MARIO MONTI E’ DI SINISTRA?

In questi giorni pare divertente a molti giornalisti, opinionisti e politici discettare dell’appartenenza del presidente del consiglio Mario Monti alla famiglia della destra o della sinistra. Certo, nessuno arriva a dire che Monti abbia qualcosa a che spartire con questa destra, ma molti lo ascrivono alla famiglia della destra storica. Può essere, ma parliamo di una categoria politica vecchia di un secolo che chissà oggi se sarebbe ancora considerata di “destra”.

Personalmente penso che Mario Monti possa essere considerato, ovviamente con riferimento al XXI secolo e non a quelli precedenti, una persona di sinistra. Non conosco le sue posizioni sui diritti civili, e questo è un grave discrimine, ma quanto alle politiche economiche e sociali esistono pochi dubbi.

Se essere di sinistra significa parteggiare per i più deboli, oggi in Italia questo significa parteggiare per i giovani e le donne, che sono esclusi dal mercato del lavoro e dalle relative protezioni, impegnarsi per creare un tessuto economico e sociale che non lasci indietro nessuno, ma che sappia premiare il merito, creare un benessere tale da poter caricare sulle spalle della società i costi dell’aiuto ai bisognosi, italiani o immigrati.

In questo senso l’esempio a cui si deve guardare sono ovviamente le socialdemocrazie scandinave. Per una persona di sinistra, quello è l’esempio realizzato di stato sociale funzionante. E la sinistra italiana, specie l’ala sindacalizzata e fortemente conservatrice, fa di tutto per convincere le persone che quella ricetta in Italia non funzionerebbe, per i motivi più disparati. Dal carattere nazional-popolare alle dimensioni del Paese, dal tessuto economico alla classe imprenditoriale. Può essere che ora sia prematuro, ma la direzione in cui remare resta quella. Dietro alle critiche invece spesso di celano gli indicibili interessi di chi non vuole cambiare nulla per mantenere le proprie rendite di posizione.

Allora a Mario Monti va riconosciuto che più di chiunque altro si è mosso nella giusta direzione. Non a caso un politico di sinistra e rivoluzionario come Pietro Ichino sostiene fortemente le ragioni del premier. E tuttavia, al di là dell’iscrizione a questa o quella famiglia politica, il problema più grosso che rimane sul tavolo è sempre lo stesso: la democrazia che funziona in modo troppo mediocre, e abbisogna di una revisione. La società si è evoluta, che si evolvano anche i meccanismi che la regolano.

Mario Monti non vincerebbe mai un’elezione con un programma di riforme giuste e necessarie. Nessuno vincerebbe. Perché gli interessi del domani esigono un sacrificio degli interessi di oggi, e la politica sembra aver perso ogni capacità di mediazione decidendo di tutelare solo i secondi. Il tempo del riformismo sta scadendo, coi suoi tempi lunghi rischia di non essere in grado di dare le giuste risposte nei giusti tempi. Presto sarà il momento della rivoluzione, e non certo quella populista e demagogica che alcuni agognano, ma quella liberale che fu già teorizzata da Gobetti. Come fare per renderla possibile? Su Internauta abbiamo avanzato moltissime proposte, alcune più attuabili, altre più efficaci, tutte per ora decisamente fantasiose.

Ma dopo il 2013, quando avremo di nuovo la nostra classe politica seduta al suo posto, se ricomincerà lo scempio quotidiano cui siamo abituati – cosa su cui vale la pena scommettere – perché non ammettere che non vanno cambiati solo i giocatori ma anche le regole del gioco? Il malcontento non può portare alla dittatura dei Grilli. Dovrebbe stimolare la ricerca di una formula per portare al governo dei competenti, di destra o di sinistra, ma che rispondano a logiche di razionalità e non di becero calcolo politico.

Solone X

NON RESTA CHE IL TRIBUNALE DELL’AJA

La Giustizia ha vinto una battaglia quando il Tribunale dell’Aja ha condannato duramente i tre generali serbi – Galic, Milosevic,Perisic- che assediarono Serajevo per tre anni e mezzo -morirono 11541 persone, di cui 1500 bambini. Le pene sono state, nell’ordine, l’ergastolo, 29 anni, 27 anni. Ignoriamo a che punto è il processo a Radovan Karadzic, ex-presidente della Republika Srpska, anch’egli imputato.

Ebbene, non sorgerà un manipolo di avvocati d’assalto, anche di studenti di legge animosi, capaci di tradurre davanti alla Corte penale internazionale tutti i caporioni della politica italiana? Tutti, cominciando dalla Trimurti malandrina che ricatta Mario Monti perché non tagli di un ette il finanziamento illegale dei partiti, perché accetti le malefatte della Casta, perché non tenti di fare il suo dovere: liberarci non solo dei trasgressori diretti, ma anche dei loro protettori nelle Alte Poltrone.

Chiedere giustizia alla magistratura italiana è inutile. Si considera istituzione e strumento del Regime, dunque persegue questo o quel peculato, questa o quella concussione, ma per essa l’oppressione, la corruttela spirituale, le omissioni non sono penalmente rilevanti. Per quasi tutti gli italiani i politici sono il peggio; per la Costituzione e per i codici no.

Ci informano (per imbellettare i costi della politica) che per arrivare alla Casa Bianca Barack Obama si indebitò per 760 milioni di dollari. Una spesa così sarebbe stata meno vituperevole se fosse servita a guadagnare voti mediante un intervento pubblico gradito al paese. Invece 760 milioni hanno pagato solo i costi della propaganda, cioè dell’impostura. Come negare che in queste condizioni la democrazia è in realtà plutocrazia? Un sistema, quello americano, che si concede un travisamento così grave -si fa chiamare ‘government by the People’ quando è governo del Denaro- è però organizzato in modi singolari che spesso, non sempre, attenuano l’arbitrio dell’oligarchia. Un modo lo trovarono per incarcerare un po’ Al Capone. Il nostro Al Capone collettivo, il nostro Mubarak collettivo la fa franca sempre. Il sistema brevettato nel 1945 non è risanabile, salvo non intervengano fattori straordinari affini a quelli che consegnarono il potere alle consorterie antifasciste. Per ora, la legalità appartiene alla Casta. I partiti non si riformeranno, né permetteranno a Mario Monti di riformare.

Perché allora la giustizia internazionale non dovrebbe sentenziare sui reati che si consumano in Italia? Perché i boia della Srpska sì, i grassatori dello Stivale no? Senza dubbio, i genocidi e le stragi meritano pene più dure di quelle spettanti ai ladri ed ai mariuoli. Ma qualche anno per i nostri Proci nei campi di lavoro coatto sarebbe un trionfo della morale e di alcuni altri ideali.

A.M.C.