TOGLIATTI E PCI, RIFIUTATE SE GLI DEI VI VOLESSERO RISORTI. QUI VA MALE

II Corriere della Sera ha pubblicato giorni fa brani di un libro di Emanuele Macaluso, sodale dell’Oligarca-in-chief lassù sul Colle. Il sodale rivendica per i vegliardi del Pci -alcuni novantenni come lui, altri quarantenni come Cuperlo, tutti variamente riferiti a Togliatti- il diritto d’essere conclamati artefici della Repubblica.

Bella perfidia tardomigliorista ai danni del retaggio staliniano del Pci, assegnare al Migliore Palmiro la mezza paternità della quasi rantolante Italia d’oggi! Sono mesi, è qualche anno, che i pianti funebri sul nostro declino si fanno più lugubri. Una maramaldata tirar fuori il brevetto di Togliatti e del Pci su un’invenzione così scadente. Quella che è la reputazione del comunismo, degenerazione gramsciana dell’ideale della giustizia sociale, lo ha dimostrato il mondo quasi intero, e più ancora quello che fu il campo comunista (odia il marxismo al di là del ragionevole).

Se gli Dei beffardi facessero risorgere dall’avello il Pci, le conseguenze sarebbero ultrasicure. Lo Stivale si darebbe in toto al turpe Berlusconi (il sondaggio più recente lo dà in vantaggio) e lo esigerebbe al Quirinale, benché vestito della sartoriale casacca di ergastolano. A palazzo Chigi, sempre in caso di resurrezione comunista, il popolo pressocché unanime reclamerebbe la sua amante/badante di età adolescente, F.sca Pasquale (alcuni retroscenisti la dicono ormai sultana della corte e del Pdl oltre che prima baiadera del gineceo).

E se i suddetti Dei resuscitassero davvero il capo del più possente Pc d’Occidente, egli sarebbe primo tra gli zombi blscevichi  a inorridire della repubblica nata dalla Resistenza, repubblica prima quasi-gappista, poi fanfaniana-dorotea, oggi prediletta da Obama, il presidente dei drones assassini. Perché inorridirebbe?

Giudicate voi. Il presidente della Confindustria dice che il paese è a un passo dal baratro. Un guru di via Solferino, E.Galli della Loggia, scrive oggi 20 ottobre un editoriale fatidico che è un referto da obitorio. Sostiene che l’intero organismo italiano (politico sociale economico umano mentale) è talmente invaso dalla necrosi- “a partire dal triennio terribile 1992-94”- da essere inconcepibile alcuna guarigione. Tutto finirà perché quasi niente è ancora sano. Non basterà nemmeno cambiare la classe politica e quella imprenditoriale. Occorrerebbe una storia diversa.

A Togliatti vogliamo dare un consiglio filiale: dagli Dei beati ma un po’ carogne non si faccia risuscitare. Come numero Due del Comintern, come fiduciario di Stalin nella guerra civile di Spagna, nelle terribili  purghe e nei genocidi dell’Urss, egli era un duro, fibra forte. Ma potrebbe non reggere a ciò che troverebbe. E potrebbe non reggere all’inevitabile incontro con Roberto Benigni, il pagliaccio ufficiale delle Botteghe Oscure. Poichè i sovrani più biechi tolleravano tutti i lazzi dei loro buffoni, a Benigni fu permessa la sghignazzata suprema in vernacolo toscano: definì la Costituzione ‘la più bella del mondo’. La repubblica generata e gestita dalla Più Bella manda già lezzo di piaghe purulente. Non è sicuro che il Migliore reggerebbe.

In ogni caso lo humour e la faccia di Benigni allegano i denti. Il Migliore accampi pretesti per scansare il clown, così come i superstiziosi stupidi evitano l’infelice reso martire dalla fama di iettatore. Alla Costituzione Più Leggiadra Benigni la jella l’ha già portata: non c’è più nessuno che non ammetta, come mormora Emanuele Macaluso, “la necessità di adeguarne alcuni articoli”. Invece altri propongono il cassonetto ad hoc: la Carta redatta dai giuristi della partitocrazia ladra è causa e radiografia della nostra malasorte.

Il ventriloquo del presidente della Casta, uno dei recensori della “doppiezza di Togliatti rimasta viva fino a Berlinguer e rimossa nell’89” (la descrizione è del Corriere della Sera), ha l’ebetaggine di scrivere che la Costituzione ha rappresentato “il terreno su cui condurre la battaglia democratica per avanzare lungo la via italiana al socialismo”. Che ve ne pare, abbiamo avanzato ‘lungo la via’, oppure la distanza tra ricchi e poveri è aumentata in grande? oppure decliniamo in fretta? oppure ci governa l’oligarchia peggiore e più corrotta d’Occidente?

Palmiro Togliatti, non farti fregare dagli Dei beffardi. Stattene alla larga dallo Stivale-suole-e-tomaie bucate. Resta dove ti ha messo il Ventriloquo: “nel Pantheon di ogni forza che abbia la Carta nel proprio DNA”.

DNA della malasorte per noi.

Porfirio

DUE DIAGNOSI MEDICHE A TERAPIE ZERO

Per E.Galli della Loggia c’è di peggio della Casta: è la Supercasta degli alti burocrati costituiti in oligarchia. Può meravigliare che i capibanda della politica e dell’economia non risultino a GdL parte dell’oligarchia. Ma lasciamo stare le collocazioni nominalistiche e per seguire il ragionamento del professore ne trascriviamo, qui e lì abbreviate, le formulazioni principali.

Esordisce, sul ‘Corriere’: “non è vero che il contrario della democrazia sia necessariamente la dittatura. C’è almeno un altro regime, l’oligarchia. In Italia abbiamo una forma intermedia: dietro le quinte delle istituzioni democratiche, e sottratti ad ogni controllo reale, un ceto di oligarchi compiono scelte decisive, governano settori cruciali, gestiscono quote enormi di risorse e potere, spesso sono tentati di abusarne a fini personali. Costituiscono un vero e proprio governo-ombra. Sono contigui alla politica, disponibili alle sue esigenze. Sono intrinseci agli ambienti e agli interessi implicati nei settori che gestiscono. Una volta in carriera gli oligarchi si svincolano dalla diretta protezione politica e costruiscono rapidamente un potere personale. Sono inamovibili, costruiscono reti di relazioni e complicità, sommano incarichi plurimi, attraverso doppi e tripli stipendi e prebende varie realizzano redditi più  che pingui, fruiscono di case, privilegi, vacanze, stili di vita da piccoli nababbi. Se i politici sono la casta, questa oligarchia è la supercasta. Prospera obbedendo alla prima ma facendo soprattutto gli affari propri”.

Patologie e degenerazioni gravi, dunque. Che fare? La soluzione del prof. G.d.L. è sommessa, pressocché infinitesimale: “Il governo Monti ha un’agenda fittissima, si sa. Ma se tra le tante cose da fare riuscisse anche a scrivere un rigoroso codice etico per la supercasta, qualche decina di milioni di italiani gliene sarebbe grata”. L’editoriale finisce qui.

E’ tale l’autorevolezza di Galli d.L. che quasi sicuramente il governo Monti troverà il tempo per scrivere il rigoroso codice etico. A quel punto, il nostro essendo un paese di calvinismi implacabili, impegnato da millenni su laceranti dilemmi morali, trafitto da un intransigente senso del peccato, è chiaro che la supercasta sarà azzerata. Se la logica di Galli della Loggia ha un senso, il codice etico sarà il clangore delle trombe che abbatterono le mura di Gerico.

Se invece il ragionamento del noto politologo è un altro, e noi non lo abbiamo capito, abbia la gentilezza di scrivere un altro editoriale onde far emergere uno scenario diverso dal crollo di Gerico. Così capiremo.

Altrimenti noi e una parte dei milioni di italiani protesi alla gratitudine di cui sopra, però scettici sull’efficacia dei codici etici, saremo legittimati a proporre un ‘che fare’ diverso: decimare gli alti burocrati. Dopo la destituzione e il blocco cautelativo dei beni, anche se intestati a consorti e a badanti bielorusse, mandarli a processo di rendiconto, nel quale sapranno o no dimostrare di non aver tradito la fiducia del popolo. Se sì, li riabiliteremo (avranno imparato la lezione, come gli altri della consorteria). Se no, li spoglieremo di tutto, e ringrazino Iddio se riceveranno i sette-ottocento euro mensili di soccorso spettanti ad ogni senza lavoro che mantenga una famiglia.

Niente di così efferato, ovviamente, se il codice GdL risulterà cosa diversa da una bonaria omelia.

Altra grave diagnosi medica, seguita da una non-terapia. Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes, nel presentare il rapporto annuale sullo stato della Repubblica, ha enfatizzato che il Paese è sfiduciato, depresso, apatico, rassegnato, senza un obiettivo da perseguire. Alla domanda quale fattore potrà energizzarci, condurci verso una meta, ha precisato che nulla dobbiamo attenderci da un agente specifico, p.es. la politica. E’ “dalla classe dirigente generale” che potrà venire la salvezza: imprenditori, politici, manager, studiosi, economisti, magistrati, professori, giornalisti, “tutti coloro che hanno un ruolo”. Come capiamo noi, non più di qualche milione di persone che si uniscano in un fascio di volontà e giurino come a Pontida. Non è chi non veda la concretezza, specificità, dirompenza,  soprattutto immediatezza della  formula Fara/Eurispes per la riscossa dello Stivale.

Sbaglierò, ma prevedo più efficace una moltiplicazione per mille del cauto decisionismo del governo dei tecnici. E’ un’emergenza, si sospendano le prassi della normalità e della Costituzione. Si chiuda l’esiziale Parlamento, senza aprire le inutili urne.

Antonio Massimo Calderazzi