SVUOTA IL MARE COL SECCHIO CHI CREDE RISANABILE LA DEMO-PLUTO-CLEPTOCRAZIA

Chi si scandalizza per Mafia capitale -modica cosa rispetto alla lebbra nazionale della corruzione- porta vasi a Samo e civette ad Atene. Uno che invece non si scandalizza è Antonio Padellaro, direttore del ‘Fatto Quotidiano’. Sa  che la gestione di Roma, o meglio della repubblica intera, è “una cloaca maxima”; sa che “l’emorragia sta dissanguando una delle democrazie più partecipate, la quale oggi langue nell’astensione di massa”; anche lui, come tutti, avverte che  “l’incazzatura collettiva può superare il livello di guardia” e rompere gli argini; annuncia che “possono arrivare i latrati di un giustiziere in camicia nera”. Per riassumere, ha intitolato ‘Suicidio della democrazia’ un editoriale ad hoc.

Fin qui niente di speciale. Sono anni che si levano questi allarmi. Che così non andrà avanti molto a lungo lo sentono tutti. E molti convengono che un colpo di stato non solo non incontrerebbe alcuna resistenza seria -a parte qualche girotondo e un po’ di cagnara- ma sarebbe accolto nel sollievo più aperto. Andò così nel 1923: nessuno storico nega che nei primi due-tre anni la Spagna gioì del golpe e del governo di Miguel Primo de Rivera.

Un cane che morde l’uomo non fa notizia, la fa l’uomo che morde il cane. A questa logica cristallina obbedisce su ‘Repubblica’ Ezio Mauro. Tutti sanno che la nostra politica è tra le più fecali del pianeta, e che fa Mauro? Preconizza che la nostra  politica ritrovi se stessa. Bravo Mauro che fa scoop mordendo lui personalmente il cane! Chi ci aveva pensato che per combattere il crimine gli USA avrebbero fatto meglio a incaricare Dillinger e Al Capone di guidare la self-redenzione dei criminali? Chi ci aveva pensato che per nettàre le stalle di Augia re degli Elei -vi teneva tremila buoi ma non le puliva da trent’anni- non serviva una delle Fatiche d’Ercole? Ercole le nettò deviando due fiumi e facendoli passare attraverso dette stalle. Ma il Goebbels della democrazia dello Stivale avrebbe fatto meglio: avrebbe convinto Augia ad autoguarirsi della spilorceria di risparmiare sulle pulizie.  Analogamente, Mauro ha trovato la soluzione che ci salverà: i politici più furfanti dell’Occidente plutodemocratico si diano all’autoterapia. Suggeriamo la tecnica dell’autoctisi (nell’attualismo di Giovanni Gentile è l’autocoscienza con cui lo Spirito produce se stesso).

Ora parliamo di un opinionista serio. Michele Salvati, primo dei progettisti del Pd, scriveva sul ‘Corriere’, saggiamente: ”Né Renzi né chiunque altro potrebbe guarire d’incanto il malato italiano: troppo profondi i guasti ereditati dal passato. Il normale processo democratico, il normale funzionamento delle Istituzioni non generano risposte efficaci al ristagno economico e all’insoddisfazione dei cittadini (…) Non sono in grado di aggredire i fattori profondi che trascinano il Paese verso il declino (…) La democrazia rappresentativa impedirebbe anche a un nuovo Alessandro di recidere il nodo gordiano con la spada”. Salvati aggiunge che “i tre anni e più che ci separano dalla scadenza naturale della legislatura sono i peggiori per Renzi (…) con un Paese che presto si stancherà di annunci e promesse di miglioramento. Sarebbe meglio per lui e per il Paese se potesse arrivare a nuove elezioni prima che il consenso che ha raccolto si esaurisca”.  Se potesse iniziare “un quinquennio di riforme senza l’assillo di altre elezioni”.

Ci permettiamo di correggere: non un quinquennio; un cinquantennio senza elezioni. L’ha scritto Salvati: la democrazia rappresentativa è negata per le realizzazioni. Peggio, precisiamo noi: la democrazia rappresentativa comporta i partiti e i politici di professione, cioè i  perpetratori del male che sta uccidendo la repubblica. In testa ai perpetratori sono il Colle, il parlamento, la Consulta, le Istituzioni, la Costituzione, gli altri agenti patogeni.

Se la dottrina Salvati ha una logica, la salvezza verrà dalla fine della democrazia rappresentativa, una fine che spazzi via i professionisti delle urne, i cleptocrati. Non si tratterà di ripulire la classe politica che abbiamo o di reclutarne una nuova, ma di cancellarla. Non di lavare con una candeggina lustrale i lutulenti del più malfamato dei mestieri in assoluto -nessuno escluso- ma di recintarli in campi di lavoro, perché scontino le malefatte cominciate nel 1945. I gerarchi del Ventennio espiarono. Perché no quelli del Settantennio? Perché, in particolare, non avviare quei procedimenti sui profitti di regime che frutterebbero ricavi importanti?

Se non sarà amputata, questa repubblica lebbrosa morirà. L’amputazione la libererà delle elezioni e degli eletti. Ma non ci consegnerà ai ‘latranti fascisti’ che spaventano il surriferito Padellaro. Lo strumento randomcratico del sorteggio -tra quanti posseggano più conoscenze, o più esperienza, o più meriti umani e civili della media: si pensi al volontariato- permetterà di strappare la deliberazione e la gestione ai cleptocrati. La funzione del controllo e la difesa della legalità potranno essere affidate, grazie soprattutto alla rete e agli arcangeli  tecnologici, alla cittadinanza intera (consultazioni e referendum frequenti, soprattutto da casa).

Mai più saranno consegnate alle istituzioni e agli organismi di tipo parlamentare, anche se i loro membri si avvicenderanno per turni brevi e per selezioni random. La legalità che la Carta ci impone è la nostra lebbra. Va demolita.

A.M.C.

IN EREDITA’ DALLA NOBILE COSTITUENTE 24 CARATI DI CLEPTOCRAZIA

Con la notizia che l’80% del Consiglio della Regione Campania è sotto processo per peculato, truffa e/o altro -per il restante 20% le prove sono forse insufficienti- si è raggiunta la certezza che otto politici della Repubblica su dieci sono ladri, truffatori e altro. Come mai certezza? Perché per i Legislativi delle altre regioni le cronache ci hanno fornito, o stanno per fornirci, elementi d’accusa inoppugnabili. Va da sé, su scala nazionale si ruba in altri modi: più in grande, con più classe.

Passi per la porcina cleptocrazia esercitata dall’Assemblea del Lazio, il cui retaggio dovrebbe risalire alle glorie dei Quiriti e alla Lupa che allattò i Gemelli fatali. Ma raccapricciante è il caso del Piemonte, che fece l’Italia. Le furfanterie a Torino del Consiglio succeduto al sabaudo Parlamento Subalpino hanno fatto inorridire le redazioni di nera persino prima e più di quelle campane e siciliane. Date tempo al tempo e la mappatura nazionale del reato istituzionale sarà completa.

Insomma, per il Paese delle molte eccellenze -affascinante ed estroso; ricchezze d’arte esorbitanti; arte del vivere collimante con la leadership enogastronomica; moda in gestione diretta degli Dei; modellato dalla Più Bella delle costituzioni; alloggia il più sommo dei politicanti in una reggia quale gli imperatori del pianeta, da George Washington a Obama, non possono permettersi; per il Paese di tante eccellenze, dicevamo, due sole sentine parlamentari (una delle quali da chiudere per ristrutturazione), più il CNEL, erano poche. Di qui le 21 cloachine regionali. Lì gli eletti del popolo, appaltatori della sovranità socialità e purezza nate dalla Resistenza, rubano tutto il rubabile. Il primato del malaffare progressista, quanto meno tra i paesi dell’OCSE, è al di là di ogni dubbio.

Se incontrate qualche Tersite che dica male delle Istituzioni e della Più Bella (il personaggio eponimo sparlava dei capi degli Achei sotto le mura di Troia; Odisseo lo malmenò brutalmente; Achille lo uccise con un pugno, sempre per la sua maldicenza); se dunque incontrate qualche Tersite il quale lamenti un’esiguità del legato ideale della Costituente, zittitelo. La Costituente ci ha lasciato un ceto politico quale l’Occidente intero se lo sogna così vasto, vorace e ricco di parenti.

La domanda sorge spontanea: può sopravvivere una Repubblica gestita, cioè saccheggiata, da una fauna politica che è l’orca (=il predatore più carnivoro dei mari circumpolari) della politica professionale mondiale? Risposta: non in eterno, finchè non arriva il Giustiziere, impersonante il Tedio della democrazia, la Repubblica può sopravvivere. La Chiesa non è viva nonostante 15-17 secoli di nepotismo -lo praticò per ultimo Pio XII- e di assalto ai beni destinati ai poveri dai morenti ricchi? E l’Impero d’Oriente, generato dal marcire di quello d’Occidente, non durò fino al 1453?

Si tranquillizzino dunque Rodotà, Zagrebelski, Bindi, l’Allucinato a 5 stelle, altre prèfiche della Carta. Per un tot di tempo i protagonisti della democrazia continueranno a rubare, più o meno con destrezza, più o meno in spirito e pratica di fedeltà alla Costituzione.

Porfirio

NON RESTA CHE IL TRIBUNALE DELL’AJA

La Giustizia ha vinto una battaglia quando il Tribunale dell’Aja ha condannato duramente i tre generali serbi – Galic, Milosevic,Perisic- che assediarono Serajevo per tre anni e mezzo -morirono 11541 persone, di cui 1500 bambini. Le pene sono state, nell’ordine, l’ergastolo, 29 anni, 27 anni. Ignoriamo a che punto è il processo a Radovan Karadzic, ex-presidente della Republika Srpska, anch’egli imputato.

Ebbene, non sorgerà un manipolo di avvocati d’assalto, anche di studenti di legge animosi, capaci di tradurre davanti alla Corte penale internazionale tutti i caporioni della politica italiana? Tutti, cominciando dalla Trimurti malandrina che ricatta Mario Monti perché non tagli di un ette il finanziamento illegale dei partiti, perché accetti le malefatte della Casta, perché non tenti di fare il suo dovere: liberarci non solo dei trasgressori diretti, ma anche dei loro protettori nelle Alte Poltrone.

Chiedere giustizia alla magistratura italiana è inutile. Si considera istituzione e strumento del Regime, dunque persegue questo o quel peculato, questa o quella concussione, ma per essa l’oppressione, la corruttela spirituale, le omissioni non sono penalmente rilevanti. Per quasi tutti gli italiani i politici sono il peggio; per la Costituzione e per i codici no.

Ci informano (per imbellettare i costi della politica) che per arrivare alla Casa Bianca Barack Obama si indebitò per 760 milioni di dollari. Una spesa così sarebbe stata meno vituperevole se fosse servita a guadagnare voti mediante un intervento pubblico gradito al paese. Invece 760 milioni hanno pagato solo i costi della propaganda, cioè dell’impostura. Come negare che in queste condizioni la democrazia è in realtà plutocrazia? Un sistema, quello americano, che si concede un travisamento così grave -si fa chiamare ‘government by the People’ quando è governo del Denaro- è però organizzato in modi singolari che spesso, non sempre, attenuano l’arbitrio dell’oligarchia. Un modo lo trovarono per incarcerare un po’ Al Capone. Il nostro Al Capone collettivo, il nostro Mubarak collettivo la fa franca sempre. Il sistema brevettato nel 1945 non è risanabile, salvo non intervengano fattori straordinari affini a quelli che consegnarono il potere alle consorterie antifasciste. Per ora, la legalità appartiene alla Casta. I partiti non si riformeranno, né permetteranno a Mario Monti di riformare.

Perché allora la giustizia internazionale non dovrebbe sentenziare sui reati che si consumano in Italia? Perché i boia della Srpska sì, i grassatori dello Stivale no? Senza dubbio, i genocidi e le stragi meritano pene più dure di quelle spettanti ai ladri ed ai mariuoli. Ma qualche anno per i nostri Proci nei campi di lavoro coatto sarebbe un trionfo della morale e di alcuni altri ideali.

A.M.C.

CON I BARBARI ALLE PORTE SOSPENDERE LE ISTITUZIONI

La ripresa, chi ci crede? Non Corrado Passera, ministro ‘della ripresa’ appunto, che in questo governo dovrebbe essere l’uomo forte, ben più decisivo della Semiriformatrice del lavoro. Il paese tirerà avanti anche senza ripresa. Però Monti non potrà sottrarsi a imperativi aspri: il primo, pagare un assegno di sussistenza a vari milioni di persone in più: probabilmente 6 milioni. Aumenteranno i disoccupati, gli esodati, i giovani non più parcheggiabili agli studi. L’emergenza sociale si aggraverà, assai più dura dell’antiquata questione art.18. Si imporranno provvedimenti da stato di guerra.

Sarà obbligatorio dimezzare la spesa attuale, per creare spesa nuova. Le misure dovranno essere straordinarie, incompatibili con gli ordinamenti, con la continuità, con le prassi, con questo o quel diritto -proprietà e assetti tradizionali compresi. La tassazione degli alti redditi e dei grandi patrimoni andrà inasprita. Sorgeranno problemi insolubili con le bande del Mob (v. in Internauta “Il Mob dal Protezionismo al partitismo”) che sostiene/ricatta il governo. Quest’ultimo dovrà fare a meno della patente di legalità se vorrà affrontare le sfide della depressione.

Intanto si dovranno vendere quanti più asset superflui possibile. Gli immobili e le grandi partecipazioni sono rimasti esclusi dai piani di finanza straordinaria; ma si è sbagliato. I famosi gioielli di famiglia vanno messi all’asta. Sarebbe doveroso cominciare dal Quirinale, la cui dotazione annua (230 milioni) è delittuosa, e che dovrebbe mettere sul lastrico -con sussidio alimentare uguale per tutti- un buon 1.000 dipendenti. Occorrerebbe mettere in vendita centinaia di altri edifici dalle Alpi al Lilibeo che servono solo al ‘prestigio’: le ambasciate di maggiore pregio immobiliare per esempio. Ma vendere il Quirinale e chiudere le ambasciate, ignorando il raccapriccio dei benpensanti, implica una forma mentis rivoluzionaria che per ora non esiste. E non c’è tempo per farla sorgere: i sussidi contro la miseria e le misure di salute pubblica devono essere immediati.

Chiuse subito le operazioni militari all’estero, andrebbero fermati all’istante tutti gli acquisti della Difesa, accettando di pagare in parte le previste penalità. ‘In parte’ in quanto gli investimenti bellici sono in genere dovuti ad obblighi diplomatici cui è giusto e facile venir meno. La Nato e il Pentagono non possono né pignorarci, né minacciare spedizioni punitive (Somalia, Iraq e Afghanistan hanno chiarito che non ne sarebbero nemmeno capaci). Sono passati i tempi quando si teneva fede ai trattati stipulati dalle feluche o, peggio, da politici bellicisti alla Salandra Sonnino Mussolini Prodi D’Alema. Quei trattati denunciamoli. Usciamo dalla Nato. Scordiamoci di esportare nel mondo libertà-democrazia-diritti delle donne e dei diversi.

Non solo non comprare più armi, ma vendere quelle che abbiamo e per le quali esista un mercato: cacciabombardieri, fregate, sommergibili, corazzati. I compratori si trovino tra gli Stati straccioni testé acceduti alla sovranità. Vendiamo loro, o ai giganti asiatici, tutte le possibili Finmeccaniche che producono armi. Il Pil crollerà, così come si infiacchirà per i brutti colpi al consumismo, alla moda, agli sport commerciali. Di conseguenza dovremo aprire mense e ostelli popolari. A farla breve: ripudiare le categorie del benessere e dello sviluppo permanente, passare a quelle della solidarietà austera e sempre più nemica delle ingiustizie.

Monti dovrebbe cancellare subito e in toto il finanziamento dei partiti (chiamato ‘rimborsi’), i contributi all’editoria, l’autonomia finanziaria di regioni come la Sicilia. Non riuscendo ad abolire il finanziamento, dovrebbe abolire i partiti. Dovrebbe sventrare centinaia di bilanci (Parlamento, altre Istituzioni spocchiose e largamente superflue), Dovrebbe licenziare in grande. Le destinazioni della spesa siano rivoluzionate, perché nessuna famiglia conosca la fame. Le situazioni umane dolorose sono le sole che meritano incrementi. Le chiusure e i fallimenti industriali non potranno essere scongiurati dall’assistenzialismo. E’ la povertà estrema delle famiglie che la collettività dovrà contrastare con esborsi straordinari e automatici. Il pane va garantito a tutti, e così pure un tetto (non la villetta né la proprietà in condominio). Le dislocazioni sociali saranno gravi e i modi di vita cambieranno.

Monti non opponga che c’è la Costituzione e c’è il Parlamento (cioè i partiti ladri) da rispettare. I barbari sono alle porte, non è tempo di normalità. La stretta legalità fa il gioco del Mob delinquenziale. Monti sospenda la Costituzione, il Parlamento e molto altro.

Il Paese sarà entusiasta.

A.M.C.