SORTITION WILL HAVE TO WAIT FOR A GREAT LEADER WHO WILL RENEGE THE BALLOT DEMOCRACY

Choosing the Head of State in a parliamentary republic is a contradictory endeavour. Said kind of republic stays in a smallish number of countries. Yes, it flourishes in such an important system as Germany, with the ancillary context of Austria, then in some fifteen nations of Europe. Most Latin-American systems are modelled after the United States, the foremost among presidential republics; there the head of state leads the government too. So in non-parliamentary systems the popular vote elects a very relevant officer, who fully heads the Executive branch of government.

In a parliamentary republic the President (First Citizen) is the adjourned version of a constitutional (non-absolute) monarch, the one who reigns but doesn’t govern. He is a hybrid statesman who is not supposed to lead the majority party or coalition, so he can counterbalance the head of government (in case of need even topple him). Usually he is a high ranking but not dominant politician, who is prestigious enough as to be elected, however not in control of the political scene. The present First Citizen of Italy (Giorgio Napolitano) is exceptionally influential because of special circumstances. At 88, he will probably leave in a few months -this being the reason why here we deal with his office.

Not to have to choose this kind of president (i.e. a republican term-monarch) is one of the reasons why so many modern and advanced nations such as Japan, Britain, Sweden, Norway, Danemark, Netherland, Belgium, Luxemburg stick to the hereditary monarchy. Nowaday such hereditary monarchy is of course a perfectly illogical istitution, in view of the inferior quality of so many kings and queens of history. But those countries detest elected presidents.

In parliamentary Italy the perfect preconditions are given, theoretically, so that sortition should prevail as the way to choose a First Citizen:

a) our republic is demonstrably the worst political mechanism in the Western world. Changing it is imperative -most oligarchic politicians admit, or pretend to admit, this;

b) Italy is presently governed by a very brilliant, young (39) “turboPremier”, named Matteo Renzi. He has already proved to possess the will and the capability to radically renovate, even revolutionize the institutions. He undertook to abolish the Senate as a true chamber of Parliament.

We should reconsider the political role of great personalities against, say, the role of the collective will or of the Zeitgeist. Prophet Mohammed was able to invert history alone -his Islam transformed the disconnected, primitive, predatory tribes of Arabia into an imperial nation and into a great civilization. In our time a strongwilled Italian statesman could make the difference for sortition, should he decide to renege representative democracy. The combination on said preconditions might convince the Italian oligarchs to let a domineering Premier to introduce sortition, if only to select a First Citizen. Otherwise, in the absence of somebody resembling Mohammed, many decades will be needed for sortition to win.

Perfect parity among citizens to be sorted is impossible, given the chance that the lot chooses a simpleton or a criminal, or an otherly unqualified person. Therefore sortition should inevitably involve a restricted number of first-class citizens. For instance, if all of them were university principals, high judges or top administrators, nobody could oppose that the president choosen by lot were an ignorant.

However, we are dreaming. The chances are minimal that prime minister Renzi will decide to break the rules concerning the choice of the head of state. Other priorities will prevail. Sortition can only follow the utter discredit of entrenched habits, institutions, political climate and culture. Robber oligarchs must decide to accept the cancellation of representative democracy. Up to that moment their caste will go on bargaining the choice of heads of state who either are professional politicians or are coopted in the caste. Going to sortition can only be a Copernican revolution.

A.M.Calderazzi and Associates of www. Internauta online

LE RICERCHE PER CAMBIARE DEMOCRAZIA LA DANNO VINTA AL SORTEGGIO DIGITALE

Nel pezzo “Tempo di democrazia semidiretta” (Internauta gennaio) si sostiene che in Italia la rappresentanza della sovranità popolare attraverso le elezioni sta agonizzando. Tra l’altro la XVI Indagine Demos per ‘Repubblica’ ha accertato, secondo Ilvo Diamanti, che per il 42% del campione la democrazia può funzionare senza i partiti; che oltre il 30%  ritiene si possa rinunciare del tutto alla democrazia; che solo il 7,1% ha fiducia nel Parlamento, il 5,1% nei partiti.  Si è sostenuto che queste risultanze non sono negative, visto che la nostra non è una democrazia ma una oligarchia di ladri. Nei maggior paesi dell’Occidente le prospettive del sistema parlamentare sono alquanto meno nere perché i contesti non sono altrettanto corrotti o malati.

Questo non vuol dire che all’estero non si aspiri a migliorare la democrazia. Infatti è fuori d’Italia che sta avanzando l’esplorazione di alternative al parlamentarismo deteriore, alternative che si riassumono in numerose varianti della democrazia semidiretta praticata 25 secoli fa nelle città del ‘sistema’ di Atene. Sono varianti -una di esse vige in Svizzera- realizzabili, verosimilmente in ambiente digitale, nelle condizioni del III millennio.

Gli USA aprirono per primi questa esplorazione “neo-ateniese” ventidue anni fa, quando Ross Perot si presentò candidato ‘third party’ alla Casa  Bianca con la proposta “se sarò eletto esporrò alla Tv le questioni su cui decidere direttamente ai cittadini; essi ‘who own America‘ esprimeranno la loro volontà con tutti i mezzi disponibili, tra cui la Tv interattiva (Internet non esisteva-NdR), e il mio governo attuerà. I parlamentari che contrasteranno la volontà popolare non saranno rieletti.

Ross Perot non andò alla Casa Bianca, però ottenne metà dei voti del presidente uscente (Bush senior) e il mondo seppe che la fede degli americani nel meccanismo elettorale non era più inconcussa. Quasi tutti i media internazionali dibatterono le ipotesi di democrazia diretta profilatesi a valle di Perot. Un politico  ambizioso, il vicepresidente Al Gore, additò la prospettiva di una ‘Neo-Athenian democracy”. Poi sembrò non accadere più nulla. L’esplorazione apparve finita. Eppure oggi:

-49 su 50 Stati dell’Unione sanciscono in linea di principio la superiorità del referendum sulle assemblee legislative;

– 24 Stati riconoscono a questa o quella istanza di democrazia diretta il potere di emendare i testi costituzionali e/o legislativi;

-una ventina di Stati attribuiscono ai cittadini il diritto di revocare (recall)  gli eletti;

-nel New England numerose piccole municipalità mantengono in vita l’istituto del “town meeting”: tutti i residenti deliberano direttamente.

Dovunque nel mondo i numeri della demografia siano troppo elevati per un ‘ritorno ad Atene’, una parte della teoria politica nordamericana ed europea è pervenuta a configurare la “soluzione randomcratica”, cioè il sorteggio a caso (random) di campioni di popolo detentori della sovranità: così come nei paesi evoluti l’amministrazione della giustizia penale spetta al popolo, il quale la esercita -a parte la funzione tecnica dei giudici togati- attraverso giurie sorteggiate tra tutti i cittadini in possesso di determinati requisiti. La giuria, non il magistrato, decide guilty/not guilty. Negli USA si è posta l’attenzione sul concetto di “macrogiuria” detentrice della sovranità al posto degli eletti. In Europa si è escogitata la formula del “minipopulus”.

In più gli Stati Uniti hanno allargato la ricerca e il dibattito sulla E-Democracy (democr.dir. elettronica o digitale). Il Florida Institute of Technology ha già implementato software che consentono la deliberazione simultanea di tutti i cittadini.

In almeno due dozzine di paesi del mondo sono state avviate iniziative più o meno sperimentali, propagandistiche o pre-operative, di E-democracy: tra gli altri Irlanda, Canada, Regno Unito, Nuova Zelanda, Australia, Sud Africa, Svezia, Finlandia, Russia, Ungheria, Grecia, perfino Uganda. La Svizzera è a parte: si definisce da sempre costituzionalmente una democrazia semidiretta (è sovrano il popolo non il parlamento); ma non si sottrae alla ricerca degli aggiornamenti imposti dall’era di Internet.

La bibliografia internazionale in argomento è ormai vasta. Riferiremo prossimamente su iniziative -prima fra tutte quella dei “Kleroterians” riguardanti in particolare il sorteggio, cioè la soluzione randomcratica. L’Italia è molto indietro: solo un po’ di libri, piccoli conati qua e là schiacciati dagli scherni di un pensiero unico di matrice cinico-ignorante. Tra le disfunctional democracies  è la peggiore. D’altra  parte l’Italia ha fama o pretesa d’essere stata nei millenni spiccatamente creativa. In effetti inventò parecchio: dall’impero romano all’opera lirica, da questa o quella pratica mercantile/bancaria al Rinascimento (con relativi pontefici imparentati con Satana), dall’estro speciale degli stilisti omosessuali al fascismo (fece scuola). Oggi la Penisola è accreditata di poco più della progettazione  del berlusconismo/antiberlusconismo: forse si riscatterà.

Chi scrive fu, salvo errore, primo nello Stivale a ipotizzare anni fa una soluzione randomcratica basata su una “ipercittadinanza” (‘attiva’, o ‘sovrana’) ristretta, composta cioè di circa mezzo milione di supercittadini  sorteggiati (per turni brevi da un computer centrale della magistratura, quindi a rotazione ravvicinata) tra persone in possesso di requisiti voluti. Tali supercittadini, oltre ad essere sorteggiabili in grado secondo, terzo, etc. -secondo il crescere e la rarità delle qualificazioni possedute- per funzioni deliberative e di governo sempre più esigenti-parteciperebbero per via telematica alla deliberazione. Eliminata in toto la delega elettorale e azzerati i politici professionali, si ricreerebbero le condizioni che fecero fiorire la Polis retta a democrazia diretta.

Al cuore di qualsiasi assetto randomcratico è dunque il sorteggio tra i più qualificati, oggettivamente meritevoli (p.es., chi ha fatto vero volontariato per almeno ‘x’ anni). Come vedremo, sul sorteggio –sortition, lottery e varianti-si concentra tra Dublino, Londra e Parigi, Londra e Dublino la ricerca degli accademici Peter Stone, Oliver Dowlen e Gil Delannoi e Stone (continua).

A.M.Calderazzi