PCI: L’ERRORE D’ESSERE NATO E QUELLI DI UN NOVANTENNIO INTERO

A un amico che fu partigiano, ferito gravemente a diciassette anni, funzionario comunista per decenni, avevo chiesto quali errori hanno condannato a morte il Partito. La risposta mi ha spiazzato: “Essere nato”. A tanto non ero preparato. Allora provo a rispondermi da solo.

Errore primo, avere preso sul serio Antonio Gramsci. Sull’occupazione torinese delle fabbriche (1921) pensò e scrisse troppe fanfaluche. Sulla premessa di una sognata ‘egemonia della classe operaia’ fondò un partito inteso ad emulare le vittorie dei bolscevichi. Invece avvicinò la Marcia su Roma. La “Unità” si vanta fondata daGramsci: ma è una delle ragioni per non leggerla.

Errore secondo, aver fatto credere che nella clandestinità combatteva duramente il Regime, che invece prosperò in crescendo fino al 10 giugno 1940.

Errore terzo. Nella Guerra civile spagnola, avere fornito Togliatti come primo agente di Mosca e Luigi Longo come capo delle Brigate internazionali. I due si impegnarono in una causa non solo senza speranza, anche senza verità; e si identificarono con una parte delle efferatezze rosse (non inferiori a quelle franchiste), nonché coi simultanei sterminii e purghe di Stalin.

Errore quarto. Avere dominato in Italia una lotta partigiana armata che, determinando automaticamente le rappresaglie tedesche, martoriò gli italiani non gli occupanti. La regola, perfettamente nota, era dieci contro uno (qualche volta di più). La crudeltà assoluta contro gli italiani fu via Rasella. I romani si vendicarono non sollevandosi affatto, al contrario (la grande strategia tardo-leninista era che via Rasella avrebbe fatto insorgere l’Urbe!).

La Liberazione fu fatta passare per una vittoria guerrigliera. In realtà il Reich era morente, senza carburante, munizioni e viveri, città e fabbriche rase al suolo.

Errore quinto. Divenuto cogestore della Repubblica, il Partito millantò di possedere superiorità morali inesistenti, laddove si lasciava aggiogare e finanziare dallo stalinismo. Mezzo secolo abbondante di infatuazione sinistrista del culturame e del demi-monde dei giornalisti e della gente dello spettacolo provocò il sorgere vittorioso del berlusconismo. Ancora oggi, dopo tutto ciò che sappiamo su Forza Italia e sul Cavaliere, sono molti coloro talmente antagonizzati dai vanti e dalle pretese del comunismo da accettare dall’anticomunismo letteralmente tutto. Si arriva a sognare una successione di Marina (!) quale parafulmine antimarxista.

E’ superfluo precisare che il comunismo italiano, come quello di ogni altro paese, ha pagato anche per colpe non proprie, bensì di Mosca e del campo socialista in Europa e in Asia. Risultati, pessimi: da noi, una nazione che ai suoi vizi millenari ha aggiunto la repellente devozione di troppi a un triviale orgiasta di Arcore. Finalità suprema, tenere in scacco i comunisti. Oltre l’ex Cortina di ferro, ha potuto trionfare un anticomunismo parossistico che nega in blocco il socialismo. Nega quanto meno il grande portato della Rivoluzione d’Ottobre: la distruzione dello zarismo e del vecchio ordine feudale.

Concludendo. Un movimento comunista che avrebbe potuto soggiogare la storia si è fatto sconfiggere e ha ucciso se stesso insozzando o cancellando i propri contenuti ideali, e invece evidenziando crudamente le proprie ferocie. Non fratellanza coi poveri, né amore per la giustizia ma, come in via Rasella, l’inumanità di sacrificare gli innocenti e i valori nel nome di una causa settaria come poche: un satellite di Mosca in più.

A.M.Calderazzi

LO SBIGOTTIMENTO DI ANTONIO GRAMSCI

Noi diversamente giovani ci ricordiamo di com’era il Pci. Era più male che bene quando Togliatti e luogotenenti lo mantenevano stalinista. Poi si aprì una lunga presa di coscienza, un revisionismo troppo guardingo ma orientato nella direzione giusta. Si rifiutavano le ubbie rivoluzionarie e operaiste, però si era attenti a non rinnegare proprio tutto: per esempio un anticolonialismo moderato, per esempio la vigilanza contro la degenerazione bellicista che andava facendo degli Stati Uniti la società più militarista della storia, la più condizionata dall’ossessione dell’overkill  (la capacità di distruggere il nemico N volte, quando una sola volta basterebbe). Il Pci commetteva errori, però otteneva rispetto.

Stringe il cuore, oggi, ascoltare gli ex del Pci. La Lega, che non è una falange di idealisti, e parecchi altri  tentano di proporre il ritiro dalle nostre missioni all’estero, imposte da un Pentagono potentissimo ma poi incapace di fare da solo le sue spedizioni. Chi risponde il no più netto? Gli ex-maggiorenti dell’ex-Pci, ex-Pds: Napolitano, Bersani, i gerarchi in sottordine come la Finocchiaro, i D’Alema non in sottordine ma anch’egli un pasdaran del Patto Atlantico, un transfuga della buona causa.

Quando torneranno a palazzo Chigi, che potranno attendersi gli ingenui che avranno sperato nel cambiamento? Il posto internazionale dell’Italia resterà quello dell’armistizio di Cassibile: legato al carro del vincitore. Eppure il mondo è diventato multipolare, potremmo stringerci all’Europa, non a Rasmussen. Che deprimente in questi giorni la giaculatoria dei pentiti dell’opposizione a Foster Dulles e a Lyndon Johnson: “Siamo legati all’Alleanza”.

Chi dice che non potremmo slegarci? Lo sbarco delle divisioni USA non sarebbe il caso di temerlo: l’ultimo decennio di guerre ha dimostrato la loro inefficienza. L’Italia non è un osso duro come, metti, la Somalia; i brandelli di una Wehrmacht quasi senza carburante ci soggiogarono in pochi giorni. Ma agli Stati Uniti, per punirci, servirebbero i milioni di guerrieri e i trilioni di dollari che non hanno. Idem quanto alla capacità di castigarci con le rappresaglie economiche: i mercati si sono allargati troppo perché Wall Street resti egemone. Non sarebbe una catastrofe se il nostro settore del lusso e alcuni comparti marginali perdessero i clienti che obbediscono a Michelle. Perderemmo sì l’ombrello atomico del Pentagono, ma sono decenni che l’ombrello non serve. Nemmeno per sogno dovremmo spendere di più, come blatera la destra irascibile, per proteggerci da soli: mancando il terribile aggressore dovremmo  invece ridurre ai minimi termini, in ogni caso, il bilancio della Difesa.

Ricapitolando. Il ministro Frattini, la Lega, l’Avvenire e molti altri invocano una tregua in Libia, e chi si erge contro? Napolitano e i rimasugli della schiera un tempo capeggiata da Antonio Gramsci.  Costui fondò L’Ordine Nuovo novantadue anni fa. Che commenti farà con Giovanni Giolitti, Mussolini, Luigi Sturzo e altri pensionati del Regno dei Cieli? 

A.M.C.