LA FORZA TELLURICA DI UN PAPA CHE SI CONTRAPPONGA AI PREDECESSORI. E FRANCESCO…?

Cinquemila giornalisti di tutto il mondo hanno chiesto l’accreditamento per seguire il Conclave. Saranno cinquantamila il giorno che apparirà possibile ciò che questa volta nessuno si attende: l’avvento di un papa rivoluzionario, cioè molto più cristiano. Oppure la trasformazione di un papa continuista come gli altri in uomo della rottura.

Così com’è il mondo, così com’è in particolare l’Occidente, il Pontefice potrebbe essere -non diciamo affatto ‘è’- la massima autorità morale del pianeta. Nessuno si sognerebbe di affermare questo p.es. del presidente degli Stati Uniti: egli risulta spesso, al pari di altri statisti importanti, la più alta delle autorità immorali.

Se diciamo che un Papa del futuro potrebbe migliorare il mondo, come nessun imperatore saprebbe, è in quanto quel Papa impersonerebbe un grande pensiero; gli statisti e i grossi teorici no. Morti sia l’ateismo marxista, sia il materialismo liberista/conservatore, il cristianesimo -come altri credi superiori- muoverebbe un’azione irresistibile. Quella cristiana è, insieme a quella islamica, la sola sopravvissuta tra le dottrine salvifiche.

Protestano i puristi che la parola di Cristo non è una dottrina né un’ideologia. In astratto hanno ragione, ma tant’è: gli atei e gli agnostici non credono alla Rivelazione, eppure anche per loro il cristianesimo è, almeno in Occidente, un pensiero di salvezza. Giorni fa Angelo Scola arcivescovo di Milano diceva parole al tempo stesso fuorvianti ed eterne: “La missione della Chiesa è di annunciare sempre la misericordia di Dio, annunciarla anche all’uomo sofisticato e smarrito, anche in questi tempi grami”. E’ fuorviante limitare la missione della Chiesa all’annuncio della misericordia di Dio. Molti non credono in Dio (il che non toglie nulla all’immensa realtà delle fedi, anche se considerate espressioni solo umane). E molti non considerano Dio misericordioso, visto il male e il dolore che Egli, onnipotente, permette. Ma il cardinale di Milano ha inoppugnabilmente ragione: l’Annuncio varrà “anche per l’uomo sofisticato e smarrito, anche in questi tempi grami”.

Siamo partiti dai 5000 giornalisti venuti dai Continenti. Sono accorsi per conoscere un papa che, per quel che è dato sapere, risulterà “inutile” oppure sconfitto, come i predecessori: troppo simile a loro, troppo condizionato  dalla continuità. I giornalisti accorreranno in numeri giganteschi, e con ben altre attese, il giorno che presentiranno la venuta di un pontefice aspramente nuovo. Anche i continenti che non adorano il Dio della Cappella Sistina, anche gli uomini ‘sofisticati e smarriti’ di Angelo Scola saranno tramortiti, più di Paolo sulla via di Damasco, dalla novità dirompente, tellurica, di un Papa in grado di offrirsi come guida di tutti gli uomini. I più non lo accetteranno come messaggero e profeta del Dio unico. Ma come conduttore morale sì, se si contrapporrà al retaggio frustrato.

Che annuncerà al mondo il Papa della nuova età? Non la misericordia di Dio, né la sua onnipotenza; anzi  confesserà la debolezza e le sconfitte del Padre. Non solo il Figlio, anche il Padre è salito sulla croce. Il Rifondatore del cristianesimo, anzi del senso religioso del vivere, si rivolgerà agli uomini quali generatori essi stessi dell’anelito. Gli uomini vanno nelle chiese (nelle moschee, in ogni altro tempio) per riscattarsi dalla miseria di vivere e morire senza speranza; e la liturgia vivifica il torpore dell’anima.

Il Ricostruttore restituirà la Chiesa alla povertà, rafforzerà l’aiuto ai poveri e la dedizione alla giustizia. Però l’accresciuto impegno sociale sarà solo il mezzo. Il fine sarà convincerci della porcinità dei disvalori, della bassezza dei moventi che ci imprigionano: arricchirci, consumare, abituarci al male. Dunque la missione sarà spiritualizzare il pianeta, Farlo vergognare dell’egoismo capitalista, delle troppe disparità, di innumerevoli altre abiezioni

Spiritualizzare il pianeta: solo con le opere. Le parole convinceranno sempre meno, fino a che scorreranno come acqua sul marmo. Dopo due millenni di parole, di quotidiane esortazioni al bene, la Chiesa è fragile, sempre meno rilevante. Impressionerà quando darà esempi fulminanti. Quando il Papa compirà atti demolitori, perciò clamorosi: ripudiare le abitudini e le prassi, abbandonare Roma, ripudiarne i paradigmi, vendere a favore  dei poveri i palazzi fastosi, come dicono abbia fatto l’arcivescovo di Boston per indennizzare le vittime della pedofilia. A quante malazioni la Chiesa dovrà riparare, non col denaro,  dopo lunghi secoli di potere temporale, di nepotismo, di cento altre degenerazioni e tradimenti del Vangelo?

Nel 1945 due atomiche misero fine al conflitto mondiale. L’atomica del Papa sarà, un giorno forse lontano, la rottura col passato.

l’Ussita

DA PAPA A PARROCO DEL MONDO

Parroco del mondo: ma non solo a beneficio della Cristianità. Anche per umanizzare un pianeta dominato da ferocie e consensi triviali. Diciamo il papa, non perché meriti di primeggiare sui grandi della Terra; sono passati molti secoli da quando risultò falso il vanto d’essere vicario di Cristo e primo dei sovrani. Diciamo il papa perché è solo tra i Grandi a poter fare scelte rivoluzionarie senza doverle contrattare con altri poteri. E solo il papa, portatore sommo delle istanze di continuità, può fare la scelta rivoluzionaria di rinnegare la continuità che uccide.

Facile sostenere che, passati due millenni, è il retaggio in sé che sta spegnendo il cattolicesimo, la parte più importante della cristianità. Meno facile argomentare che l’umanità intera si gioverebbe, almeno di rimbalzo, se un papa del futuro non lontano deviasse -di colpo, non gradualmente- la rotta della sua Chiesa. E che la novità sarebbe così dirompente da impressionare il resto del mondo. In primis l’Occidente, poi gran parte del pianeta, condividente  o no i valori di rottura proposti dal Mosé dei cattolici, non sarebbero più gli stessi.

I nuovi valori non deriverebbero dai concetti: scaturirebbero dai fatti. I papi della modernità hanno fatto inutilmente migliaia di enunciazioni, invocazioni, appelli. Un magistero ininterrotto, smisurato, spesso discutibile e sempre più inefficace. Sarebbe meglio se un pontefice come Ratzinger, ricco di un insolito prestigio intellettuale, si chiudesse nell’intenso silenzio della meditazione. Non più quotidiani moniti a fin di bene, progressivamente più scontati e senza effetti.

Per ciò che sappiamo non sarà Benedetto XVI a varcare il più fatale Rubicone della storia. Quello tra i suoi successori che lo farà devierà i tempi, aprirà un’altra era. Non tanto per i credenti, sempre più minoranza, quanto per l’intero consorzio umano. Annuncierà una grande rivoluzione, e i messaggi delle grandi rivoluzioni arrivano a tutti.

I fatti non le idee, anche se coraggiose, saranno rivoluzionari. Il pontefice Demolitore e Ricostruttore dovrebbe proclamare la chiusura di un ciclo più che bimillenario, la morte della Chiesa costantiniana e il ritorno alle origini eroiche. Dovrebbe abbandonare Roma, trasferirsi in un monastero e nelle sue celle allogare i non molti uomini e donne richiesti dalla conduzione della Nuova Chiesa mai più centralizzata/ monarchica. Dicasteri, ambasciate, nunziature, riti diplomatici, eventi mediatici, zero. La Santa Sede non sarebbe più né uno Stato, né alcun tipo di potentato: solo un Tempio, casa del Signore, coi suoi sacerdoti, accoliti, conversi ed economi, casa senza confronti più povera della sinistra opulenza di san Pietro (sito da ristrutturare come sarebbe piaciuto al Nazzareno).

Cessando d’essere sovrano, sia temporale che spirituale, il papa tornerebbe il servus servorum Dei di Gregorio Magno,  come tale molto più di prima maestro dei popoli. Quanti delitti della Chiesa dovrebbe confessare: partendo persino prima del saeculum obscurum, il X, quando la senatrix Marozia fu l’amante di un papa (Sergio III), l’assassina di un altro (Giovanni X) e la madre di un terzo (Giovanni XI), finché non venne imprigionata dal figlio del suo terzo matrimonio, Alberico, che si fece signore di Roma per ventidue anni. Quanti dogmi e quante condanne andrebbero sconfessati: ultimi quelli incomprensibili come l’infallibilità del pontefice (1870), l’Immacolata concezione (1853), il Sillabo (1907), il giuramento antimodernista imposto al clero (1910), il Codice di diritto canonico (1917), l’enciclica antiecumenica del 1928, gli accaniti pronunciamenti contro il controllo delle nascite.

Quanti Concordati si dovrebbero stracciare, quanti interdetti ritirare. L’intero modello incentrato sul ‘sistema romano’ vigente dal XI secolo andrebbe ripudiato. La Nuova Chiesa, pur severa verso la banalizzazione dell’aborto e la dissacrazione dei costumi, non dovrebbe combattere ma aiutare il birth control, ovunque la miseria venga aggravata dalla crescita demografica. Come scriveva il teologo tedesco Hans Kung, cui Roma nel 1979 proibì di insegnare, la Seconda Chiesa dovrà mettere fine al culto della personalità e rinunciare ai troppi viaggi pontifici,  proclamazioni di Santi, pellegrinaggi ed altri eventi di massa organizzati dagli specialisti. Rinunciare persino alle enfatiche ammissioni di peccati, quasi mai seguite da atti di concreta coerenza. Hans Kung ebbe a invocare un Giovanni XXIV che riprendesse l’opera grande di Roncalli. Ma Roncalli, con tutto l’affetto che meritò, fu ancora un papa del passato. Con lui e dopo di lui le canonizzazioni, l’incremento delle devozioni popolari (p.es. il Cuore di Gesù e quello di Maria) sono continuati, a detrimento della ricerca e del pensiero. La spiritualità si è approfondita solo nei cenacoli quasi catacombali  della Chiesa di base.

Il grande Demolitore che l’avvenire porterà non si limiterà a riproporre la dottrina sociale della Chiesa -con tutta la sua superiorità sul marxismo e sul liberalismo- ma smaschererà per sempre, con nomi e cognomi, l’egoismo degli abbienti. Dovrà rifiutarne il tradizionale e non disinteressato ossequio verso la Chiesa istituzionale. Dovrà silenziare i media furfanteschi dai quali gutturali voci d’inflessione balcanica o africana promettono ai più semplici che inoltreranno le loro suppliche al Cuore della Madonna. Voci gutturali che incessantemente scandiscono le coordinate bancarie per i versamenti al suddetto Cuore.

Quando queste e altre asprezze saranno non enunciate ma compiute  (tra l’altro mettendo al lavoro nella vigna del Signore le donne, finora discriminate, quasi avessero mezza anima: laddove è solo davanti all’altare che meritano più dei maschi); quando queste cose avverranno, la Nuova Chiesa provocherà gli uomini, religiosi o atei, come non era più accaduto dai tempi apostolici.

Il mondo sarà sfidato a non essere più se stesso, materiato di malvagità. Solo i migliori accetteranno la sfida, ma la loro forza non sarà irrisoria. Non poche iniquità, come i privilegi della nascita e gli eccessi della ricchezza, risulteranno non più tollerabili. I potenti gestori della modernità, i signori dei grattacieli, saranno confrontati dagli esempi che verranno da quel disadorno monastero caput mundi, e a volte proveranno ad emendarsi.

Molto risulterà merito di un papa fattosi Parroco del mondo. Non sarà il ritorno all’Eden: ma qualche guerra sarà scongiurata, qualche portaerei convertita in dormitorio per i miserabili, qualche animale da calcio o da moda espropriato dei sozzi milioni, espropriato assieme a chi lo fa ricco.

l’Ussita