GIOVANI: CON LA BCE, NON COI SINDACATI

Se essere di sinistra da sempre significa stare dalla parte dei deboli, chi oggi voglia dirsi tale non può che stare dalla parte dei giovani. Un tasso di disoccupazione più che triplo rispetto alla media della popolazione, prospettive scarse per il futuro, situazioni paradossali in cui chi è più qualificato meno facilmente trova lavoro rendono le persone con meno di 30 anni il quarto stato di oggi. E dunque, che fare?

In Italia la situazione è come sempre ingarbugliata. I ragazzi che scendono in strada “Indignati”, marciano al fianco di No Tav, antagonisti assortiti, partiti di estrema “sinistra” e sindacati di varia natura. Come se le pecore andassero a manifestare contro la macellazione al fianco degli amanti della costoletta.

Seguire chi bercia nel megafono che si devono difendere le pensioni da qualsiasi riforma, proteggere gli impiegati pubblici da un qualsiasi vaglio di merito, preservare la legislazione sui rapporti di lavoro da qualsiasi innovazione e, allo stesso tempo, dare spazio ai giovani, nella migliore delle ipotesi è ingenuità. Ma come faccio, io azienda, ad assumere 30 giovani qualificati senza mandare a spasso i 30 peggiori dipendenti anziani? Che poi nessuno chiede che vengano gettati dal Monte Taigeto, sarebbe sufficiente licenziarli dandogli un onesto preavviso e un’onesta liquidazione. Basta dire una cosa del genere perchè si invochi il fascismo di Stato. Ma allora per cosa si manifesta? Per la pietra filosofale?

Se i giovani vogliono trovare spazio e avere prospettive non è la linea della Cgil, ma quella della Banca Centrale Europea che dovrebbero sostenere. Basta coi veti delle corporazioni (ordini professionali, sindacati, mestieri e compagnia danzante) e si permetta all’aria fresca di circolare. Non si può continuare a tenere compressa sotto un tappo la potenzialità delle nuove generazioni, perchè altrimenti le vecchie vedrebbero compromessi i loro privilegi. Ci spiace, ma non fare un cazzo e avere un tenore di vita medio non devono essere due cose compatibili.

Allora anche i ragazzi la smettano di inseguire i pifferai magici di turno che promettono l’impossibile. E’ arrivato il momento di scegliere se continuare a ipertutelare i vecchi o aprire ai giovani: millantare di voler fare ambo le cose è solo una scusa per non cambiare nulla. I ragazzi abbiano l’intelligenza di stare dalla parte di chi li potrebbe favorire.

Specialmente nel pubblico impiego, nelle professioni, nell’accademia è necessaria una rivoluzione più che una riforma. Servono soldi, vanno trovati subito (quindi va bene la lotta all’evasione fiscale, ma non può essere una voce del bilancio dell’anno prossimo) e in modo credibile (quindi va bene tagliare i costi della politica, va bene ridurre le spese militari, ma ricordiamoci che “la ciccia” sta altrove). Stare dalla parte di chi, di fatto, difende l’esistente e impedisce ogni razionalizzazione delle risorse è puro suicidio. Se poi scendere in piazza per dire che “siamo incazzati” è legittimo e forse anche utile, allora si usi più attenzione nello scegliersi i compagni di strada.

Tommaso Canetta

FALLISCE IL SUFFRAGIO UNIVERSALE, SI CHIEDE IL CONTO ALL’EUROPA

Con un picco di onestà (e patetismo) da record, il nostro presidente del Consiglio a Bruxelles ha chiesto al presidente europeo Van Rompuy che sia l’Europa a imporre ai governi l’innalzamento dell’età pensionabile. Con quale motivazione? Una necessaria uniformità nei Paesi che condividono la stessa moneta? Certo che no. “Ogni governo che provasse a farlo perderebbe voti”, spiega Berlusconi. Alla faccia del “miglior sistema di governo possibile”. Se le democrazie fondate sul suffragio universale non sono in grado strutturalmente di prendere decisioni non dico giuste, ma addirittura necessarie, perchè si basano su un consenso irresponsabile, non sarà il caso di riconsiderare il nostro sistema?

Troppo facile chiedere che ad addossarsi l’impopolarità delle decisioni inderogabili sia l’Unione europea. Già da anni sconta continui attacchi da parte del populismo (sia di destra che di sinistra), già da anni i cittadini europei sono sempre meno entusiasti della propria appartenenza comune. Le spinte nazionaliste sono in costante aumento, i partiti antieuropei crescono ovunque, c’è già chi parla di abbandonare l’Unione. In un contesto del genere è accettabile che i governi nazionali chiedano di poter addossare all’Unione la responsabilità di quello che sarebbe loro dovere fare? Alla lunga il giocattolo rischia di rompersi.

Cari governi nazionali, se il sistema politico in vigore vi impedisce di attuare le politiche necessarie alla nostra stessa sopravvivenza, non invocate un capro espiatorio, un santo martire che si immoli per voi. Cominciate ad immaginare come cambiare quel sistema.

Tommaso Canetta