RIGENERO’ LA RIFORMA LUTERANA IL PIETISMO TEDESCO

Col Concilio di Trento, con la militanza della Compagnia di Gesù, con una successione di encicliche, col lancio di nuovi ordini religiosi, con la proclamazione di altri dogmi, la Chiesa cattolica fece mostra d’essere compatta e maestra: ma è in ritirata da alcuni secoli. Anche la Riforma luterana si trovò di fronte a problemi di armonia interna. Tra le Chiese riformate d’Europa quella d’Inghilterra fu prima a subire un’insurrezione: fu il nascere nello scorcio del secolo XVII del metodismo ad opera di John Wesley e del fratello Charles.

Nella Germania di Lutero il soprassalto delle coscienze si profilò alcuni decenni più tardi. Nel 1660, quasi un secolo e mezzo dopo le 95 tesi affisse dall’agostiniano Martino alla porta della chiesa del castello di Wittenberg, il pastore e teologo Phillip Jakop Spener pubblicò un’opera a carattere utopico intitolata “Pia Desideria” per contestare la dottrina ufficiale del luteranesimo istituzionale, ormai ossificato negli schemi e nelle prassi della confessione di Stato. Le asserzioni teologiche sovrastavano sugli aneliti individuali, dei semplici fedeli come dei pensatori.

I Pia Desideria del pastore Spener invocavano un’esperienza di fede vivificata dalla commozione dell’incontro personale con la Bibbia e con Dio. Fu l’annuncio di una purificazione del luteranesimo, sempre nello spirito della rivolta antiromana del monaco Martino, ma con inclinazioni nuove, meno confessionali/settarie. Comune alle varie correnti del primo Pietismo furono l’enfasi sulla religiosità interiore e mistica, sulla lettura della Bibbia al di là di ogni filtro storico-critico, più ancora sul sentimento del rapporto diretto con Dio.

Il puritanesimo inglese si confrontò con la deviazione innovatrice di William Perkins, in qualche misura assimilabile al Pietismo. Il calvinismo olandese si misurò con le proposte di Willem Teelink. I territori di propagazione del Pietismo furono il Braunschweig, con Johann Arndt (il quale si concentrò a sviluppare le componenti mistiche del messaggio di Lutero, anche richiamandosi ai mistici del Medioevo germanico, a San Bernardo, ad altri mistici cattolici); la città universitaria di Halle, con August Hermann Francke; Francoforte con Ph.J.Spener.

Dalla Germania il Pietismo si diffuse in Svizzera e in Danimarca (dove trovò il sostegno del sovrano). Nei due secoli successivi al Settecento i movimenti di risveglio religioso nel Nord America si collegarono in parte al Pietismo e al Metodismo. Tutto ciò si contrappose frontalmente all’Illuminismo, fatto di ragione e di rifiuto agli impulsi religiosi: anche se il revisionismo avviato da Spener coincideva col vittorioso pensiero venuto dalla Francia (dominò anche il Settecento tedesco) per quel che concerneva la libertà di coscienza, la tolleranza, i diritti dell’individuo.

Va ribadito che l Pietismo si erse contro il dogmatismo della teologia luterana, ormai signora in Germania e nel Nord Europa.
La forza del messaggio di Spener fu, abbiamo visto, nell’accento sulla devozione individuale e familiare, devozione che troverà un’espressione titanica nelle 200 cantate sacre di Johann Sebastian Bach.
La larga diffusione settecentesca del Pietismo fu dovuta al vigore
delle componenti emotive nell’esperienza della fede, nonché agli impulsi contro il sostanziale autoritarismo delle istituzioni riformate e contro la compressione degli aneliti.

Giustamente si rivendica che molti tedeschi illustri aderirono al pietismo , oppure ne furono influenzati o persino formati. Immanuel Kant ricevette un’educazione pietistica, soprattutto per le cure della madre. I genitori di Herman Hesse cercarono di guadagnarlo all’attivismo del movimento; che fu un genitore pietista a sorreggere il cammino spirituale del filosofo Soren Kierkegaard. Si arrivò a ipotizzare che attorno ai trent’anni Otto von Bismarck subì la suggestione, magari non abbastanza durevole, di una parente che professava il Pietismo. E’ giusto sostenere che il Pietismo fu uno dei contributi universali dell’anima tedesca alla civiltà moderna. In ogni caso i pietisti fecero avanzare l’impegno risanatore della Riforma in una congiuntura già attraversata dal sostanziale ateismo della filosofia dei lumi. Il luteranesimo, vittorioso su Roma, soffrì presto del settarismo delle controversie tra teologi. In più avevano preso ad agire i mali delle chiese territoriali, cioè la secolarizzazione indotta dalla coincidenza tra magistero religioso e autorità del principe sovrano.
Proponendo un cristianesimo fatto innanzitutto di fervore del vissuto, il Pietismo motivò quanti non si rassegnavano ai portati e ai vanti del razionalismo. In vista degli apporti e delle influenze del Pietismo su altri pensatori e creatori di terra tedesca- vanno menzionati anche Leibnitz, Lessing, Gellert, Wieland, Thomasius, Klopstock, Herder, Goethe e più ancora Hoelderlin, uno dei grandi astri del cielo poetico germanico- la revisione della svolta luterana va considerata uno dei grandi contributi tedeschi alla civiltà occidentale moderna, in una congiuntura attraversata dall’Illuminismo sostanzialmente ateo. Hoelderlin in particolare prometteva alla sua patria un lirico ritorno degli antichi Dei ellenici, una vicenda da vivere in piena coerenza alla tradizione cristiana e germanica.

L’esigenza di raddrizzare le vie della Riforma espresse, sappiamo, altri movimenti: puritanesimo, metodismo, presbiterismo. Al loro interno, i pietisti tedeschi furono sorretti dalle conquiste del sommesso misticismo medievale, che si usa riassumere nel nome del domenicano Meister Eckart. Agli albori della germanizzazione del Sacro Romano Impero la silenziosa mistica tedesca fu una premonizione di un Pietismo che avrebbe dato forma e nerbo alla letteratura tedesca fino agli esordi della ‘età di Goethe’. Anche l’empito e il canto di Hildegarde von Binden, la religiosa che riusciva a parlare all’imperatore Federico I, anticiparono l’impegno a difendere la fede dal conformismo e dalle compromissioni secolari. In terra tedesca il Pietismo realizzò completamente, come abbiamo visto, la sintesi tra la fede e le conquiste dell’Iluminismo. E il vertice assoluto della spiritualità pietistica fu la musica sacra germanica, riassunta al livello sommo nel nome di Johann Sebastian Bach.
Egli ebbe qualche precursore ma nessun continuatore a lui pari. Manifestazioni insuperate della spiritualità pietistica sono le cantate sacre, le Passioni, i corali, i mottetti, le Messe, gli oratorii di Johann Sebastian.
I titoli delle sue cantate dicono da soli l’intensità e la dolcezza della commozione cristiana. Dicono anche il doloroso rimprovero dell’anima umana nei confronti di un Dio che mancò alla promessa di cancellare il Male e di governare il Creato: alla missione d’essere il Padre. I duecento titoli delle cantate sacre bachiane esprimono sia la fiducia in Dio, sia la dolorosa contestazione di un Pietismo che non si rassegnava al razionalismo irreligioso.

Antonio Massimo Calderazzi

FORSE ENTRO 4 ANNI IL PAPA ESALTERA’ LUTERO E ANNETTERA’ IL PROTESTANTESIMO

Alla prima uscita di ‘Internauta’, nel 2010, uno scrittarello “Il Papa demolitore che rifonderà il cattolicesimo” invocava/annunciava “un pontefice rivoluzionario”. Dopo il quale “una Chiesa che volti le spalle a Roma e venda tutto si scoprirà nella sua cruda povertà l’unica superpotenza spirituale, e anche ideologica, del pianeta”. Oggi che i media del mondo intero sono stregati da un papa emerito e, più ancora, da un papa ‘francescano’, si fa più vicino l’assurgere dell’unica superpotenza morale. Forse Francesco vorrà fare grandi cose.

Dicono che nelle questioni di dottrina guarderà al passato. Eppure quando tra quattro anni, il 31 ottobre 2017, si compirà mezzo millennio dal giorno che Lutero affisse le Novantacinque Tesi alla porta di quella chiesa di Wittenberg, il pontefice ribalterà la scomunica del 1521. Ripudierà cinque secoli di lotta al protestantesimo, dichiarerà santa l’insurrezione del cristianesimo tedesco. Dopo le infamie della Chiesa culminate con i Borgia -non dimentichiamo che Cesare, figlio dell’immondo Rodrigo (Alessandro VI simoniaco), era stato cardinale giovinastro prima di farsi principe canaglia; che Alfonso Borgia, zio di Rodrigo, come papa Callisto III era stato talmente nepotista da alienarsi l’amicizia e l’alleanza di Alfonso d’Aragona re di Napoli-; dopo la vasta campagna di vendita delle indulgenze ‘per la fabbrica di San Pietro’; dopo l’ascesa al Soglio del trentottenne figlio di Lorenzo il Magnifico (Leone X, glorioso per gli artisti che manteneva ma diabolico per i credenti tedeschi); dopo una fase così lunga e scellerata, la fiducia nella Chiesa del cristianesimo germanico e nordeuropeo era morta.  Lutero fece rialzare e vivere il Credo. ‘Lazzaro alzati!’.

Anche i maggiori tra i precursori-martiri della Riforma, John Wycliffe e Jan Hus, meriteranno  che Francesco li dichiari eroi della fede. Il corpo del primo fu riesumato e bruciato trentuno anni dopo la morte per volontà del Concilio di Costanza. Nello stesso anno 1415 il rogo uccise Hus, il più grande dei discepoli di Wycliffe. Tra due anni saranno dunque sei secoli dalle empie fiamme del 1415. Ripudiare le condanne dei tre Riformatori sarà coerente con le linee di svolta e di misericordia annunciate da Francesco. Richiamiamo ancora ciò che ‘Internauta’ scriveva due anni fa: “Un cattolico praticante come chi scrive sente che la Chiesa dovrà fare l’esatto contrario che il ritorno al cardinale Bellarmino. Non servirà un papa riformista. Servirà un rivoluzionario: in nulla espresso dalla Curia, dal management, dalla diplomazia, e invece ‘fatto’ nelle parrocchie, negli ospedali, nelle cappelle delle carceri, nelle clausure (…) Sulle macerie e sui cadaveri del marxismo, del liberalismo capitalista, del laicismo progressista/trasgressivo la Chiesa della rivoluzione si ergerà vera vincitrice. Il più alto dei fari. La più possente delle centrali del pensiero”.

Logico coronamento della coerenza di Francesco sarà la proclamazione della santità di Lutero, Wycliffe e Hus. Non tre santi in aggiunta ai troppi, ma tre santi Ricostruttori.

A.M.Calderazzi