QUANDO SI POTRA’ ABBATTERE LA RAI VERGOGNA NAZIONALE

Quando il viadotto dell’economia comincerà a crollare, e un manipolo di giustizieri capeggiato da Dracone prenderà il potere, quel giorno la demolizione della Rai grassatrice sarà tra le opere da compiere per prime: assieme alla cancellazione della Costituzione manomorta, del Parlamento pessimo quale è, delle urne spacciatrici di falsa democrazia, di altre istituzioni e male azioni del Regime dei cleptopartiti.

La Fondazione Agnelli ha appena pubblicato il suo Rapporto annuale: per risanare e mettere in sicurezza i nostri edifici scolastici occorreranno 200 miliardi, che non abbiamo. Aggiungendo le aree terremotate. le montagne che franano sulle strade, i nuovi sismi nostri e quelli albanesi, l’Ilva, l’Alitalia e 160 ‘tavoli’ di crisi aziendali, gli sperperi irresponsabili come la Rai, il fasto regale del Quirinale, le spese per l’insulso prestigio diplomatico, gli F35 e le spedizioni militari risultano nauseabondi come i personaggi che ne sono responsabili. Nel suo spregevole piccolo, il servizio radiotelevisivo di Stato si guadagna il massimo del vituperio; per questo parliamo di Rai grassatrice (grassazione: rapina a mano armata). I Proci che ci opprimono da tre quarti di secolo hanno saccheggiato lo Stivale innanzitutto attraverso la Rai. La Rai rapinatrice risulterà tra gli errori peggiori che si potevano commettere: errori tragici come la vendita all’ingrosso delle indulgenze in Germania ordinata da papa Leone X. Le indulgenze costarono alla Chiesa la Germania ed altri regni. La camorra italiana dei partiti sarebbe odiata/disprezzata parecchio di meno se i ‘vincitori’ del 1945 non si fossero spartiti la Rai tra le bande: democristiani, comunisti, socialisti.

Quelle bande si sono sformate o boccheggiano, tuttavia la Rai dissangua i contribuenti persino più che alle origini. Il servizio pubblico resta un misfatto altrettanto serio quanto ai giorni aurorali della cleptocrazia.
La Rai paga coi soldi dei contribuenti, e sulla povertà degli incapienti, da 12 a 15 mila persone, all’origine quasi soprattutto figli, parenti e compari dei gerarchi del regime. Si aggiungono 10 o 11 mila collaboratori esterni, dai semplici attrezzisti ai ‘grandi’ presentatori. Quasi tutte le retribuzioni sono eccessive. Molti i favoriti del palazzo che ricevono oltre 240 mila euro: sarebbe il massimo di legge per i servitori di vertice dello Stato. Bianca Berlinguer, un cognome che gronda idealismo e lotte dalla parte del popolo, supera 300 mila euro all’anno. I casi più osceni sono naturalmente Fabio Fazio (2.240.000 euro) e Bruno Vespa (1.930.000, poi tagliato del 30%). Questi ed altri personaggi si considerano eccelsi al punto che nessun limite è concepibile ai loro emolumenti. Ma essi saranno puniti senza pietà quando la crisi economica si aggraverà, non saranno più tempi da fiction, sociologismi, narcisismi e grassazioni Rai.

Allora: quando i giustizieri di Dracone prenderanno il potere, cancelleranno i nove decimi del servizio pubblico, programmi, pretese, dipendenti, finanziamenti. Per un minimo di informazioni e prestazioni essenziali, un decimo basterà. Lo spettacolo e l’intrattenimento -due idrovore da spegnere- li facciano altre emittenti, magari straniere, a loro spese e rischio. Degli ‘approfondimenti’ e delle futilità facenti capo alla cupola dei partiti non avremo più bisogno. Tre quarti di secolo della Rai ci hanno insegnato come faremo a meno della informazione e dell’imbonitura demo-cleptocratiche. I nove decimi dei dipendenti, collaboratori, consulenti e altri convitati del banchetto andranno licenziati o disdettati. I meno pagati tra essi riceveranno un sussidio di sopravvivenza, non superiore alla media delle nostre pensioni basse. Non riusciranno a ricorrere ad alcuna corte internazionale, ad alcun Tar: i giustizieri sapranno fare il loro mestiere.
I beni che eccedano le modeste necessità di una radiotelevisione di Stato saranno avocati: per riparare scuole, strade e ponti.

I giornalisti Rai, oggi almeno 1760 a libro- di cui 210 caporedattori e 300 capiservizio- provino in proprio lo strazio degli ultimi, dei sottoproletari e dei migranti sui quali ingrassano dal 1945. Tra l’altro, disponendo di tanti pennivendoli, la Rai è ultima per le news online. Secondo la classifica Audiweb, Rai News ha 180 mila ‘utenti unici giornalieri’, contro duemilioni 519 mila del Corriere, tre milioni 58 mila di Repubblica. Per la sciagura di perdere un giorno la cuccagna ssssssssssse la prendano coi Padri Costituenti che, nell’impossessarsi di tutto nello Stivale, consegnarono alle bande dei partiti il monopolio radiotelevisivo. Fecero molto male: sbagliarono come Leone X, che credette di poter vendere le indulgenze in Germania.

Antonio Massimo Calderazzi

DELENDA RAI

E io insisto che il Servizio ‘Pubblico’ va cancellato, non riformato. Delenda Rai. Come la faccenda è andata in Italia, il servizio pubblico è irriformabile. Il massimo che si possa conseguire è un ingozzarsi meno porcino dei partiti nel truogolo del canone e della pubblicità; ed una ‘più equa’ spartizione tra bande rivali.  E’ il concetto della radiotelevisione pubblica che occorre cancellare punto e basta.

Lo Stato si riservi solo, d’imperio cioè senza addossarsi costi, un ristretto spazio per annunci di pubblica utilità e per quella parte dei programmi culturali e civici che sia assolutamente certo non verrebbe accolta dai media privati.  Al posto della Rai Grande Meretrice, una Bacheca Ufficiale dell’etere, secca, secchissima. Soltanto le notifiche dovute a norma di legge, i preavvisi di calamità e pandemie,  gli auspicabili esperimenti di partecipazione dei cittadini alla conduzione della Polis. Per risparmiare, sostituire con uno spot di 10 secondi  l’allocuzione di capodanno del Capo dello Stato/Comandante supremo delle mai sconfitte Forze Armate. Divieto assoluto di pubblicità; assunzioni quante le dita di due mani; stipendi da settore scuola.

Tutta la Rai, spazi, frequenze, patrimonio, risorse umane -a canone abolito- va messa sul mercato, smembrata o in blocco, l’importante è che trovi acquirenti, non importa quali. Con ogni mezzo vanno incoraggiate le offerte straniere: compri chi offre di più,  quale che sia il continente o il colore. Penalizzati con extra prelievi fiscali gli acquirenti, nazionali o stranieri, che già controllino segmenti di media italiani. E se nulla riuscisse a scoraggiare le lobbies e i poteri forti di casa nostra, poco male. A canone cancellato, padroni gli acquirenti di dissanguarsi a pagare le migliaia di dipendenti Rai; oppure padroni di licenziarli, sostituendoli con call centers bengalesi. Uno Stato che nega una branda al coperto ai down-and-out e il pane alle famiglie dei carcerati non deve sentire alcun obbligo verso zerbinotti e scrocconi del canone. Attingano al benessere conseguito a partire dalla “Liberazione” del 1945: allora i dipendenti dell’Eiar (regime precedente) non trovarono compassione (né la meritavano).

Il sacrosanto è che i contribuenti non sostengano più -col canone, coi sussidi, col ripianamento dei debiti- la propaganda di regime, i circenses (intrattenimento, glutei delle pornovallette, moda, sport, guitti e cantautori impegnati, et cet.), la cultura di tendenza, i sociologismi di comodo, le lacrime sul disagio riganti guance radiotelevisive niente affatto smunte, tutti gli altri orrori di una televisione ormai inguardabile, escrementizia. Quando si tagliano sanità, pensioni, asili nido e peggio, è grottesco, è osceno finanziare l’imbonitura di regime e anche la ricreazione nazionalpopolare. Abolita la Rai, un pachiderma imbizzarrito che sarebbe stato già abbattuto se la nostra fulgida Costituzione avesse imposto il rispetto dei pronunciamenti referendari, pesino sugli acquirenti privati, non sui contribuenti, i costi dei programmi ebetizzanti. Se la volontà popolare contasse, un referendum ‘Volete abolire il Canone e vendere la Rai’ sarebbe un’esplosione liberatrice, come la cadura del Muro di Berlino.

Caso mai nessuno si comprasse le tre reti-bidoni, più le superfetazioni Rai-Quirinale. Rai planetaria, Rai metafisica, Rai iperborea, Rai calcistica ed altre, avremmo comunque fatto tre affari: risparmiare soldi, cancellare uno sconcio, garantire con un antivirus assoluto -l’assassinio del servizio ‘pubblico’- l’intelligenza del popolo.

A.M.Calderazzi

DECIMARE: PERCHE’

Sacrosanto incipit di un articolo di Antonio Polito “Tasche dei corrotti, mani dello Stato- Privatizzare contro la corruzione” (Corriere 13 luglio 2011). Si dice: “E’ impressionante l’elenco di aziende di proprietà dello Stato, o a partecipazione dello Stato, o condizionate dallo Stato, che sono citate nelle cronache giudiziarie dei casi Bisignani, Milanese e Morichini”.  Seguono 16 nomi di grandi società della mano pubblica, cominciando da Eni, Rai, FS e finendo con l’Alitalia di allora. “Chi cercasse davvero la causa profonda del male italiano della corruzione, è qui che dovrebbe guardare. Più ampia è la porzione d’affari che viene intermediata dalla politica, più forte è la tentazione di usare a fini privati il potere cosiddetto pubblico”. Il rimedio indicato è, logicamente, privatizzare. Solo i lunatici  della sinistra estrema (fingono di credere che ‘pubblico’ sia del popolo), più l’on.Fini (che non essendo fesso non crede), direbbero no.

Cerchiamo però di vedere perché privatizzare sì, ma non come è piaciuto finora a burocrati infedeli, politici ladri per definizione, faccendieri, finanzieri sia turbo alla Berlusca sia contegnosi e foschi alla De Benedetti, più altri professionals del saccheggio: chi più chi meno appartenenti alla stessa delinquenza che ha privatizzato le economie del campo socialista. Uno dei misfatti del comunismo fu di opprimere i popoli al punto che oggi odiano lo Stato e la collettività assai più che i gangster che li depredano. Anzi, togliete loro gli  attuali governanti parathatcheriani e lacché di Obama,  diventeranno belve.

Dunque, privatizzare all’opposto che nel passato. Affidare la privatizzazione a Dracone, sentenziandolo contestualmente all’ergastolo e alla spoliazione di tutti i beni se sgarrerà anche di poco. Dracone non abbia pietà e non se l’attenda.

Condizione pregiudiziale sia una correzione del Codice civile che consenta la cancellazione pura e semplice dei diritti acquisiti. Per le categorie medie e alte, sparisca sia l’entitlement alle pensioni e  liquidazioni d’oro, sia le prassi per cui qualsiasi caporeparto con moglie che lavora si fa la barca e la casa in Umbria, qualsiasi amministratore delegato si fa Creso. In particolare andrebbe cassato l’aggancio tra pensione e retribuzione. Per chi per decenni ha ricevuto stipendi elevati, tali da permettere accantonamenti per la vecchiaia, la pensione dovrebbe essere una modesta integrazione, non un prolungamento di alti stipendi. Pregiudiziale a questo esproprio dovrebbe dunque essere l’abolizione dei diritti acquisiti.

Ciò premesso, un burocrate, un politico, un boiardo e sottoboiardo di Stato, un faccendiere e un finanziere su dieci, estratto a sorte, andrebbe ‘decimato’: sospeso e messo sotto inchiesta, con blocco di tutti i beni comunque intestati. Poi privatizzare gli organismi, associando ai predetti i loro commercialisti e avvocati.  Metodi da Terrore 1793, senza ghigliottine? Sì, altrimenti la scampano quasi tutti.

Ovvia obiezione, mai il quadro politico permetterà. Giusto, però non turlupinate il popolo con le più false delle promesse. Mai l’assetto normativo e lo stato di diritto consentiranno a Dracone di privatizzare in modo ‘barbaro’? Vero, per questo occorre la noncuranza dello Stato di diritto.

Ad ogni modo, non era Stato di diritto la Repubblica romana antica, quando in circostanze di necessità sospendeva tutte le magistrature per affidare la salvezza a un Dictator semestrale? E’ forse meglio la nostra cleptocrazia, leguleia garantista e rapinatrice, che il reggimento di Tito Larzio (primo dittatore romano nel 501 a.C.), o quello di Giuseppe Garibaldi, proclamato dittatore a Salemi il 14 maggio 1860, o quello di Miguel Primo de Rivera (governò la Spagna dal1923 al ’30), il quale ultimo, amico del popolo e annientatore del potere dei notabili, lasciò il governo poche ore dopo essere stato sfiduciato dai generali e dai latifondisti?

Beati i popoli senza Supreme Corti, oppure che le hanno ma sanno abbatterle mandando al macero Statuti e Costituzioni quando sono diventati strumenti e scudi del malaffare.

Mevio