OGNI UOMO UN PATRIOTA

Per descrivere icasticamente il processo di militarizzazione dell’Europa sec.XIX -senza il quale la Grande Guerra non sarebbe venuta, antefatto categorico anzi causa della Seconda- il britannico John Keegan, storico della guerra di Hitler/Stalin/Churchill/ Roosevelt, ricorre a Friedrich Engels, il socio di Karl Marx. Scrive che nell’agosto 1840 Engels cavalcò tre ore dal suo ufficio di Brema per assistere alle manovre combinate dei reparti delle città-stato indipendenti della Germania del Nord (Brema, Amburgo, Lubecca, ducato di Oldenburg). Stima Keegan che al momento della cavalcata di Engels le forze delle città libere non superavano gli effettivi di un reggimento: 3000 uomini al più. Quando Engels morì (1895) le stesse città fornivano al Secondo Reich il grosso di due divisioni di linea, più due della riserva, più una mezza divisione della Landwehr (coscritti anziani). Totale 30.000 uomini, il decuplo del contingente del 1840, con un accrescimento ben superiore alla crescita demografica.

Engels, cofondatore del comunismo ma anche figlio di un industriale, assisté in vita a un impetuoso sviluppo economico che finanziò la militarizzazione generale. Come tutti sanno, le ferrovie furono parte integrante degli apprestamenti bellici. La rete tedesca era, sempre al tempo della giovinezza di Engels, di 469 chilometri; nel 1914 avrebbe superato i 61 mila km. I trasferimenti di uomini su ferrovia furono enormi: nelle prime due settimane dell’agosto 1914 venti milioni di europei presero la tradotta per il fronte. L’importanza militare attribuita alle ferrovie dalla Germania “di Engels” spiega che i suoi ferrovieri non vennero mai autorizzati a sindacalizzarsi. La ragione è nella parola stessa ‘sabotaggio’: nel loro grande sciopero del 1905 i ferrovieri belgi sbullonavano le rotaie dalle traversine (sabots). Però la militarizzazione della vita non portava solo sacrifici e morte: il nutrimento dei soldati era più abbondante di quello dei proletari in tempo di pace. “Sotto le armi, tutti i giorni minestra e carne, senza lavorare” diceva una canzone di coscritti del Nord.

La logica della militarizzazione produsse i suoi frutti più atroci tra il 1939 e il 1945: il più aspro evento bellico della storia venne combattuto in sei dei sette continenti e su tutti i mari, uccise 50 milioni di persone, ne mutilò o ferì centinaia di milioni. Nel mondo del 2012, a quasi settant’anni dalla fine di quel cataclisma, solo gli USA appaiono decisi a non imparare alcuna lezione. L’America è l’unica grande potenza che accetta senza esitare i costi sempre più forsennati, più i crimini e i rimorsi, della supremazia bellica; e che pratica, o è tentata di praticare, le linee di azione internazionale imposte dal militarismo. Tutti gli altri protagonisti dei grandi conflitti del passato hanno tirato i remi in barca: si consentono molto meno armi di quel che le loro economie permetterebbero. Oggi si ipotizza che la Cina possa candidarsi all’egemonia militare; ma per ora è solo un’ipotesi. In ogni caso l’ambizione di Pechino si limiterebbe ad alcuni quadranti dell’Estremo Oriente. Il Pentagono ha molte centinaia di basi nel pianeta, oltre a quelle domestiche.

Resta dunque macroscopica, soverchiante, la vocazione bellicista degli USA: superiore a quella della Germania guglielmina (nella quale si preparavano e si facevano guerre, ma si portavano avanti -più che nell’America d’oggi- tutte le arti della pace, dalla chimica all’astrazione metafisica. I generali Junker contavano molto, ma più ancora sono entrati nella storia gli operatori germanici della scienza e dello spirito). Solo sulla sponda opposta a quella statunitense, cioè al livello infimo della potenza e dello sviluppo, troviamo paesi straccioni che destinano ai tank e agli eserciti -naturalmente per mantenere al potere i governanti- una quota esorbitante delle risorse pubbliche. I bilanci del Pentagono come proporzione del Pil si apparentano alle spese militari di vari stati-canaglia di improvvisata indipendenza.

E di tanto in tanto si leva in USA una voce per ‘non escludere alcuna opzione, inclusa quella nucleare’ a fronte di contenziosi che lasciano indifferenti decine di Comandi Supremi che dominarono il passato.

Demetrio

ROBERTO VACCA – RIARMO CINESE

Una guerra totale mira a distruggere un’intera nazione: città, popolazione civile, infrastrutture, risorse. L’8/8/1945 i governi di Francia, Regno Unito, USA e URSS stabilirono che la sola preparazione di una guerra totale è un reato internazionale contro la pace e l’umanità (Protocollo di Londra).

In una guerra asimmetrica, una parte (in genere la più debole, ad es. guerriglieri insorti) mira a colpire le vulnerabilità dell’altra, compensando le proprie deficienze in quantità e qualità degli armamenti o delle truppe.

Nel 1939 la Wehrmacht mirò a scatenare la guerra lampo asimmetrica, fidando negli Stuka (bombardieri di precisione in picchiata) e nell’alta mobilità. Sottovalutavano, però, il potenziale degli altri paesi. Nel 1939 la produzione tedesca di acciaio era di 23 Mton. Quella inglese, francese, russa e americana di 89 Mton. Sul medio-lungo termine il rapporto di forze era asimmetrico a sfavore del Reich. Se Hitler avesse continuato per anni a migliorare i suoi armamenti, avrebbe avuto i carri armati Tigre dall’inizio invece di attenderli per tre anni. Avrebbe perfezionato con guida radar le bombe volanti V1 e V2 – invece 35.000 di esse dall’Agosto 1944 al Marzo 1945 uccisero 9000 inglesi e non ebbero alcun impatto militare. I tedeschi avrebbero forse prodotto anche una bomba atomica superando gli alleati in terra, mare e cielo. Per fortuna furono surclassati in ogni campo. Già nel 1921 la rivista francese Je Sais Tout aveva pubblicato una descrizione della battaglia di Midway fra Giappone e USA, sostenendo che nella II Guerra Mondiale le portaerei sarebbero state decisive. I tedeschi non lo capirono: nel 1939 non ne avevano nemmeno una. Tentarono con tardiva ferocia di trasformare la Blitzkrieg in guerra totale e ottennero la distruzione di mezza Europa e le condanne al Tribunale di Norimberga. La tabella seguente riporta i numeri dell’armamento totale di alcuni paesi  nella II guerra mondiale..

 

Tank pesanti Portaerei Bombardieri Caccia
Germania   24.800      –     23.000   64.000
Regno Unito   10.000       1     27.000   46.000
URSS   65.500      –     68.000   63.000
USA   35.000     17     59.000   92.000

 

Questi confronti hanno una certa utilità anche se oggi gli arsenali nucleari squilibrano la situazione. Non valgono più i bilanci tra forze contrapposte. Il potenziale distruttivo massimo è in mano americana e russa. Attacchi atomici scatenati da Cina, India, Pakistan, Francia, UK o Israele sarebbero folli e inefficaci. Il timore che dispongano di armi nucleari Nord Corea e Iran è in parte giustificato, ma sostengo da anni che il rischio più grave è il conflitto atomico iniziato per errore o malfunzione dei sistemi tecnologici di controllo. Dovremmo esigere che il disarmo nucleare sia totale. La minaccia è tragica: anche i verdi dovrebbero combatterla invece di ripetere: “Nucleare? No Grazie!”.

Intanto consideriamo gli eventuali rischi implicati dalla crescita straordinaria del più grande paese del mondo. La Cina cresce rapidamente in industria, economia, scienza e tecnologia. La produzione di acciaio oggi è meno rilevante che nel 1939, ma è significativo che la Cina sia al primo posto con 680 Mton annue. L’Europa è a 177, il Giappone a 107, il Nord America a 118. Pesa di più l’alta tecnologia e la Cina eccelle anche in quella. Investe il 2% del PIL nelle spese per la difesa: 160 G$ – contro i 740 G$ degli USA [che li stanno riducendo]. Francia, UK, Russia, Arabia Saudita, Giappone, Germania, spendono in armi circa un terzo della Cina. Dunque la Cina sarebbe una minaccia militare mondiale più plausibile di quanto lo fosse la Germania nel ’39.

The Economist , nel numero del 7-12 Aprile, pubblica un servizio sulla crescente potenza militare cinese: “I denti nuovi del dragone”. Eccone i punti salienti (ma vari esperti dicono di non esagerare la minaccia cinese). La Cina ha già nel mondo influenza crescente con mezzi pacifici. Ha, dunque, interesse nella stabilità del sistema economico globale. Il reddito medio pro capite è ancora basso: innalzarlo ha la precedenza sulle ambizioni militari. L’apparato militare cinese è modesto rispetto a quello USA, di cui potrebbe colpire la vulnerabilità usando migliaia di missili balistici e di crociera, sottomarini nucleari e convenzionali, radar e satelliti capaci di accecare le comunicazioni nemiche neutralizzando la minaccia delle portaerei USA. L’Esercito di Liberazione del Popolo (ELP), con 2.300 000 soldati, è il più grande del mondo ed è diretto dalla Commissione Militare Centrale del Partito Comunista. La catena di comando, altamente computerizzata e i progetti a lunga scadenza non sono trasparenti. I rapporti fra ELP e Pentagono dibattono temi di sicurezza, monitoraggio e intelligence e sono talora più stretti di quelli fra i governi. Nei prossimi anni la Cina disporrà di migliaia di satelliti, di aerei da combattimento senza pilota e di 60 sottomarini atomici “stealthy” (non monitorabili da sonar).

Altre fonti forniscono dati futuribili più preoccupanti. Il Professor Phillip A. Karber (Georgetown University), esperto che ha lavorato per il Segretario alla Difesa Americano, ha descritto una rete di tunnel (la “Grande Muraglia Sotterranea”) che si dirama per migliaia di chilometri con un sistema ferroviario atto a spostare velocemente missili balistici a testata nucleare in modo che si possano lanciare da molte postazioni inaspettate. I dati sono stati desunti da documenti cinesi e da immagini prodotte da satelliti. Il potenziale nucleare cinese potrebbe essere molte volte maggiore di quanto dichiarato o stimato finora. Il lavoro di Karber e collaboratori è stato criticato severamente perché basato su traduzioni di bassa qualità e su interpretazioni affrettate delle immagini satellitari. Pare, però, che fonti militari cinesi abbiano ammesso di aver realizzato una rete ferroviaria sotterranea di 3000 chilometri. Rispetto alla relativa trasparenza dei trattati e delle informazioni rilasciate dalle autorità russe e americane, quelle cinesi sono molto più reticenti.

È arduo formarsi opinioni affidabili su argomenti così complicati. Ho raccolto altri dati da fonte cinese (si trovano anche in rete). Fra questi un’idea fantascientifica di una portaerei cinese da stracciare quelle americane (vedi i disegni che seguono). Forse è solo un’idea buttata là. A me non sembra plausibile. Con missili di crociera e missili balistici precisi, mi pare che le portaerei, anche così grosse, non abbiano più funzioni importanti. Le avevano 79 anni – e i giapponesi lo avevano capito bene – ma intanto avevano costruito la supercorazzata Yamato da 73.000 tonnellate che non servì a niente e fu affondata nell’Aprile 1945. Forse anche i cinesi fanno ragionano bene oggi – e poi costruiranno armi antiquate? Ragioniamoci sopra e raccogliamo  informazioni. L’importante è capire – e far sapere.

Roberto Vacca