BLUEPRINT PER LA DEMOCRAZIA DIRETTA NEO-ATENIESE SELETTIVA

1. Cancellata per sempre la delega elettorale, in Italia produttrice della peggiore politica d’Occidente, la sovranità del popolo non viene più ceduta ai rappresentanti espressi dalle urne: essa resta ai ‘cittadini qualificati’ -o cittadini attivi, o supercittadini- scelti per un anno dal sorteggio. Essi la esercitano direttamente in continuo, sia attraverso la consultazione e deliberazione via telematica,  sia in quanto sorteggiati in 2° grado a fare un turno breve (p.es. un semestre) negli organi deliberativi ed esecutivi, governo centrale compreso. Il sorteggio sostituisce le elezioni. La Costituzione va cambiata in toto. Lo Stato paga la consulenza informatica a chi ne necessita.

2. Il suffragio universale resta solo per i referendum, anche propositivi, tutti senza quorum e resi più facili da indire. Le decisioni referendarie sono vincolanti: le leggi e gli altri atti legislativi ed esecutivi non possono contraddirle o svuotarle. In questo senso la Democrazia Diretta acquista una fisionomia elvetica, sedici anni fa additata come esemplare ai Paesi occidentali da uno speciale di ‘The Economist’.

3. La ‘cittadinanza  qualificata’ si attribuisce a 500.000 persone per ciascun turno annuale, estratte a sorte da un computer centrale della Magistratura, sotto gli opportuni controlli e in presenza di determinati requisiti: cultura, esperienze lavorative/operative, meriti civici -volontariato, etc- pienamente documentabili. Un organo ad hoc della magistratura compila e aggiorna l’Albo dei Cinquecentomila, accogliendo o respingendo le domande d’iscrizione volontariamente presentate dai cittadini; la magistratura accerta che nessun supercittadino abbia carichi pendenti, sia inquisito o imputato.

4. Prestare il “servizio politico” da supercittadini non è obbligatorio; dà diritto a un modesto compenso di base (p.es. 1.000 euro per turno annuale) contro la disponibilità ad essere sorteggiati e sondati ufficialmente; il compenso aumenta se il sondaggio diventa molto impegnativo in termini di prestazione e studio.

5. Dopo un semestre di appartenenza all’Albo dei Cinquecentomila, i supercittadini possono essere sorteggiati in II grado al loro interno per servire un secondo semestre in uno degli organi deliberativi -consigli comunali e regionali, parlamento monocamerale di 200 membri sorteggiati- oppure esecutivi -giunte comunali e regionali; governo centrale.

6. Col salire in importanza degli uffici da ricoprire devono crescere i requisiti dei cinquecentomila supercittadini: chiunque di loro può essere sorteggiato per sedere nel consiglio di un piccolo comune; solo le 300 persone incluse per qualifiche e meriti oggettivi nella classe più alta di supercittadini possono essere estratti a sorte per un semestre nei governi regionali; solo tra i 50 supercittadini di vertice sono sorteggiati i 10 membri dell’esecutivo centrale: uno dei quali a turno presiede il governo, un altro assolve le mansioni di capo dello Stato.

7. I Cinquecentomila vengono sorteggiati per un anno tra persone in possesso di requisiti quali:

– cultura: da laurea in su, oppure meriti intellettuali dimostrabili oggettivamente: p.es. premi, concorsi vinti, altri riconoscimenti oggettivabili;

– esperienze lavorative/operative: p.es. dirigenti, imprenditori, sindacalisti da almeno 10 anni; capi-operai da almeno 15 anni;

-meriti civici: p.es. volontariato svolto full time da almeno 5 anni, part time da 10 anni.

8. I supercittadini selezionati per sorteggio a far parte degli organi deliberativi ed esecutivi del livello più alto possono, a titolo eccezionale e in presenza di meriti e requisiti straordinari, sostituirsi al sorteggio e designare a maggioranza un capo straordinario del governo. Di norma il governo è presieduto a turno da uno dei suoi Dieci membri.

9. I membri del governo svolgono a turno le funzioni di capo dello Stato, le cui attribuzioni e facoltà vengono ridotte al minimo essenziale, mentre sono rinvigorite quelle del capo a turno dell’Esecutivo (governo centrale). Sono eliminati gran parte dei ruoli cerimoniali e di rappresentanza. La reggia del Quirinale va chiusa, venduta o riutilizzata. Idem per le altre residenze presidenziali. I fondi di dotazione e i dipendenti di tutti gli organi di vertice delle  istituzioni vanno ridotti fino all’80%. Ad ogni livello, anche periferico, le sedi di prevalente prestigio vengono chiuse, oppure ridotte fortemente nel personale e nei costi.

10. La miniaturizzazione dei costi di rappresentanza e prestigio porterà qualche pregiudizio a livello diplomatico, PR e simili, ma il Paese guadagnerà reputazione se dedicherà le risorse risparmiate ad opere più importanti del protocollo e degli usi diplomatici. P.es. la Democrazia Diretta metterà fine alle consuetudini mondane onde poter cancellare indegnità quali il non assicurare automaticamente un tetto decente ai senza dimora, un pasto agli scolari poveri, un reddito di sussistenza alle famiglie senza reddito. Trascurando la riprovazione di  diplomatici e ciambellani stranieri non si destineranno risorse, p.es., a ricevimenti, parate, visite di Stato, etc.: eventi quasi sempre futili o privi di utilità. La Democrazia Diretta farà rivivere gli ideali repubblicani di sobrietà, che nella storia si contrapposero allo sfarzo e all’elitismo delle monarchie.

 A.M.Calderazzi

Ps. Di solito per le risposte utilizzo un apposito articolo, ma stavolta prendo poche righe in calce all’oggetto della mia critica, spero costruttiva. Mi pare che un problema su cui si debba riflettere sia la poca durata del mandato dei “supercittadini”, che  potrebbe essere di ostacolo alla creazione ed all’impiego di una competenza specifica nelle cose di governo. Il rischio, in parole semplici, è che quando finalmente un sorteggiato ha sviluppato le competenze per governare al meglio, il suo tempo sia scaduto. Mi pare tuttavia un problema superabile se alla “politica” lasciata in mano ai “supercittadini” si affiancasse una “burocrazia tecnica”, gestita rigidamente su criteri di neutralità e competenza, in grado di incanalare le proposte politiche ed evitare derive pericolose. Dei tecnici insomma col potere di dire “questo non si può fare” ai politici, ancorché questi ultimi fossero uomini degni e probi e selezionati con l’estrazione a sorte. Per evitare incrostazioni, anche i tecnici dovrebbero avere mandati di durata predeterminata e non rinnovabile.

Tommaso Canetta

25 APRILE 2013, UNA NUOVA LIBERAZIONE

Aggravatasi paurosamente la crisi, inferocitosi l’odio per i partiti, il 25 aprile 2013 l’Uomo di fegato ha preso il potere senza colpo ferire. Ha applicato alla lettera il metodo di Miguel Primo de Rivera, quella volta di novant’anni fa in Spagna: accordi tecnici tra i principali comandanti territoriali, perfetta sincronizzazione degli interventi, niente impiego delle armi, pura e semplice destituzione dei gerarchi e notabili del regime. I più non hanno fiatato, i meno sono stati ospitati in amene località montane.

Il 26 aprile 2013 giornali e teletestate non sono usciti o presentavano vasti spazi vuoti; quelli del giorno successivo inclinavano già a capire le ragioni del Movimento; un altro giorno ancora e le Grandi Firme, i Pensosi Opinionisti e i Testimoni del Tempo, insomma le icone del pensiero democratico, hanno preso ad inneggiare all’Uomo di fegato.

Camusso, Landini e ogni altro leader sindacale sono stati prontamente guadagnati al colpo di stato. Portati subito nella tenda del comando supremo, l’Uomo di fegato ha spiegato loro, libri di storia alla mano, che a partire dal 1923 il capo dei sindacati spagnoli Francisco Largo Caballero -il ‘Lenin spagnolo’, futuro capo del governo repubblicano cioè rosso- fu l’ascoltatissimo consigliere ufficiale di Primo de Rivera: questo perché il Dictador volle essere primo nella storia moderna di Spagna a innovare dalla parte del popolo: case, ospedali, avvio delle pensioni e delle assicurazioni sociali. Nacque allora il Welfare iberico, e in più si attuò un vasto programma di opere pubbliche (strade, canali, ferrovie, persino paradores) che dettero occupazione. Niente scioperi ma parità tra capitale e lavoro in organismi d’arbitrato obbligatorio. Nessuno storico nega il consenso quasi unanime che andò al regime militare nel primo quinquennio, prima che i forti interventi statali ingigantissero il debito, e prima che arrivasse la Grande Depressione.

Messa così, è chiaro che l’Uomo di fegato del 2013 è deciso a correggere la rotta della nave, a cancellare gli eccessi del capitalismo. Per indebolire l’onnipotenza del diritto di proprietà e la prepotenza del mercato ha sospeso anche il Codice civile e ha cassato il concetto del diritto acquisito. Con un decreto entrato in vigore di notte ha espropriato le grandi fortune, mandando in esilio quanti hanno cercato di esportare i capitali. Ha dichiarato di non sapere rilanciare la crescita; pertanto la società andrà riorganizzata nella presunzione della decrescita. Le grandi masse dovranno vivere con un po’ meno, i privilegiati con moltissimo meno. A tutte le famiglie sarà garantito il minimo vitale. Il governo del Dictator ha notificato l’uscita dall’Alleanza occidentale e la rinuncia a tutte le operazioni internazionali, a parte rari e autentici interventi caritatevoli.

Il sistema derivante da queste riforme non sarà fondato sulla libera iniziativa; i suoi parziali lineamenti neo-collettivistici avranno poco in comune con i fallimenti del marxismo. Questi sconvolgimenti non li attueranno i militari dell’Uomo di fegato: troppo impreparati, in ogni caso troppo pochi. Si aprirà l’era della democrazia diretta selettiva, senza più elezioni. Tra i cittadini più qualificati per capacità professionali e meriti civici quali il volontariato, il computer centrale estrarrà una Polis ristretta, per turni non rinnovabili di pochi mesi. Assistiti dai tecnici e dai burocrati, i circa cinquecentomila ‘supercittadini’ saranno decisori e gestori. Mai più politici di mestiere.

Il meccanismo congegnato dall’Uomo di fegato avrà molti difetti, eppure risulterà preferibile a quello, insopportabilmente pessimo, cancellato con le brusche. Lo dimostrerà ad abundantiam l’approvazione del popolo. In Spagna i primi anni della gestione primo riverista furono i migliori tra il crollo del parlamentarismo dei notabili e la Guerra Civile.

l’Ussita