. “Il bilancio online di Buckingham Palace -certificato da un revisore esterno- riporta perfino la marca e l’annata delle bottiglie di vino presenti in cantina, riporta i passeggeri che erano a bordo di questo o quel volo di Stato. E’ una questione centrale la trasparenza nel mondo anglosassone. La Casa  Bianca pubblica uno per uno i nomi di tutti i 456 dipendenti. Lo stipendio (annuo) più alto, quello pagato all’assistente del Presidente per la politica economica, è di 172.200 dollari. La paga di 34 altri stretti collaboratori di Obama è di 42.420 dollari, poco più della retribuzione media di un dipendente pubblico italiano. Certo il meccanismo negli Stati Uniti è assai diverso che da noi. Resta il fatto che quei 456 del White House Office costano in tutto 37,7 milioni di dollari. E che lo stipendio massimo per i collaboratori più stretti dell’uomo più potente del mondo è poco più di metà del tetto -contestatissimo- di 242 mila euro che M.Renzi tenta di imporre ai più alti dirigenti dei nostri Palazzi. Quirinale compreso”.

G.A.Stella è certo più informato di noi su quello che sarà il vitalizio del segretario generale Donato Marra, il ciambellano sommo della Reggia. Noi siamo rimasti a un paio d’anni fa, quando quest’ultimo scriveva ai giornali che una paga di ben oltre 400 mila euro gli era pienamente dovuta, “considerato il livello delle mie responsabilità”(!) Stella, che ha ritrovato la capacità  di condurre l’opinione sui variscandali del Colle, conclude il suo articolo col mite rilievo che ”è crollata la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni, perfino del Quirinale (calata in poco tempo dal 71 al 44 per cento di popolarità)”. Non dice il resto.

-Che la futura presidenza della repubblica, ridotta  nelle funzioni al ruolo cerimoniale della Bundespraesidenz germanica, andrà estromessa dal Quirinale, destinato a diventare il museo più importante al mondo. Per l’ufficio del Primo Cittadino basteranno 100 dipendenti invece di 1660 e le100 stanze di una palazzina decorosa invece delle 1200 della reggia pontificia-sabauda.

-Che se Renzi, di fatto già divenuto Cancelliere, non sarà capace di amputare ben più duramente di quel che oggi farfugli i costi e i furti  dell’alta burocrazia e della politica, egli Cancelliere finirà uno sconfitto totale.

-Che da Mattarella, meglio non attenderci niente di importante.

A.M.C.

IL MISFATTO DI METTER CASA AL QUIRINALE E QUALCHE SOMIGLIANZA CON LA CASTA

E’ quasi certo che tutti gli altri quirinabili sarebbero stati peggiori, per questo o quel motivo. Tuttavia taluni indizi che al momento si profilano a carico del successore del Partenopeo non sono lievi.

Fino a poche ore fa era giudice costituzionale e, con un emolumento vicino al mezzo milione -la Democrazia tratta signorilmente i suoi ciambellani- non risulta avesse imbarazzo ad abitare nella foresteria della Consulta (foresteria che non dovrebbe esistere). Saremo felici di ritrattare questo minore addebito, se emergerà che Egli pagava per l’alloggio al livello di uno degli indirizzi più costosi al mondo.

Ancora più felici se confidenti e cortigiani testimonieranno in fede che lo angustiava farsi ricompensare tanto da un consesso -la Corte, usbergo della Casta- che sarebbe  giusto soppiantare con  una sezione specializzata della Cassazione. Ovviamente non sarà soppiantato, con tutti i vanti del Rottamatore e gli aneliti umanitari di Mattarella, visto che è baluardo a difesa dei privilegi e vitalizi acquisiti, nonché uno dei fronti di saccheggio del contribuente.

Indizio numero Due, le cerimonie di insediamento, con voli dei cacciabombardieri e esibizioni dei corazzieri sabaudi. Le esibizioni erano superflue, i voli erano asserzioni militaristiche. Sembra difficile sostenere che il cattolico Mattarella abbia inteso ispirarsi alla semplicità della R4 di Bergoglio. I simboli contano molto, sono sostanza. E’ strabico, il Nostro?

C’è di peggio. Una delle veline passate ai media dalla segreteria generale della Presidenza -forse la più vorace e parassita tra le nostre burocrazie- annunciava che il capo dello Stato risiederà al Quirinale. Egli ha autorizzato? Si riserva di decidere e di traslocare? Alla consapevolezza cui siamo arrivati, dopo settant’anni di errori, abitare al Quirinale è tutt’altro che innocente. E’ una malazione, giustifica un processo di impeachment. Forse sono già maggioranza gli italiani raziocinanti per i quali il Quirinale andrà voltato a museo, o a qualcos’altro che meriti. Si stima che potrà diventare il maggiore museo al mondo, con dieci e più milioni di visitatori paganti. Quale turista rinuncerà a entrare nella reggia dei papi più peccatori della storia,  nonché di re Umberto I che faceva sparare coll’artiglieria sui popolani affamati, però l’anarchico Bresci lo fece secco? Questo a non tener conto dell’attrattiva delle millanta opere d’arte oggi non viste da alcuno per mancanza di spazi museali. La Cina istituirà speciali linee aeree e marittime per portare turisti a milioni sul solo Colle Più Alto.

Lo sfarzo del Quirinale ha dannato all’inferno turbe di papi e una manciata di monarchi, tutti, dal primo all’ultimo, ladri del denaro dei poveri. Ora la reggia del disonore deve smettere di costare 236 milioni l’anno. Deve produrre redditi adeguati a valori immobiliari e simbolici ingentissimi; oppure va venduto all’acquirente che paga di più. Coll’infamia plurisecolare che rappresenta, se diventasse il maggiore albergo a ore del pianeta non dissacrerebbe alcunché. I più tra i sudditi dei papi e dei re vivevano in miseria, tisi e pellagra, anche per lo sfarzo del Quirinale. Fu mostruoso  insozzare moralmente la Repubblica con  gli arazzi dei papi-anticristo del Cinquecento e dei gentiluomini di corte sabaudi.

Coll’occasione riferiamo che il titolo ufficiale di Louis Godart, uno dei sommi mandarini del Palazzo, è consigliere per la conservazione del patrimonio artistico “del Presidente”. Credevamo che il patrimonio fosse degli italiani, non del Presidente. E non sapevamo che la sicurezza di Sua Maestà richiedesse 765 guerrieri. Non è sicuro che ne abbia tanti la Rocca di Gibilterra.

Recentemente varie voci si sono levate a chiedere che il palazzo malfamato venga chiuso e messo a frutto. Il ‘Corriere della Sera’ ha aperto un’autentica campagna, con editoriali di G.A.Stella, E.Galli della Loggia e Paolo Conti, forse con altri interventi e  denunce. L’ex sindaco di Roma, Francesco Rutelli, ha apprestato un progetto museale importante. E’ stata proposta un’immediata task force. Il direttore di ‘Libero’ ha attaccato frontalmente il silenzio del nuovo capo dello Stato sui tagli alla spesa del palazzo e della politica.

La soluzione  non sarà affatto l’ammissione di visite guidate a talune sale, o ai giardini di Ippolito d’Este figlio di Lucrezia Borgia santa donna. Sarà il trasferimento della presidenza in una palazzina o villa da 80 stanze invece di milleduecento, nessun corazziere (vadano a dirigere il traffico, saranno fotografatissimi dalle turiste), un centinaio di dipendenti invece di 1.636, paghe allineate alle Poste e sussidi di disoccupazione uguali per tutti-700 al mese- per donne delle pulizie, cortigiani, maggiordomi, palafrenieri, consiglieri segreti.

Tra l’altro: le riforme costituzionali di Renzi non dovrebbero ridurre il ruolo del capo dello Stato a quello del Bundespraesident germanico (a non voler passare alla repubblica presidenziale)? L’obbligo di chiudere in ogni caso il Quirinale spetta anche a Matteo Renzi: ma egli, se ha tempra da vendere, è un politicante rotto a tutti i compromessi e tutti i patteggiamenti;  non il sacerdote delle virtù civiche quale il Primo Cittadino viene descritto.

Sia Mattarella a dare tra breve l’annuncio del trasloco. Altrimenti sarà continuità con la monarchia da strapazzo del Partenopeo e dei marpioni che lo precedettero. Per esempio: l’infatuazione militarista, anzi bellicista, ha segnato indelebilmente la presidenza dell’Ex Stalinista, il quale non si faceva fotografare senza un feldmaresciallo al fianco e non ha negato a nessuno F35 e spedizioni all’estero. Dio non voglia che questo accada ancora: Sergio dimentichi d’essere il comandante supremo di tutti gli eserciti.

Speriamo di risultare cattivi profeti. E tanto più ci vergogneremo d’avere sospettato, se il Nostro somiglierà davvero al santo che è stato agiografato nei suoi primi due giorni.

A.M.C.