J-M COLOMBANI, I DOLORI DEL LEGITTIMISMO

Nel 1830 légitimisme era proclamare che il trono di Francia spettava al solo ramo primogenito della casa di Borbone. Se passava a un Orléans (come passò) si uccideva il diritto divino. Oggi, un po’ meno di due secoli dopo, legittimitàè per Jean-Marie Colombani, già direttore di Le Monde  e maitre-à-penser del passatismo elegante, esecrare ‘l’oltranzismo democratico’. “C’è chi pensa -ha scritto su Sette– che le decisioni vadano prese dalla Rete o per sorteggio. Così cresce anche l’aspirazione all’autorità”.

Nel 1830 quelli del Vecchio Ordine propugnavano il principio che i re di Francia li aveva scelti Dio una volta per tutte. Colombani sostituisce detto principio con “la democrazia rappresentativa, quella che pratichiamo attraverso le elezioni, quella che non viene vissuta per quello che è, una conquista. Qui e là c’è addirittura chi, a destra come a sinistra, rimette in discussione le elezioni. Un po’ dappertutto si sollevano dubbi sul concetto stesso di rappresentanza”.

Nei loro castelli in campagna les légitimites si scandalizzavano perché la corona dei 18 re Luigi andava a un Luigi Filippo. J-M Colombani si addolora perché Eric Cantor, “numero Due del partito repubblicano USA, parlamentare per otto mandati consecutivi”, è stato sconfitto da uno sconosciuto alle primarie del suo partito. “Il fenomeno è parte della vasta e pericolosa corrente anti-élite che serpeggia in Occidente”. Ha ragione: come osa uno sconosciuto  battere un Numero Due, un eletto otto volte? Dove andremo a finire se non si rispetteranno i prominenti? Non andrà a repentaglio l’ordine stesso dei corpi celesti?

Non la mette proprio così il giornalista-principe. Tuttavia addita “la crisi attraversata dai nostri sistemi democratici, che potrebbe condurre a un’era post-democratica, meno democratica. Con lo sviluppo delle nuove tecnologie assistiamo a una sorta di nuovo  entusiasmo libertario. E’ un po’ come se rinascessero le polis greche. Questo fenomeno ha un rovescio: la democrazia rappresentativa non è più data per scontata. Si sollevano dubbi sul concetto stesso di rappresentanza. E’ il ritorno all’idea che su qualunque tema si debba ricorrere a un referendum (…) Al contempo in alcuni paesi lo scenario politico si radicalizza. Negli Stati Uniti la paralisi è dietro l’angolo e l’estremismo ancora più vicino.  L’oltranzismo democratico può danneggiare la democrazia. E fa temere che la democrazia d’opinione, nella quale siamo entrati, si trasformi nella negazione della democrazia”.

Insomma, a suo tempo l’ex-direttore di Le Monde dovette prendere cappello perché il treno sostituiva la diligenza. Come lui facevano Joseph comte de Maistre e Klemens von Metternich-Winneburg. Come lui fanno, in tanti, gli odiatori del nuovo. Basta esperimenti, gli antenati ancien-régime ci mostrarono la via e la verità!

Però ci corre l’obbligo di ringraziare Jean-Marie: egli attesta, informato e autorevole com’è, che sono più numerosi di quel che credevamo quanti non vedono l’ora di chiudere le urne, di passare al sorteggio. Finirono i re per diritto divino, boccheggia la democrazia rappresentativa. Negli USA la paralisi è addirittura dietro l’angolo.

Si facciano una ragione gli opinion leader di palazzo, da Colombani a Scalfari, a Ezio Mauro, a qualsiasi altro laudator temporis acti.  Detta nella lingua di Jean-Marie, Celui qui fait l’éloge du temps passé. Défaut, ordinaire aux vieillards, de dénigrer le présent, au profit du passé.

Porfirio

LE RICERCHE PER CAMBIARE DEMOCRAZIA LA DANNO VINTA AL SORTEGGIO DIGITALE

Nel pezzo “Tempo di democrazia semidiretta” (Internauta gennaio) si sostiene che in Italia la rappresentanza della sovranità popolare attraverso le elezioni sta agonizzando. Tra l’altro la XVI Indagine Demos per ‘Repubblica’ ha accertato, secondo Ilvo Diamanti, che per il 42% del campione la democrazia può funzionare senza i partiti; che oltre il 30%  ritiene si possa rinunciare del tutto alla democrazia; che solo il 7,1% ha fiducia nel Parlamento, il 5,1% nei partiti.  Si è sostenuto che queste risultanze non sono negative, visto che la nostra non è una democrazia ma una oligarchia di ladri. Nei maggior paesi dell’Occidente le prospettive del sistema parlamentare sono alquanto meno nere perché i contesti non sono altrettanto corrotti o malati.

Questo non vuol dire che all’estero non si aspiri a migliorare la democrazia. Infatti è fuori d’Italia che sta avanzando l’esplorazione di alternative al parlamentarismo deteriore, alternative che si riassumono in numerose varianti della democrazia semidiretta praticata 25 secoli fa nelle città del ‘sistema’ di Atene. Sono varianti -una di esse vige in Svizzera- realizzabili, verosimilmente in ambiente digitale, nelle condizioni del III millennio.

Gli USA aprirono per primi questa esplorazione “neo-ateniese” ventidue anni fa, quando Ross Perot si presentò candidato ‘third party’ alla Casa  Bianca con la proposta “se sarò eletto esporrò alla Tv le questioni su cui decidere direttamente ai cittadini; essi ‘who own America‘ esprimeranno la loro volontà con tutti i mezzi disponibili, tra cui la Tv interattiva (Internet non esisteva-NdR), e il mio governo attuerà. I parlamentari che contrasteranno la volontà popolare non saranno rieletti.

Ross Perot non andò alla Casa Bianca, però ottenne metà dei voti del presidente uscente (Bush senior) e il mondo seppe che la fede degli americani nel meccanismo elettorale non era più inconcussa. Quasi tutti i media internazionali dibatterono le ipotesi di democrazia diretta profilatesi a valle di Perot. Un politico  ambizioso, il vicepresidente Al Gore, additò la prospettiva di una ‘Neo-Athenian democracy”. Poi sembrò non accadere più nulla. L’esplorazione apparve finita. Eppure oggi:

-49 su 50 Stati dell’Unione sanciscono in linea di principio la superiorità del referendum sulle assemblee legislative;

– 24 Stati riconoscono a questa o quella istanza di democrazia diretta il potere di emendare i testi costituzionali e/o legislativi;

-una ventina di Stati attribuiscono ai cittadini il diritto di revocare (recall)  gli eletti;

-nel New England numerose piccole municipalità mantengono in vita l’istituto del “town meeting”: tutti i residenti deliberano direttamente.

Dovunque nel mondo i numeri della demografia siano troppo elevati per un ‘ritorno ad Atene’, una parte della teoria politica nordamericana ed europea è pervenuta a configurare la “soluzione randomcratica”, cioè il sorteggio a caso (random) di campioni di popolo detentori della sovranità: così come nei paesi evoluti l’amministrazione della giustizia penale spetta al popolo, il quale la esercita -a parte la funzione tecnica dei giudici togati- attraverso giurie sorteggiate tra tutti i cittadini in possesso di determinati requisiti. La giuria, non il magistrato, decide guilty/not guilty. Negli USA si è posta l’attenzione sul concetto di “macrogiuria” detentrice della sovranità al posto degli eletti. In Europa si è escogitata la formula del “minipopulus”.

In più gli Stati Uniti hanno allargato la ricerca e il dibattito sulla E-Democracy (democr.dir. elettronica o digitale). Il Florida Institute of Technology ha già implementato software che consentono la deliberazione simultanea di tutti i cittadini.

In almeno due dozzine di paesi del mondo sono state avviate iniziative più o meno sperimentali, propagandistiche o pre-operative, di E-democracy: tra gli altri Irlanda, Canada, Regno Unito, Nuova Zelanda, Australia, Sud Africa, Svezia, Finlandia, Russia, Ungheria, Grecia, perfino Uganda. La Svizzera è a parte: si definisce da sempre costituzionalmente una democrazia semidiretta (è sovrano il popolo non il parlamento); ma non si sottrae alla ricerca degli aggiornamenti imposti dall’era di Internet.

La bibliografia internazionale in argomento è ormai vasta. Riferiremo prossimamente su iniziative -prima fra tutte quella dei “Kleroterians” riguardanti in particolare il sorteggio, cioè la soluzione randomcratica. L’Italia è molto indietro: solo un po’ di libri, piccoli conati qua e là schiacciati dagli scherni di un pensiero unico di matrice cinico-ignorante. Tra le disfunctional democracies  è la peggiore. D’altra  parte l’Italia ha fama o pretesa d’essere stata nei millenni spiccatamente creativa. In effetti inventò parecchio: dall’impero romano all’opera lirica, da questa o quella pratica mercantile/bancaria al Rinascimento (con relativi pontefici imparentati con Satana), dall’estro speciale degli stilisti omosessuali al fascismo (fece scuola). Oggi la Penisola è accreditata di poco più della progettazione  del berlusconismo/antiberlusconismo: forse si riscatterà.

Chi scrive fu, salvo errore, primo nello Stivale a ipotizzare anni fa una soluzione randomcratica basata su una “ipercittadinanza” (‘attiva’, o ‘sovrana’) ristretta, composta cioè di circa mezzo milione di supercittadini  sorteggiati (per turni brevi da un computer centrale della magistratura, quindi a rotazione ravvicinata) tra persone in possesso di requisiti voluti. Tali supercittadini, oltre ad essere sorteggiabili in grado secondo, terzo, etc. -secondo il crescere e la rarità delle qualificazioni possedute- per funzioni deliberative e di governo sempre più esigenti-parteciperebbero per via telematica alla deliberazione. Eliminata in toto la delega elettorale e azzerati i politici professionali, si ricreerebbero le condizioni che fecero fiorire la Polis retta a democrazia diretta.

Al cuore di qualsiasi assetto randomcratico è dunque il sorteggio tra i più qualificati, oggettivamente meritevoli (p.es., chi ha fatto vero volontariato per almeno ‘x’ anni). Come vedremo, sul sorteggio –sortition, lottery e varianti-si concentra tra Dublino, Londra e Parigi, Londra e Dublino la ricerca degli accademici Peter Stone, Oliver Dowlen e Gil Delannoi e Stone (continua).

A.M.Calderazzi

“LABORATORIO ITALIA O MORTE!”

“Roma o morte”  fu il grido di lotta del risorgimentale Partito d’azione, quando negli otto anni tra Aspromonte e Porta Pia caldeggiò la conquista dell’Urbe. Qui spieghiamo perchè riaprire il secolare laboratorio della creatività nazionale. A chi dalle nostre parti non è capitato di sentire “Non sono mai stato all’estero, ma l’Italia è il più bel paese al mondo”? Chi ormai non trova strano il vanto “Sono fiero d’essere italiano”? Almeno un paio di volte per millennio dovremmo fare l’inventario degli svarioni, feticci e ubbie del nazionalismo. Le pretese sceme vanno sfatate: siamo all’incirca come gli altri dell’Occidente. Per qualche aspetto siamo meno degli altri.

E tuttavia: chi può negare che nello Stivale siano nati pensieri e accadute cose quali la Scandinavia, la piana sarmatica o il subcontinente sud-americano non hanno mai conosciuto? Non è detto valga ancora il giobertiano Primato degli Italiani; però non abbiamo l’obbligo di considerarci nient’altro che un dipartimento, un cantone di contesti più larghi: l’Europa, l’Occidente, l’Umanità. E’ incontestabile: negli ultimi diecimila anni lo Stivale ha prodotto da solo più bene e più male che interi sottocontinenti. Uno di noi che abbia vissuto al riparo di uno scudo chiamato ‘senso critico’ deve chiedersi almeno una volta se non ha ecceduto in understatement.

E’ stato bene eccedere, però attenzione. Questo Stivale ha secreto più succhi e più tossine di altre nazioni. Ha inventato, oltre alla mafia e all’obbedienza a tutti i padroni (Francia o Spagna purché se magna), anche l’impero romano, il papato prevaricatore, il Rinascimento glorioso e figlio di puttana, le dolcezze e gli ululati dell’opera lirica, le fisse del pallone e della moda, il futurismo, il fascismo, Gabriele d’Annunzio, e non è finita.. Ebbene, se non si dimostra che siamo invecchiati più di altre stirpi, ci corre l’obbligo di restare inventivi; di non imitare e basta; di porci  domande che altrove tramortirebbero. In politica, per esempio.

Settant’anni fa, quando la sconfitta militare e la fine del fascismo si fecero sicure, i carpetbaggers che aspiravano all’eredità credettero di costruire un audace Stato Nuovo coi progetti, i materiali e gli stili di oltre un secolo prima: urne, parlamenti bicamerali, partiti predatorii. Per il ritardo culturale e il dolo dei padri/nonni Costituenti ci troviamo col peggiore dei congegni occidentali. Non è grottesco che, con la nomea di estrosi che ci portiamo addosso, non ci venga in mente di farla finita con istituzioni e concetti  venuti in voga due secoli e mezzo fa?

Riproponiamo dunque con forza la questione “laboratorio Italia”. Abbiamo tanto poco da perdere che ci conviene sperimentare. Il rifiuto della democrazia rappresentativa e del parlamentarismo ha ormai una storia molto lunga: in Francia, p.es., lunga quanto la Terza e la Quarta Repubblica; taciamo sull’Europa orientale, Russia in testa.

Da noi quasi nessuno crede più nella democrazia dei partiti e delle urne. Non si profila altra alternativa che il passaggio a questa o  quella formula di democrazia diretta/elettronica, più o meno selettiva. E’ disdoro del regime sorto nel 1945 e della sua cultura inerte se l’unica disordinata ipotesi di democrazia diretta e stata fatta propria da un movimento strampalato: Le sue prime iniziative politiche, dopo un’affermazione folgorante, si presentano illogiche. La più  bislacca è la scelta di puntare sul Parlamento, laddove il M5S ha senso solo come forza frontalmente antiparlamentare e anti-istituzionale. Le vie del Signore essendo infinite, è possibile che quanto resterà del  Movimento consegua qualche risultato, a giustificazione della strategia parlamentare. Ma lo scetticismo è lecito.

Un sentiero è stato aperto quando il grillismo ha avviato la pratica della deliberazione via Web; ha inoltre reso brevissimi gli incarichi quali le presidenze dei gruppi parlamentari. Se resteranno trimestrali, si confermerà il proposito di contrastare almeno una parte delle prassi che fanno professionale, carrieristica e cleptocratica l’attività politica. Tuttavia il disegno di prosciugare dall’interno l’acquitrino, anzi le sabbie mobili, della democrazia truffaldina risulterà velleitario. Anche perché la compattezza, la disciplina e il disinteresse degli eletti sono esposte ai rischi più gravi. Il Movimento avrebbe dovuto assalire le istituzioni per demolirle, non per gestirle.

Eppure non è chi non veda il potenziale  dell’opposizione di sistema mossa dal M5S, per la prima volta dal 1945. Sin da subito il popolo del Web potrebbe essere associato alla funzione legislativa. Si parlava da molti anni di democrazia elettronica e da noi non accadeva niente. Con tutti i suoi errori, Grillo ha mosso qualcosa.

L’obiezione tradizionale alla proposta di ‘tornare ad Atene’ è che Atene negava l’appartenenza alla Polis alle donne, agli schiavi, ai meteci. La Polis era ristretta. Ebbene, il concetto di democrazia neoateniese che Internauta ha ricevuto da un piccolo nucleo di ‘progettisti’ milanesi – v. Internauta Ottobre 2012, “Blueprint: la Democrazia Neo-Ateniese Selettiva”– si basa sulla pregiudiziale che la Polis autogovernata del futuro sia ristretta. Circa 500-600 mila supercittadini  che si avvicendano a turni di “servizio politico” di non oltre un anno. Abolite le elezioni, si diventa supercittadini per estrazione a sorte, non all’interno dell’intera Anagrafe ma di un Ruolo di Selezionati.  Sorteggi di secondo e terzo grado assegnerebbero gli incarichi oggi elettivi ai supercittadini nell’anno di turno politico.

In aggiunta alle persone con elevate benemerenze civiche (il volontariato in primis) e oggettive esperienze culturali e lavorative (non solo imprenditori o accademici di livello, anche capi operai, coltivatori diretti, etc.), il Ruolo dei Sorteggiabili  potrebbe accogliere anche chi dimostri con un esame d’essere in grado di fare il supercittadino per un anno, se scelto dal sorteggio.  Un organismo della magistratura gestirebbe le selezioni e i sorteggi: sempre col limite massimo di un anno per turno. I politici di carriera sparirebbero. Al più modesto dei coltivatori dell’Attica poteva accadere di fare l’arconte, magari per un giorno.

Concludendo: ciascuno di noi abitatori di questa ‘Saturnia tellus magna parens frugum’ si senta sfidato a pensare a qualcosa di diverso da ciò che abbiamo. Sfidato a progettare, a ingegnerizzare una Polis meno scadente della nostra. Come società civile non stimiamo più il nostro assetto. Concepiamone uno migliore. Oppure deponiamo il vanto della fantasia creativa.

A.M.C.