CARI POLITICI, RICICLARVI A SHERPA NON VI SALVERA’

Tambureggiano i moniti ai partiti dei politologi di Palazzo: su come passà a’ nuttata; su come rifarsi la fisionomia perché l’immagine sia migliore della realtà; in definitiva, su come imbrogliare gli elettori in modi nuovi. Angelo Panebianco, politologo onusto di esperienza, ha trovato, per condensare i suoi consigli di trasfigurazione plastica, una formula fulminante: “Non più un Principe ma un utile sherpa”. Farsi sherpa, come non averci pensato prima! Un tocco di genio: non più occupatori di tutto- istituzioni, enti, partecipate, municipalizzate, mano pubblica, Asl, Rai, comunità montane, consorzi, reparti ospedalieri, and so on- bensì umili portatori indigeni, poco più che facchini, per le spedizioni himalayane di pensionati, esodati, co.co.co, precari, etc.

Questo si chiama avere imparato e migliorato la lezione di Machiavelli, di Guicciardini! Questo si chiama prorompere di creatività e di insuperabile made in Italy! “Se si vuole sconfiggere l’antipolitica” ha scandito il Politologo “occorre che i partiti si rassegnino ad un ruolo assai più modesto che in passato”. Quanti dispiaceri avrebbe risparmiato Panebianco ai Sommi cleptocrati, se si fosse ricordato prima dell’Himalaya. Ai cleptocrati sarebbe bastato farsi facchini d’alta quota, e oggi non sarebbero in quarantena, sospettati delle malattie più ripugnanti.

Comunque non è troppo tardi. A partire dal sullodato editoriale Panebianco, si calcoli il tempo per una semplice trasmutazione in sherpa, e sapremo quando comincia la Vita Nuova. Come vuole Panebianco, i gerarchi dismetteranno sahariane, finanziere, marsine e smoking per indossare gli stracci dei portatori himalayani. Nel sistema sconciato della repubblica cara ai politologi tornerà l’euritmia. Le grandi idee sono le più semplici.

C’è anche da meditare il pensiero sapienziale dell’Agamennone degli Achei sotto le mura di Troia, P.L.Bersani: “Se c’è qualcuno che crede di stare al riparo dell’antipolitica, si sbaglia alla grande. Se non la contrastiamo, spazza via tutti”. Ed inoltre: “Abbiamo in giro molti apprendisti stregoni che sollevano un vento cattivo. Siamo nei guai. E’ mancata la correttezza dell’informazione sui rimborsi ai partiti, perché continuano a scendere e arriveranno a 140 milioni nel 2015, il che significa 2,38 euro per ogni italiano. Possiamo ancora scendere, ma un décalage c’è già (…) Il pagamento di 100 milioni (non sono 182? N.d.R.) lo posponiamo. Ma non voglio che il mio paese muoia di demagogia”. In effetti, al primus inter pares tra i caporioni dovremo eterna riconoscenza: ci guarirà della mortale malattia demagogica, e pazienza se resteremo malati di tutti i furti e tutte le menzogne.

 

Tuttavia il 2% di stima ai partiti/ai politici è già un livello di approvazione sufficientemente basso da giustificare l’impeachment di chi pretende che la nostra sia una democrazia rappresentativa. E’ una democrazia sopraffattiva. Resta in piedi per imposizione di una minoranza irrisoria. In uno Stato ideale il 2% giustificherebbe l’immediata destituzione di tutti i detentori di cariche, compresa la prima. Invece nella repubblica dell’usurpazione i cleptocrati perpetueranno il loro potere mascherandosi da sherpa. Infine: indecifrabile il nostro capo dello Stato! A pochi mesi dal primo atto da statista della sua carriera -ha deposto il Pagliaccio, ha imposto Mario Monti, ha di fatto proclamato il fallimento della partitocrazia- lo scorso 25 aprile si è lanciato in un’arringa, focosa secondo la tradizione del foro partenopeo, a difesa dei partiti.

Peraltro il 98% degli abitatori dello Stivale non sembra curarsi dell’arringa. Non più che delle cento precedenti.

A.M.C. 

THE HOUSE OF FREEBOOTERS

Premessa l’irrilevanza assoluta, ai fini della bonifica del Paese, della legge elettorale, dunque della proibizione del referendum che voleva cambiarla, sono due gli interrogativi che ci confrontano, densi di destino: 1) ci salveremo dal default?;  2) il detenuto, più o meno temporaneo, Nicoli Cristiani Franco, quanti uomini politici italiani incarna, pochi parecchi  quasi tutti?

Proviamo a rispondere al 2: qui abbiamo le certezze che mancano all’1. Nicoli Cristiani è stato incarcerato con un’accusa di tangenti circostanziata, altrimenti la limitazione della libertà non sarebbe stata concessa. Mantiene la qualifica di eletto del popolo, nobilitante per alcuni (pochi) bamba, infamante per i più, compreso chi scrive. I legali hanno sostenuto con la carta bollata che il loro assistito ha comunque diritto a una liquidazione di 340 mila euro, più un vitalizio mensile di 3700 euro, quest’ultimo da ricevere con decorrenza immediata. Per la loro azione i suddetti legali vanno accreditati di un doppio merito: a) far risaltare l’assurdità del vitalizio per gli eletti, b) contribuire a dimostrare la necessità di cancellare (al di sopra del livello dei sottoproletari) i ‘diritti acquisiti’.

I diritti acquisiti sono un baluardo, un Vallo Atlantico, a difesa della malavita politica. Mai il letamaio sarà svuotato se resteranno i diritti acquisiti, la sovranità del parlamento, i precetti della Costituzione.  Al punto cui siamo, il sistema delle leggi imposte dal Mob è nemico dell’uomo e del popolo. Summum Jus Summa Iniuria. Per esempio, il caso Malinconico e il caso Patroni Griffi confermano che anche la burocrazia di vertice è malata, esposta alle tentazioni, al meglio inaffidabile. Andrebbe sottoposta a una terapia shock: il Terrore.

Da quando è nato, Internauta propone spesso la decimazione dei  mandarini: destituire un burocrate su 10, sull’ipotesi di corruzione; salvo, a cose fatte, il diritto del decimato di dimostrarsi innocente. Il monito ai nove scampati sarebbe infallibile, e i vuoti nel Civil Service sarebbero colmati da elementi più giovani, meno costosi ed efficacemente ‘programmati’ ad essere onesti.

In attesa della riforma rivoluzionaria che abolisca le elezioni, dunque il mestiere della politica, anche i suoi professionisti andrebbero decimati da subito. Oltre a tutto i procedimenti o i sospetti a loro carico sono così numerosi che la decimazione andrebbe più sul sicuro, rischierebbe meno di colpire ingiustamente.

Torniamo al consigliere regionale dell’incipit. Quanti politici italiani incarna, pochi parecchi quasi tutti? Nessuno ha la risposta esatta. Però è sicuro che, specie dopo il no ‘ndranghetesco della Cupola dei deputati all’arresto di uno di loro, chiesto dalla magistratura, per l’uomo della strada il politico è un poco di buono. La più recente ricerca Demos, diretta da Ilvo Diamanti, attesta una fiducia del Paese nei partiti scesa sotto il 4%. Il voto sull’arrestabilità di un deputato ha confermato che il parlamento delibera su categorie, riflessi e istinti delinquenziali, in funzione esclusiva degli interessi partitici e personali. Testualmente questo ha dichiarato il 13 gennaio il politologo Carlo Galli: i partiti e il parlamento hanno perso ogni capacità e funzione politica. Rimane loro solo il basso potere.

Quale altra prova ci manca per convincerci che i vari Nicoli Cristiani rappresentano quasi tutti i politici di carriera? Che le Camere ed ogni altra assemblea vanno svuotate di questi  ultimi e-previe le sacrosante correzioni, mutilazioni, avocazioni ed altre misure draconiane- andrebbero reclutate per sorteggio e per turni molto brevi tra cittadini qualificati, anch’essi passibili di decimazione?

Anche per colpa nostra, abbiamo una classe politica di farabutti. Nel definire il farabutto “individuo capace di ogni malazione”, il vocabolario Devoto-Oli gli fa troppo onore rimarcando che la parola deriva dal basso tedesco Freibeuter, predone. Troppo onore pure dal Webster’s Dictionary: “Freebooter, D, da Vrijbuiter, One who goes about plundering”. I pirati e predoni del passato meritavano qualche simpatia (v.Salgari) perché quando catturati venivano subito appesi a un pennone. Il nostro freebooter, a fine carriera, rischia al più la presidenza di un ente sfigato. Ma il vitalizio, segno di apprezzamento per i servizi resi, resta e li consola cash.

A.M.C.

IL REGIME DEL 4%

Il XIV Rapporto Demos attesta che ha fiducia nei partiti il 3,9% degli italiani. Ma non sono 67 anni, dal ’45, che il Regime dei partiti statuisce che non c’è democrazia senza partiti? Che il grande dono della Liberazione fu il partitismo? D’Alema e Luciano Violante, alla testa di una legione di politologi e di giornalisti di palazzo, argomentano da sempre che la norma di un paese ‘normale’ è il gioco e la (sia pure incresciosa) rapina dei partiti.

Sbagliamo o tra qualche mese, se il governo dei tecnici riuscirà a non farsi assassinare dallo spread, la suddetta percentuale si abbasserà fino a spegnersi? Se continua così, l’assetto basato sui partiti e sulla loro Costituzione ha una prospettiva corta. Arriverà a compiere 70 anni nel 2015, quanto meno per non restare sotto la Terza Repubblica di Francia, che settant’anni durò?

3,9% vuol dire poco più di un italiano su trenta. Quanto può durare una situazione nella quale gli altri 29 non contano niente? E’ vero, i 29 non hanno iniziativa, subiscono e basta. Ma se verrà la bancarotta, se sorgerà un uomo a dimostrare che il regime dei partiti è l’oppressione dei peggiori? In tal caso avrà ragione chi dalla débacle dell’ipercapitalismo si attende più bene che male. Prima della dèbacle l’ordine del 1945 sembrava millenario, intramontabile. Oggi, chissà.

Se la colluttazione con lo spread finirà male, vorrà dire che Mario Monti non avrà fatto abbastanza per farla finita con le istituzioni architettate dai partiti. Che era nel giusto chi ragionava: la soluzione Monti implicava i pieni poteri, non i compromessi col 3,9%. Nei secoli della crescita e delle vittorie irresistibili, la Repubblica romana sospendeva all’occorrenza tutte le magistrature e si affidava a un solo capo, munito dell’imperium maximum.

Supponiamo invece che i due consoli, Monti e Napolitano, salvino la patria: non per questo vanno amnistiati e salvati i partiti che nel 1945 si presero l’appalto della cosa pubblica, Qualche settimana fa un regista del regime, Michele Salvati, confessò: “La prospettiva di tornare alla politica com’era fa accapponare la pelle”. Noi avevamo osservato altrove che dopo la fase Monti “poco sarà come prima”. Eravamo stati timidi. E.Galli della Loggia l’ha messa più netta (Corriere, 9 gennaio): “Sempre che il  governo concluda con successo il compito che si è assegnato, nulla sarà più come prima”.

Ha spiegato: “Se Monti riuscisse, segnerebbe un punto di non ritorno. La maggioranza dell’opinione pubblica italiana non sarebbe disposta a ripiombare nel passato, a essere governata come è stata governata fino a novembre. Non sarebbe più disposta, in particolare, a sopportare governi di coalizione: fisiologicamente divisi sulle cose da fare, lottizzati in feudi partitici, intimiditi dai sindacati e dalle lobby di ogni genere, vittime sempre di veti incrociati. Non sarebbe più disposta, infine, ad essere governata da un personale politico da decenni inamovibile, logorato, popolato di mezze calzette (…) L’eventuale successo del governo Monti segna l’inevitabile tramonto della forma attuale dei partiti (…) Con Mario Monti gli italiani hanno già iniziato a prendere confidenza con una leadership di tipo nuovo, democratica ma forte, che mira diritto allo scopo. Si tratta ora di dare a tale nuovo modo di governo forma stabile e regole conformi”.

Galli della Loggia dice giusto, of course. Peraltro sia lecito chiedere: 1) Che farebbe nel concreto l’opinione pubblica ‘non più disposta a ripiombare nel passato’: arriverebbe a voltare le spalle a tutti i partiti, vecchi e nuovi, o si fiderebbe del pentimento e delle promesse di resipiscenza di questo o quel mariuolo? . 2) Che succederà se tra qualche mese i partiti scomunicheranno “la leadership di tipo nuovo, democratico ma forte, che  mira diritto allo scopo” ? 3) Che accadrà se Monti non avrà successo?

Resta la grande importanza della previsione che nulla o quasi nulla sarà come prima.  Proponiamo noi le risposte ai tre interrogativi. Primo: se la minaccia del default venisse meno, Galli della Loggia non dovrebbe fidarsi troppo della fermezza degli italiani. Lasciati a noi stessi siamo da un paio di millenni accomodanti, indulgenti. Avremmo bisogno d’esser messi con le spalle al muro. Secondo: vedi risposta precedente. Terzo: questo è l’interrogativo vero. Se Monti non avrà successo, dipenderà poco dagli italiani o dai partiti,  molto da un fattore X: se sorgerà o no un protagonista alternativo sul serio, che vada ben oltre la novità rappresentata dal Monti che conosciamo, anzi dalla diarchia Monti-Napolitano. Un protagonista che rovesci il tavolo, sospenda le istituzioni, le convenzioni e la Costituzione; che imbocchi la strada delle novità rivoluzionarie, estromettendo i partiti e i personaggi delle passate stagioni. Potrebbe essere, naturalmente, un Monti (o Monti-Napolitano) opposto a quello che conosciamo.

Un po’ meno essenziale è conoscere il pensiero di Galli della Loggia quando evoca un cambiamento “delle regole che presiedono alla formazione e al funzionamento dell’esecutivo e del suo capo, cioè gli articoli della Costituzione che regolano tale materia”. Sta fresco il noto politologo se si aspetta che il Regime si autoriformi ai sensi della Costituzione. La Costituzione è lì perchè nessuno, meno che mai il Mob dei partiti, tenti di liquidare il Regime. Casta delenda est.

A.M.Calderazzi