MARIO MONTI FATTI CATTIVO!

Apprendiamo che assai più burocrati, generali ed ammiragli di quel che credevamo superano la retribuzione di 295 mila, dichiarata dal governo Monti il limite insuperabile per un servitore dello Stato. E si infittiscono i moniti a non cedere alla tentazione della ‘invidia sociale’. Invidiare (o meglio condannare: cosa diversa) i trattamenti da nababbi sarebbe, secondo gli ammonitori, molto scorretto, più o meno quanto fare rutti e peggio in società.

Ma prima di discettare di invidia sociale, aspettiamo di vedere se Monti terrà fede agli annunci. Se saccheggerà gli emolumenti ingrossati dal malcostume repubblicano. Se lo farà, Monti risulterà uno dei sommi governanti dell’Italia unita, pari a Cavour, a Giolitti e, con tutto il rispetto per il culto dell’antifascismo, a Benito Mussolini (“un gran monello” lo avrebbe chiamato Giuliano Ferrara. Forse che non aveva persino più grinta di Silvio?).

Se invece Monti si darà per vinto, come sembra aver fatto con lobbisti e tassisti, sarà un giorno nerissimo per uno Stivale che era stato abbacinato dalla speranza. Giorno nerissimo, però ragione in più per acuire volontà e intelligenza contro il Vecchio Ordine. Oggi sappiamo meglio di prima che i Proci meritevoli d’essere spenti dall’arco spietato di Odisseo comprendono, oltre ai gerarchi della politica e ai capitalisti dall’anima torva, anche i troppi burocrati, boiardi e generali. Se Supermario sarà sconfitto, dovremo tutti allentare le redini alla fantasia per fomentare la vendetta contro lobbies e corporazioni.

Le previsioni a breve non sono buone. Da parte dei mandarini ci si attende un contenzioso così accanito da azzerare le previsioni di risparmio, e più ancora i propositi moralizzatori. Commissioni parlamentari del malaugurio hanno già enunciato il divieto di reformatio in peius sui trattamenti in corso: al massimo sarebbe legale tagliare i contratti futuri. Inoltre lo stesso (vulnerabile) decreto del governo concede, assieme a qualche altra strenna, la possibilità di sforare del 25%, a favore di alcuni squaloburocrati ‘fuori ruolo’, il famoso tetto 295 mila; inoltre ammette “variazioni per anzianità”. Sono colpevolmente protetti dai tagli i bonzi e le tenie di Camera Senato Consulta Quirinale palazzo Chigi, e speriamo basti così. Restano i nodi di quei cumuli di incarichi che portano le retribuzioni a livelli di ‘feeding frenzy’. Insomma le chances per i sabotatori sono ampie. Bande di legali preparano già attentati che facciano deragliare il convoglio (però legittimino ritorsioni). Ci saranno ricorsi senza numero ai Tar e, visto che la nostra mirabile Costituzione è dalla parte del nemico, alla Consulta.

Il pericolo più grave viene dai ‘diritti acquisiti’, è qui che si vedrà che uomo è davvero Mario Monti. L’imperativo è cancellare i diritti acquisiti, con più ferocia ai livelli alti di retribuzione e, soprattutto, di pensione. Il Governante della Grande Speranza dovrebbe sentirsi più demiurgo e più demolitore-ricostruttore che prudente regista e pacato gestore.

Legittimato e spronato dall’emergenza compia alcuni gesti di forza, trascuri e irrida la Consulta, sbaragli gli obiettori giuridici (‘summum ius summa iniuria) e porti avanti la bonifica dell’alta burocrazia civile e militare. Chi contesterà venga destituito a zero pensione (le alte pensioni andranno colpite più degli alti stipendi). Se il ruolo esercitato dal contestatore è proprio essenziale, si nomini un rimpiazzo relativamente giovane, pagato meno e obbligato a sottomettersi alla ‘reformatio in peius’.

Tutto ciò sa di rivoluzione, oppure è semplice e sbrigativa attuazione di misure già sancite? I giuristi eccepiranno, ma siano lasciati eccepire. Lamentino pure gli oltraggi a Madonna Costituzione. Invochino pure l’intervento armato delle divisioni della UE, dei corpi d’armata ONU, dei Marines e dei Navy Seals. In almeno 25 secoli i nostri giuristi e avvocati hanno fatto abbastanza danno. Sono i vigilantes e le guardie giurate degli interessi costituiti. È giusto renderli inoffensivi. Le garanzie del Codice civile, le prassi consolidate, le conquiste sindacali, le gratifiche, le propine, le altre gagliofferie degli alti gradi, vanno spazzate via una buona volta. Passata l’emergenza, compiute molte altre opere di giustizia, istituiti assegni ai bambini dei carcerati e dei barboni, si potrà forse ripristinare qualcosa. Forse. Poco.

Porfirio

14 ANNI FA PROPONEMMO MARIO MONTI AL QUIRINALE

Per la serie, “l’avevamo detto noi”, emerge dal nostro archivio un articolo (Contrelzeviro )(dal settimanale ‘La Svolta”, 23 maggio 1997 ) che già parlava dell’attuale presidente del consiglio…

Una più desolante dell’altra le previsioni che si fanno per il dopo-Scalfaro. E’ corso il nome di un inquilino della Farnesina, con credenziali quali “al Fondo Monetario Internazionale ha acquisito un ottimo inglese”. Tralasciamo alcuni speranzosi ancora più implausibili, per arrivare all’ipotesi agghiacciante: “Se D’Alema diverrà capo del governo, Prodi potrebbe passare al Quirinale”. Un vaticinio così atroce non è venuto da gente che vuole male all’Italia -nel qual caso si spiegherebbe- bensì dagli inviati di punta di ”Time’, grande testata di un Paese alleato e amico, come si usa dire. La quale testata ha pubblicato di recente uno speciale sullo Stivale. Fortuna, per detti inviati di punta, che negli States non si appassionano alle nostre cronache. Altrimenti, puta caso Prodi si insediasse davvero nella Reggia della Repubblica con la sua bonomia di cobra dalla bocca senza denti, ve li immaginati gli scongiuri sui marciapiedi di Manhattan al passaggio dei giornalisti menagrami di ‘Time’?

Basta deridere i fan newyorkesi di Romano; e basta scherzare sulle cose serie. Potremmo considerare candidature meno esiziali: e qualcuna risulterebbe un ‘godsend’, un regalo degli Dei. Ecco quella avanzata, non per scherzo, da questa rubrica ‘Contrelzeviro’: Mario Monti. Perché nume della Bocconi, sì certo. Perché agisce con dignità nella plancia dell’Unione Europea, unica patria cui votarsi dopo gli scempi di tante guerre, anche. Monti è l’uomo che il 27 aprile 1997 ha detto al ‘Corriere della Sera’ verità misurate ma severe sulla nostra classe di governo: “La vita politica è andata avanti spesso con un afflato etico verso la solidarietà verbale (…) Nella tradizione italiana ci sono molti punti di forza, non il rispetto delle scadenze e delle cifre”. Quando l’intervistatore ha ricordato una definizione di Prodi (“i parametri di Maastricht sono tabelline che si infischiano della realtà”)  Monti ha risposto grave che “questi valori quantitativi hanno un significato di riforma dei comportamenti”. In che sono sbagliati i nostri comportamenti? Monti: “Scarsa affidabilità complessiva. Oggi in Europa sono molto diffusi i dubbi. Solo otto o dieci anni fa tutti gli elementi del modello dell’economia sociale di mercato, che poi è diventato la costituzione di Maastricht, venivano contestati dalla cultura politica italiana (…) L’Italia non ha una tradizione di grande affidabilità nel rispetto degli impegni. In quanto la moneta unica determina una convivenza enormemente più stretta di prima, l’Europa richiede più di prima affidabilità reciproca. Ogni Paese ha bisogno, più di prima, che tutti gli altri rispettino gli impegni”.

Nella nostra interpretazione, sotto il garbo di Mario Monti c’è l’amara denuncia di una disonestà nazionale cui non può che corrispondere, nella classe politica, una ripugnanza istintiva per le leggi dell’etica. Uno che pensa queste cose non è un tipico politico italiano: dunque  a lui andrebbe affidata la prima magistratura. Non solo. Il popolo farebbe bene a dargli pieni poteri per fare piazza pulita di ‘questi politici’. Forse il professor Monti sarebbe troppo civile, e troppo clemente, per liberare a frustate il Tempio dai mercanti. Ma la sfortuna vera è un’altra: i nostri politici potrebbero sì mettere uno come Monti a capo dello Stato o del governo, ma col proposito fermo di legargli mani e piedi.

Antonio Massimo Calderazzi