25 APRILE 2013, UNA NUOVA LIBERAZIONE

Aggravatasi paurosamente la crisi, inferocitosi l’odio per i partiti, il 25 aprile 2013 l’Uomo di fegato ha preso il potere senza colpo ferire. Ha applicato alla lettera il metodo di Miguel Primo de Rivera, quella volta di novant’anni fa in Spagna: accordi tecnici tra i principali comandanti territoriali, perfetta sincronizzazione degli interventi, niente impiego delle armi, pura e semplice destituzione dei gerarchi e notabili del regime. I più non hanno fiatato, i meno sono stati ospitati in amene località montane.

Il 26 aprile 2013 giornali e teletestate non sono usciti o presentavano vasti spazi vuoti; quelli del giorno successivo inclinavano già a capire le ragioni del Movimento; un altro giorno ancora e le Grandi Firme, i Pensosi Opinionisti e i Testimoni del Tempo, insomma le icone del pensiero democratico, hanno preso ad inneggiare all’Uomo di fegato.

Camusso, Landini e ogni altro leader sindacale sono stati prontamente guadagnati al colpo di stato. Portati subito nella tenda del comando supremo, l’Uomo di fegato ha spiegato loro, libri di storia alla mano, che a partire dal 1923 il capo dei sindacati spagnoli Francisco Largo Caballero -il ‘Lenin spagnolo’, futuro capo del governo repubblicano cioè rosso- fu l’ascoltatissimo consigliere ufficiale di Primo de Rivera: questo perché il Dictador volle essere primo nella storia moderna di Spagna a innovare dalla parte del popolo: case, ospedali, avvio delle pensioni e delle assicurazioni sociali. Nacque allora il Welfare iberico, e in più si attuò un vasto programma di opere pubbliche (strade, canali, ferrovie, persino paradores) che dettero occupazione. Niente scioperi ma parità tra capitale e lavoro in organismi d’arbitrato obbligatorio. Nessuno storico nega il consenso quasi unanime che andò al regime militare nel primo quinquennio, prima che i forti interventi statali ingigantissero il debito, e prima che arrivasse la Grande Depressione.

Messa così, è chiaro che l’Uomo di fegato del 2013 è deciso a correggere la rotta della nave, a cancellare gli eccessi del capitalismo. Per indebolire l’onnipotenza del diritto di proprietà e la prepotenza del mercato ha sospeso anche il Codice civile e ha cassato il concetto del diritto acquisito. Con un decreto entrato in vigore di notte ha espropriato le grandi fortune, mandando in esilio quanti hanno cercato di esportare i capitali. Ha dichiarato di non sapere rilanciare la crescita; pertanto la società andrà riorganizzata nella presunzione della decrescita. Le grandi masse dovranno vivere con un po’ meno, i privilegiati con moltissimo meno. A tutte le famiglie sarà garantito il minimo vitale. Il governo del Dictator ha notificato l’uscita dall’Alleanza occidentale e la rinuncia a tutte le operazioni internazionali, a parte rari e autentici interventi caritatevoli.

Il sistema derivante da queste riforme non sarà fondato sulla libera iniziativa; i suoi parziali lineamenti neo-collettivistici avranno poco in comune con i fallimenti del marxismo. Questi sconvolgimenti non li attueranno i militari dell’Uomo di fegato: troppo impreparati, in ogni caso troppo pochi. Si aprirà l’era della democrazia diretta selettiva, senza più elezioni. Tra i cittadini più qualificati per capacità professionali e meriti civici quali il volontariato, il computer centrale estrarrà una Polis ristretta, per turni non rinnovabili di pochi mesi. Assistiti dai tecnici e dai burocrati, i circa cinquecentomila ‘supercittadini’ saranno decisori e gestori. Mai più politici di mestiere.

Il meccanismo congegnato dall’Uomo di fegato avrà molti difetti, eppure risulterà preferibile a quello, insopportabilmente pessimo, cancellato con le brusche. Lo dimostrerà ad abundantiam l’approvazione del popolo. In Spagna i primi anni della gestione primo riverista furono i migliori tra il crollo del parlamentarismo dei notabili e la Guerra Civile.

l’Ussita

PISAPIA E LA SFIDA DELLA E-DEMOCRACY

E’ evidente che i partiti e i politici non sono tutti uguali. La vittoria di Giuliano Pisapia a Milano non può non rallegrare chiunque abbia a cuore il futuro della città. Lungi dall’essere un taumaturgo onnipotente, il nuovo sindaco ha però mostrato una determinazione ed una sensibilità molto apprezzate nell’immaginare una Milano diversa e migliore. I prossimi cinque anni diranno quante delle grandi aspettative suscitate in campagna elettorale verranno soddisfatte.

A noi di Internauta interessa particolarmente un punto del programma di Pisapia. Nella sezione Per i cittadini si parla di democrazia partecipata. “La partecipazione deve essere uno strumento reale per decidere e governare, dal bilancio partecipato alle scelte di insediamento, di infrastrutture, ecc”, si legge nel testo. Ma al di là di questa generica enunciazione, il paragrafo più promettente è quello dedicato alla E-democracy: “forte innovazione in statuti e regolamenti finalizzati a strumenti diretti di consultazione dei cittadini, anche via internet: es. proposte di referendum di indirizzo con raccolta firme e voto on line con certificato elettorale digitale, osservazioni al PGT, ecc”. Non solo osservazioni dunque, ma voto on line e certificato elettorale digitale. Primi tentativi probabilmente, esperimenti, ma che fanno ben sperare. Internauta porta avanti da mesi (e alcuni suoi autori, da anni) un dibattito sulle nuove forme di democrazia, selezionata, random, diretta, immaginando un futuro sottratto alla partitocrazia grazie all’impiego delle tecnologie telematiche. Questo è solo un piccolo passo, ma tutte le lunghe marce cominciano così. Altrove nel mondo (ad esempio di recente in Islanda) la commistione tra Internet, social network, e democrazia ha già dato alcuni frutti. Il Comune di Milano ha nel programma del proprio sindaco le basi per diventare un centro sperimentale per l’intero Paese.

Certo, siamo ancora lontani da quella “nuova Atene” che andiamo vagheggiando. Bisogna però cominciare a far funzionare questi primi esperimenti, ampliarne l’impiego, trovare il modo di evitare distorsioni e malfunzionamenti. Si deve poi parlare della selezione dei contributi. Se si chiama a votare su temi che richiedono certe competenze tecniche, si deve prima appurare che i cittadini coinvolti abbiano una base minima su cui poter costruire il proprio giudizio. Con la tecnologia telematiche non è difficile immaginare diverse possibilità. Si dovrà in futuro passare sempre più potere dagli eletti ai cittadini coinvolti, fino a selezionare ed estrarre a sorte giurie di persone (specializzate nei vari campi) che possano prendere le decisioni migliori, senza i ricatti e le clientele della politica. La città tutta sarà poi coinvolta nelle decisioni di indirizzo generale, tramite strumenti di democrazia diretta e rapida, grazie ai computer.

Tutto questo oggi può sembrare utopia, e forse lo è, ma già un piccolo passo è stato mosso. Che il tema della E-democracy trovi spazio nel programma di un politico serio e competente, e non solo nel delirio movimentardo di Beppe Grillo, è una notizia che noi di Internauta non possiamo che salutare con grandi speranze.

T.C.