PUTIN’S EVIL AND THE COMPLICITY OF THE CHURCH

“No man can serve two masters. Either you will hate the one and love the other, or you will be devoted to the one and despise the other.” (Mt. 6:24)

Putin ordered the hit on Nemtsov as he has done on seven others: Paul Khlebnikov, Alexander Litvinenko, Boris Berezovsky, Anna Politkovskaya, Natalya Estemirova, Anastasiya Baburova, Stanislav Markelov. Putin, the leader of one of the most powerful nations in the world, is nothing but a serial killer. He would have done Stalin proud as a KGB-politician where reason, commonsense, honesty, incorruptibility and freedom of speech are eschewed for the more brutal political arts of deception, corruption, dishonesty, propaganda, and murder. It is baggage Russians just can’t seem to get rid of. From its founding under Peter the Great to the present day, Christian morality has had little or nothing to do with Russian governance. Power alone is worshipped. Truth, Goodness, Wisdom, Temperance, Simplicity—these have had no influence on Russian life whatsoever. The only honest leader Russia has seen in many centuries was himself a victim of these evil forces—Mikhail Gorbachev.

The root problem is the Orthodox Church. Historically, it has made a pact with the devil. The Kremlin says “Don’t enter politics, and as a reward we’ll let you continue to hold your (poorly) attended services. Just don’t mix politics and religion—and your future will be secure .” To which the hierarchy of the Russian Orthodox Church, historically, has willingly and obediently responded with an enthusiastic Yes! And so, in exchange for a bit of earthly power, the Russian Orthodox Church has closed its eyes to oppression, corruption, cruelty, dishonesty, and murderous domestic and foreign policies. Instead of allowing religion to change the hearts of men, so that a new society can emerge, one devoted to the entire nation’s spiritual and material well-being, it has allowed evil to flourish, mistakenly thinking that its true power comes from man and not from God.

Without strict morality, no government—or church—can lead its people well and truly. We in America like to point fingers at other countries or leaders while ignoring the overwhelming stench of corruption everywhere present. The Republican Party, for example, is brazenly corrupt, being nothing but the hand-maiden of the 1% richest in the land. (As one example, it has sided with Corporate America in its campaign against the idea of climate change, so corporations won’t have to spend money to eliminate pollution. The welfare of the US and the world counts for nothing here. Naturally the biggest polluters reward their servants handsomely come re-election time. And so it goes in American politics.) Moreover, the only religion that seems to gain adherents today in America is the religion of complicity with evil, the religion of gross ignorance, and the religion that talks of Christ but in practice embraces the (d)evil in the guise of Avarice, which issues into mere Power—power to serve the richest 1%.

Russia, situated as she is between the East and West, could have proved to be inestimably powerful in a good way as a mediating force between two different, and often competing, world-views. Instead, her rulers—evil almost to a man (or woman)—have thought only in terms of increasing their own mundane power and wealth. Sadly, the Russian Orthodox Church could have played a world-historic role in Russia as the guarantor of Virtue and Wisdom, with all that that implies politically. Instead, it sold its soul to the devil for a handshake and little more.

Len Sive Jr.

PRESENTE AMARO

Un editoriale recente di G. Galli della Loggia ha descritto così l’errore che ha perduto il comunismo sovietico: non l’oppressione e il terrore ma “il credere che nel mondo ci fosse spazio per qualcosa di diverso dal capitalismo. Se l’Urss avesse mantenuto i Gulag e il Kgb ma lasciato perdere l’abolizione della proprietà privata, la bandiera rossa sventolerebbe ancora sul Cremlino”. Intanto non è vero che il mondo sia condannato senza remissione al capitalismo; e non è sicuro che il comunismo sovietico sarebbe caduto anche se non avesse praticato il terrore.

Ad ogni modo, stando alla logica del Nostro, il comunismo cinese -che non appare intento a ‘trovare spazio per qualcosa di diverso dal capitalismo’- non dovrebbe finire male. Eppure Galli della Loggia denuncia con asprezza l’oppressione praticata dal “comunismo di mercato” di Pechino. Essa non serve, di fatto, ai fini di quella sopravvivenza di cui i sovietici, arroganti ma ingenui, non sono stati capaci?

Sempre negli scorsi giorni Piero Ostellino ha lamentato che la crisi del berlusconismo stia producendo anche la tacita espulsione del pensiero liberale dal linguaggio politico e giornalistico (ma il berlusconismo, chiediamo, non è anche riproposta liberista-liberale?). Ad ogni modo, secondo Ostellino, dopo il tragico secolo dei totalitarismi i principi e i comportamenti liberali dovrebbero essere recepiti dalla storia una volta per tutte; invece “ci si vuole prendere la rivincita su un pensiero al quale si devono le libertà e il progresso di cui godiamo. Si vuole azzerare tutto per ricominciare da capo con una regressione nella teologia (sociale ed economica) medievale”.

Bravo Ostellino: senza volerlo ci addita la via. Se ciò che abbiamo avuto per tre secoli è stato un procedere verso queste libertà e questo progresso, meglio invertire la marcia, meglio riscoprire il Medioevo come fece, impetuosamente e con risultati grandiosi, il Romanticismo. Non c’è bisogno di dimostrare che la modernità non è tutta valore, tutta ascensione verso l’alto. Per non atrofizzarsi, i fori interiori, le coscienze, hanno bisogno ad intermittenza di ripiegamenti, di ritorni al passato. Poco male se il moto trisecolare verso il ‘progresso’ qua e là si ferma.

Teologia medievale, biasima Ostellino. Why not. Il Medioevo fu una delle grandi età dell’uomo, vissuta da menti pari alla sua, alla nostra. Altrettanta luce d’intelligenza quanta oggi. E veniamo al punto: fu ‘teologia medievale’ il comunitarismo, egualitario disciplinato e solidale, fiorito nei cenobi a partire da poco meno di un millennio e mezzo fa. La regola monastica faceva gli uomini eguali. Tutti mangiavano, indossavano, godevano o subivano ciò che passava il convento.

L’insopportabile mondo in cui viviamo, il mondo che idolatra il denaro, il successo, i consumi e le diseguaglianze che denaro successo e consumi generano, avrebbe giusto bisogno di un immenso lavacro, di un ideale ritorno alla ‘teologia medievale’ di Ostellino. La salvezza è una cosa seria. Senza salvezza, per definizione, c’è la fine. Se il futuro immaginabile ha più promesse per le macchine, per il Web e per il denaro che per l’uomo, come non cercare nel passato?

I divari nelle condizioni diventano baratri. E’ certo che nessuno dei valori moderni può ridurli:  i giochi del capitalismo e della modernità hanno regolamenti inflessibili; il comunismo è mancato a tutte le sue promesse. Dunque il solidarismo dei monaci medievali, un collettivismo estremo ma libero, è -con buona pace degli ultimi liberali- un paradigma ideale per il nostro tempo. In purezza irraggiungibile, ma prezioso come modello e come lievito. Inoltre, risultate vane e anche ridicole le lotte del sindacalismo antagonista, riemerge vendicato l’ipervilipeso corporativismo fondato sugli organismi d’arbitrato nei quali padroni e operai sono pari.

Recuperare alcune creazioni del passato è il solo antidoto al veleno ipercapitalista; altri non se ne conoscono. La redenzione di un capitalismo che si fa sempre più illogico e torbido verrà dal ripensamento di  categorie che credevamo confutate dal  Rinascimento edonista e dall’Illuminismo dei cinici.

Non sarà regressione, la riscoperta della “teologia medievale”. Sarà avanzamento e salvezza. Regressione sarà rassegnarci al pensiero e alle pratiche di un turbocapitalismo fatto di miserabili Suv per gli intonachisti, di supercompensi pari a  interi Pil  subsahariani per gli alti manager, tanto spesso artefici di fiaschi.

Il denaro si è fatto dominus di tutto, ma molte altre signorie e dominazioni sono cadute. Potrà cadere anche questa che uccide l’anima. Il sistema -gli idoli del capitalismo- attende una bonifica integrale alla Agro Pontino, per la quale le formule moderne non esistono. Esistono alcune -sobrietà, condivisione, volontariato caritatevole- finora oggetto di scherno in quanto inventate nel Medioevo, e dunque né laiche né progressiste.           

l’Ussita