CALDERAZZI: NON MI PARVE UN ORCO VIKTOR ORBAN PREMIER “LIBERTICIDA” D’UNGHERIA

Intervistai l’attuale capo del governo magiaro poco prima che salisse al potere la prima volta, nel 1998. Mi aveva convocato un portavoce cui dovevo d’avermi fatto parlare piuttosto a lungo con Arpad Goncz, il presidente della Repubblica che da intellettuale era stato ospite a lungo delle prigioni comuniste. Ero accorso alla convocazione di prima mattina, attratto dalla fama di trentaduenne di energia e carisma eccezionali. Lui mangiava la sua prima colazione, io facevo domande, più teso a intuire l’uomo che ad annotare le risposte, secche anzi metalliche ma non conturbanti. A sera mi capitò di confidare a cinque o sei commensali, solo accademici, “ho intervistato un genio”.

Orban lasciò il potere nel 2002. Lo riprese nel 2010. Oggi è “l’autocrate di Budapest”, bestia quasi nera dei liberal dentro e fuori il Paese, sospettato di voler trasformare la democrazia magiara in un regime autoritario ‘magari ispirato all’ammiraglio Horthy’. L’Unione Europea riprova la linea di Fidesz, il partito del capo del governo; ha persino avviato una procedura d’infrazione, non è chiaro a quale preciso titolo. Nelle ultime settimane il Nostro è apparso ancora più deciso a sfidare, oltre che l’opposizione domestica includente gli ex-comunisti, anche l’Europa. Barroso, il presidente della Commissione di Bruxelles, ha  provato  a scongiurare certe modifiche costituzionali volute dal governo: non è stato ascoltato; il governo, appoggiato dal 53% degli elettori e dai due terzi del Parlamento, è andato per la sua strada. Secondo gli avversari più accaniti, è la strada che porta allo Stato autoritario; se si preferisce, alla fine dello Stato di diritto Con gli emendamenti costituzionali dell’11 marzo la forte maggioranza di Orban avrebbe compiuto un ‘golpe bianco’, dopo il quale ‘nulla sarà come prima a Budapest’. La Corte Costituzionale potrà inpugnare solo nella forma, non nella sostanza, ogni futuro emendamento. La libertà d’opinione potrà essere limitata ‘se ferirà la dignità della nazione’. I laureati non potranno cercare lavoro all’estero per un numero di anni pari a quello richiesto dai loro corsi di studi. Il Partito comunista, da cui è nata l’attuale formazione socialista, è stato dichiarato ‘organizzazione criminale’. Le autorità municipali potranno vietare ai senzatetto di vivere e dormire all’aperto. Sono state introdotte limitazioni alla propaganda elettorale dei media privati. Le coppie di fatto, senza figli o gay non avranno pari dignità con le coppie regolari.

A Orban si attribuiscono altri propositi illiberali e anti-europei: una vera e propria ‘deriva autoritaria’. Si giudica eversiva l’affermazione che ‘al popolo interessano le bollette troppo care che paga alle multinazionali, non la Costituzione’. Si giudica severamente la ‘strategia euroasiatica’ di attrarre investimenti da Cina, Iran, Azerbaijan. Il premier viene accusato di omofobia, razzismo, antisemitismo, xenofobia. Sul piano delle relazioni internaziobali, è comprensibile che egli vagheggi, o vaneggi, di ottenere qualche sia pur modesta compensazione o restituzione da parte dei paesi confinanti (Croazia, Slovacchia, Romania (forse anche Serbia?) cui il trattato del Trianon (1920) permise di cannibalizzare l’Ungheria sconfitta. Orban per esempio ha offerto la cittadinanza magiara agli appartenenti alle minoranze ungheresi dei paesi limitrofi; alcuni dei quali hanno risposto con la minaccia di spogliare della propria nazionalità coloro che accetteranno quella ungherese.

Certe misure autoritarie, p.es. quelle a danno dei senzatetto, si inquadrano nella secolare ostilità dell’Europa centromeridionale verso gli zingari, lì troppo numerosi, nonché nocivi.

Peraltro va sottolineato che Fidesz, il forte partito di Orban, non è o non è ancora, una destra estrema. Lo è invece Jobbik, Movimento per un’Ungheria migliore, che detiene 40 seggi parlamentari e forse è in crescita. Per ora sembra opportuno un certo distacco rispetto all’orrore dei media liberal di fronte all’Orco/autocrate di Budapest. Nello  Stivale abbiamo solidi motivi per relativizzare la sacralità della Costituzione-manomorta. E per non crocifiggere affatto Viktor Orban per l’efferata valutazione “Spero di no, ma forse potrebbe diventare necessario sostituire la democrazia con un altro sistema”. Che un giorno si possa cambiare democrazia, io e molti altri speriamo di sì.

A.M.Calderazzi

EROI POSITIVI, NEGATIVI E PUTATIVI

Per capirci meglio

Beato quel paese che non ha bisogno di eroi, avvertiva Bertolt Brecht. Se davvero è così, abbiamo una buona ragione in più per considerare l’Italia lontana da uno stato di beatitudine. Il nostro fabbisogno di eroi deve infatti essere elevatissimo a giudicare da quanto si legge sulla stampa e si vede o si sente per radio e alla TV. Quel titolo d’onore viene assegnato con tanta frequenza da far credere, in certi momenti, di essere tornati ai tempi in cui Omero cantava da par suo la guerra di Troia. E, beninteso, da consolarci almeno in parte per l’impressione altrettanto frequente di vivere in un’epoca brulicante di antieroi.

Qualche esempio dalle cronache più recenti. Tutti ormai sanno tutto dell’eroe positivo del naufragio della Costa Concordia, il capitano Gregorio Maria De Falco, che oltre a fronteggiare con energia e abnegazione il disastro dell’isola del Giglio ha avuto il merito di dire il fatto suo all’eroe negativo della stessa vicenda, l’altro capitano di cui è superfluo declinare le generalità, ormai familiari dal Nebraska alla Cocincina. Eppure il positivo è anche il primo, giustamente, a schermirsi, sostenendo di avere fatto soltanto il proprio dovere, magari con un po’ di enfasi in più, giustificata peraltro dalle circostanze. Ma quello che fare il proprio dovere tenda a diventare eroico sembra più di un sospetto.

Quanto alla controparte, come scandalizzarsi, nella fattispecie che il “capitan codardo” costituisca solo l’ultimo e clamoroso caso di mostro sbattuto in prima pagina dai media di tutto il mondo? Certo un po’ si esagera, almeno quantitativamente, dimenticando che anche i mostri hanno diritto a qualche difesa, almeno giuridicamente parlando, e che l’accanimento su un singolo individuo rischia di mettere in ombra altre corresponsabilità. Accade però che il personaggio venga difeso a spada tratta dai suoi concittadini sorrentini e addirittura esaltato a sua volta come eroe per nulla negativo, contro ogni evidenza e logica.

Tanto più, allora, sembra inevitabile disperare delle patrie sorti, anche senza tirare in ballo Brecht, tenendo conto che il caso non è affatto inaudito. I precedenti di solidarietà a prescindere non si contano, dai compaesani toscani di Silvano Moggi che sfilavano a lume di candela, come i pacifici rivoluzionari di Praga nel 1989, per manifestare la loro devozione al direttore sportivo che comprava arbitri e truccava partite per far vincere la Juventus, alle donne napoletane che gettavano corpi contundenti sulla polizia a caccia di camorristi nei quartieri spagnoli.

Per non parlare, naturalmente, della politica, dove rimarrà negli annali il voto con cui la vecchia maggioranza governativa proclamò compatta che l’ex premier credeva davvero che un’allegra ragazzotta marocchina a lui cara fosse la nipote del poi malcapitato Mubarak. Guarda caso, tuttavia, il sullodato ex premier appartiene a quel Partito popolare europeo i cui rappresentanti al parlamento di Strasburgo si sono schierati a difesa di Viktor Orban, suo ex omologo ugualmente affiliato al PPE e impegnato a smantellare la democrazia ungherese dopo avere combattuto il regime comunista.

Mal comune? Solo fino ad un certo punto, perché sempre a Strasburgo Mario Borghezio, ben noto gladiatore leghista nonché “uomo di grandi valori, posato ed affabile” (così si legge sul web), ha superato tutti invitando Orban, xenofobo oltre che autoritario, a venire in Padania dove sarebbe ospitato “come un eroe”. Allegria.

Nemesio Morlacchi