SERGIO SI CONTRAPPONGA AI PREDECESSORI. NESSUNO ESCLUSO

“Presidente, ora apra il Quirinale”. E’ un giornalista fortunato, oltre che importante, G.A.Stella, visto che Il Corriere resta al suo fianco senza vacillare in merito al destino del Quirinale. L’11 febbraio gli ha affidato ancora il primo degli editoriali, ribadendo con quell’Apra il Quirinale di disapprovare la scelta del Primo Cittadino di insediarsi nella reggia dei papi sbagliati e dei Savoia. Disapprovazione che ovviamente è anche la nostra (v.Internauta online, “Il misfatto di metter casa al Quirinale”).

Da giornalista di talento, il Nostro esordisce additando un modello concreto e virtuoso: “Nel solo 2014 il Palazzo reale di Madrid ha avuto 1,2 milioni di visitatori, mostre temporanee e dipendenze escluse. Quanti il Quirinale in tutti gli anni di Napolitano. Il confronto dice tutto. E potrebbe spingere Mattarella a chiedersi: può essere sufficiente, come gira voce, aprire qualche sala in più, per qualche ora in più la domenica, prolungando fino alle otto di sera le visite previste ora soltanto la mattina? Può essere vantato come un grande successo l’ingresso nella “casa degli italiani”, nel 2014, di 15.400 alunni e insegnanti, pari a 42 al giorno, cioè poco più di quanti studenti visitano quotidianamente la redazione del Corriere?”

Quale membro, il più importante, della Casta, Sergio Mattarella ha certo titolo a dire no a Stella, al Corriere e ad ogni altro Internauta. La repubblica di De Gasperi, Togliatti & Partigiani si rivelò presto, ed è rimasta, uno Stato-canaglia nel quale ogni usurpazione e ruberia resta impunita se abbastanza sfrontata. L’Italia miserabile uscita dalla guerra non aveva il diritto -oltre a tutto essendosi proclamata una repubblica semiproletaria fondata sul lavoro- di alloggiare il proprio capobonzo nella reggia più sfarzosa al mondo. Non doveva permetterselo. Fu una malazione, un reato. Un giorno i responsabili della scelta, tutti coloro che hanno abitato il palazzo e tutti gli eredi degli uni e degli altri andrebbero processati da un tribunale straordinario e vendicativo; andrebbero condannati a indennizzare il Paese per un settantennio e più di abusi e di oneri. Il presidente della Casta, dicevamo, è legittimato a far male come i suoi predecessori. E un eventuale Giustiziere, un giorno, avrà il diritto a farla pagare, a lui come ai vertici della Casta. In Grecia, forse, gli oligarchi saranno improvvisamente chiamati a rispondere.

Non basterà affatto aprire sale quirinalizie a visite guidate, col probabile risultato che i suoi gestori riusciranno a farsi aumentare il bilancio. Occorrerà ripudiare in toto la reggia per il male che rappresenta da quasi mezzo millennio. E’ un simbolo di vituperio, e i simboli sono macigni. Deve smettere di costare più di ogni altra residenza di vertice sulla Terra. Deve passare a produrre un reddito adeguato alla sua importanza di reggia malfamata.

Se eretta in supermuseo, potrà risultare primo sul pianeta, col decuplo dei visitatori del palazzo reale di Madrid. Infatti occorrerà promuoverlo più e meglio di qualsiasi Expo. Occorreranno vaste campagne di lancio per fare edotto il pianeta di una risorsa senza paragoni, in una città unica al mondo. E dove vivono e scroccanooltre milleseicento cortigiani, corazzieri e lacchè, dormano altrettanti turisti paganti.

“Sono in tanti ormai, argomenta G.A.Stella, a invocare la trasformazione del Quirinale. Certo, rovesciare di colpo le scelte dei predecessori non è facile. I presidenti nei decenni hanno privilegiato il palazzo come luogo simbolo dell’eccellenza e del prestigio. C’era un senso nel vivere il Quirinale come una sorta di reggia laica. Ma oggi? Anche Francesco, scegliendo di vivere in un bilocale, aveva lo stesso problema: non sarebbe suonata, quella decisione, come una presa di distanza dai pontefici precedenti? Ha deciso la svolta. Dio sa quanto il gesto sia stato apprezzato dai fedeli”.

Neghiamo categoricamente che Mattarella debba curarsi della disapprovazione di quanti l’hanno preceduto, tutt’altro che meritevoli. Come notavamo più sopra, hanno fatto i sommi dignitari di uno stato malfattore, nel quale i cattivi comportamenti sono regola. Il Primo Cittadino, lungi dall’attenersi ai predecessori, se ne differenzi più che può. Se vuole la svolta, rinneghi in toto la reggia edificata dai papi-anticristo col denaro tolto ai poveri. Ne esca scuotendo la polvere dai calzari, come gli comanda il Vangelo. Metta fine allo sconcio del fasto anticristiano. Il presidente sembra voler imparare la lezione di Bergoglio: ebbene faccia il contrario dei predecessori.

Nessuno escluso.

A.M.C.

REO SUBITO chi non chiuderà e non venderà la Reggia

“Un giorno sarà reato da impeachment non chiudere e non vendere il Quirinale” intitolavamo giorni fa. Sbagliavamo. Non ‘un giorno’ bensì ‘oggi’ è il reato, persino più grave di quel che credevamo. Abbiamo appena appreso che il numero delle sale e saloni della Reggia è controverso: “c’è chi ne calcola 800 e chi quasi 2000, considerando le adiacenze e dipendenze e trascurando una chiesa e qualche cappella”.

La superficie coperta è dichiarata di 180.000 metri quadrati: ci vivrebbero 2000 famiglie medie (in realtà il quintuplo, o più, se si soppalcasse). I giardini papali/reali misurano 4 ettari “dai quali si domina la città eterna, ornati di statue antiche, piante rare e arricchiti perfino da una fontana musicale”. Insomma, uno dei misfatti più grossi del papato cinquecentesco, operati da pontefici praticamente tutti finiti all’Inferno.

Il giornalista di corte Marzio Breda, nell’introdurre con orgoglio due intere paginate del ‘Corriere’ sulla nostra Versailles, segnala con signorile distacco che “al Quirinale c’è troppo poca intimità; troppo affollata la corte di persone che ti si muove intorno, ricorda Mario Segni, che ci veniva a trovare il padre Antonio, capo dello Stato”.

La Reggia dei papi nemici di Cristo richiede 1720 dipendenti: personale militare e forze di polizia distaccate, 819; personale comandato e a contratto, 102. Personale di ruolo,799. I costi, sempre secondo le due pagine apoteotiche del ‘Corriere’, 243,6 milioni (bilancio di previsione 2013), di cui: per il personale in servizio 53,8%, per pensioni 37,1%, per beni e servizi 9,1%.

Inorgogliamoci un po’ di più: il Reggimento dei Corazzieri -così utili anzi imprescindibili- esige altezza minima 1,90 e la perfezione nel cavalcare i destrieri, “nonché le moto Guzzi California”. Infine, ora sappiamo che Enrico De Nicola, primo inquilino della Reggia, era insignito di 2 onorificenze, Antonio Segni di 10, Cossiga di 35, Napolitano di 13. E’ evidente che sulla distanza l’istituzione quirinalizia va rafforzandosi, al contempo virando verso rinunce spiccatamente penitenziali.

Dunque 180.000 mq. L’intero Campidoglio di Washington, sede delle due Camere del Congresso, non va oltre 56.000 mq,: roba da edilizia proletaria rispetto al palazzo dei 30 papi, 4 re sabaudi e 12 presidenti della repubblica più di tutte le altre voluta e presieduta da compagni di lotta dei lavoratori. Peggio: “in confronto al Quirinale, la Casa Bianca è una casetta di campagna” (Francesco Merlo, di ‘Repubblica’. Comincia a guadagnarsi meriti, F.Merlo). Sulla facciata della Casa Bianca si contano due dozzine di finestre; quante centinaia su quella della reggia dei papi, che per costruirla affamarono i poveri?

Parliamo fuori dei denti. C’è qualcuno che, con metà dei giovani senza lavoro, un milione di persone che nel 2012 non ha ricevuto alcun  reddito e il dramma dei suicidii, non veda l’infamia di tenere aperta per vanagloria una Versailles che costa oltre dieci volte il giusto e dove papa Francesco si vergognerebbe di entrare? Per una sede più piccola, più consonA ai tempi che viviamo, dovrebbero bastare 150 ciambellani e lacché, non 1720. Gli stipendi e i vitalizi di questi pochi risulterebbero, come sono, spregevolmente alti. Andrebbero miniaturizzati, previa cancellazione generale dei ‘diritti acquisiti’ che valgano più di duemila euro al mese.

Papa Bergoglio ha tolto 25 mila euro annui a ciascuno dei cardinali preposti allo IOR. Noi invece paramarxisti e simili ci teniamo la Versailles del colle più alto. Luigi XVI e Maria Antonietta che si ostinavano col loro Ancien Régime finirono di ghigliottina. L’intera famiglia allargata dello Zar del 1918 fu sterminata. Noi virtuosamente indulgiamo: e sì che il nostro Buckingham Palace non attira abbastanza turisti.

E’ innegabile la ferocia di destinare un quarto di miliardo l’anno  allo sfarzo pretenzioso anzi comico, allorquando i programmi collettivi vengono tagliati incessantemente. Martellano ogni giorno le notizie sull’aggravarsi della povertà degli umili, sulla chiusura di imprese, sui gesti di disperazione mortale: tragedie che sarebbero alleviate, persino scongiurate, se ripudiassimo le categorie e le spese della rappresentanza, i precetti del cerimoniale, le prassi del protocollo e della diplomazia: imperativi e obblighi tutti deteriori, ripudiati sempre più largamente dai tempi che viviamo. Se le cancellerie e le ambasciate si offendono, facciamone a meno.

Non chiudere il Quirinale -nonostante il suo mostruoso valore immobiliare- è l’espressione estrema di uno spirito reazionario, anzi folle (Bufalino, lo scrittore, chiama mascalzoni coloro che non vogliono cambiare niente). Investire tante risorse nel trattamento di un sommo dignitario aveva un senso, sia pure odioso, quando il capo dello Stato, il sovrano, era l’Unto dal Signore.

Non in un futuro indeterminato, bensì a breve, entro il secondo mandato di Napolitano, occorrerà metter fine al fasto monarchico attorno al Primo Cittadino. Se volesse cancellare il misfatto dei fondatori della repubblica/traditori dello spirito repubblicano, nonchè delle undici presidenze che hanno preceduto l’attuale nata ieri, Napolitano dovrebbe motu proprio cancellare quasi tutti i riti quirinalizi, obsoleti e colpevoli, anzi dolosi.

Altrimenti dovranno essere i segmenti di punta del paese, in testa i giovani e le schiere sempre più folte dei disgustati, a mobilitarsi, a denunciare, ad esigere. Lo sfarzo è malazione e scandalo, è negazione sfrontata dei principi di una collettività responsabile, è insulto al millenario ideale della semplicità repubblicana. Statisti e governanti che recidiveranno nell’affronto andranno processati e impeached.

Antonio Massimo Calderazzi

UNA VERGOGNA DELLA REPUBBLICA: LA SUA REGGIA

La velina che il Segretario generale della presidenza della repubblica ha diramato ai media ai primi di febbraio è un testo burocratico-promozionale che consolida sia i pregiudizi, sia le verità accertate su quella vergogna nazionale che è il fasto del Quirinale. Un solo esempio, tratto dalla comparsa difensiva del segretario Donato Marra: “Spesso si rinfacciano al Quirinale i dati dei bilanci di altre nazioni e la mancanza di un bilancio certificato e reso pubblico. Si fa il parallelo con l’Eliseo che costa 112,5 milioni, sostanzialmente la metà”. Come rintuzza il Segretario generale? Rimanda a “note precedenti che spiegano l’impossibilità del confronto, per la diversità delle funzioni e dei criteri contabili”. Stop. Nessun chiarimento, p.es. sulla “diversità delle funzioni”. Ovvio che non si chiarisca: nel sistema semimonarchico dato da de Gaulle alla V Repubblica le funzioni dell’Eliseo sono un multiplo delle funzioni del Quirinale talmente grosso che nessun segretario generale, pur di tempra michelangiolesca, riuscirebbe a difendere lo sconcio di funzioni assai minori e di costo doppio.

E’ vero, tre mesi fa l’Inquilino della reggia papal-sabauda ha cominciato a salvare il paese con il benemerito similcolpo di Stato che ha deposto Berlusconi e insediato Mario Monti. Ma a) per il similcolpo non occorrevano le 1787 persone del personale quirinalizio; ne sarebbe bastata una dozzina b) il personale e la ‘dotazione’ della presidenza sono ipertrofici, sproporzionati da sempre. Il Quirinale repubblicano è uno scandalo dal tempo, oggi a torto o a ragione rimpianto, di Enrico De Nicola. Se il segretario Marra vanta che i dipendenti sono 394 in meno rispetto al 2006 (insediamento di Napolitano) vuol dire oltre ad altre cose che fino al 2006 i parassiti della Corte erano 394 al di là del giusto secondo i criteri attuali, certamente oltre mille al di là del giusto secondo noi contribuenti.

Vuol dire che da due terzi di secolo la Repubblica, modellata da un Costituzione detta mirabile, impone agli italiani una reggia esorbitante, costosa, immorale. Costruito con i soldi rubati ai poveri per il fasto di un papa poco cristiano che ancora tentava di dirsi superiore a tutti i sovrani, il Quirinale non avrebbe dovuto essere assolto della sua indegnità, dunque non avrebbe dovuto essere scelto come casa-ufficio del capo nominale di uno Stato secondario, e in più disastrato dalla guerra. Tutti i presidenti repubblicani sono colpevoli di non aver chiuso il Quirinale per una residenza più sobria e meno gaglioffa. Avrebbero fatto risparmiare, ai costi di oggi, una decina di miliardi di euro.

 

Pur consapevole da sempre dello sconcio regale per una repubblica quasi partigiana, conosco poco i comportamenti dei vari padroni di casa e dei loro parenti, cortigiani, ciambellani e lacché: a parte alcuni dei fatti che costrinsero al ritiro personaggi quali il presidente Giovanni Leone.

Annotiamo che verso la fine del 2009 un segretario generale da poco uscito di carica, Gaetano Gifuni, fu indagato dall’autorità giudiziaria su denuncia, presentata ‘con grande rammarico’ (sembra in seguito alla scoperta di ammanchi di cassa) dagli uffici della presidenza. Secondo l’accusa, Gifuni aveva autorizzato il nipote Luigi Tripodi, capo del servizio Tenute e Giardini del Segretariato generale, ad abitare in una villa costruita abusivamente all’interna della tenuta presidenziale di Castelporziano. Il Tripodi fu colpito dagli arresti disciplinari sull’accusa di essersi appropriato, insieme ad un direttore e a due cassieri, di quattro milioni di euro. Ignoro il seguito.

Quali sono le prassi della dorata burocrazia quirinalizia lo dice il fatto che Gifuni, dopo uscito di carica, risultava ‘segretario generale emerito, consulente di Napolitano e risiedeva a palazzo Sant’Andrea, “dov’era il ministro della Real Casa”, dunque presumibilmente una bella sede, di proprietà dello Stato.

Tornando alla velina dell’incipit. Essa sottolinea che gli adeguamenti delle retribuzioni, forse anche dei fondi di dotazione, sono bloccati per il 2013, ma non per il 2014. Non è il preannuncio di un recidivo aumento degli oneri? Emerge anche che la previsione di spesa, 245,3 milioni, è superiore a quella che essa velina indica come dotazione a carico del bilancio dello Stato: 228 milioni.

Altri, cominciando da Gian Antonio Stella, hanno fatto le bucce alla perorazione pubblicitaria del Segretario generale (anch’egli fatto oggetto nel recente passato di non ammirativi rilievi circa l’entità dei suoi emolumenti. Egli replicò adducendo l’elevata dignità e responsabilità del suo ruolo. Tutti in effetti sappiamo quanto indispensabile sia alla Patria la burocrazia succeduta al ministero della Real Casa.

Come dicevo, sono poco informato sui nefasti della Corte repubblicana. Se fossero in parte fondate le dicerie e le accuse del genere di quelle che abbatterono un presidente e chiacchierarono i suoi edonistici figli, il Quirinale risulterebbe la reggia democratica meno amabile d’Occidente. Presto o tardi, meglio presto, andrà chiusa. In teoria lo farebbe uno come Monti, se ci arrivasse.

A.M.C.