LA  REPUBBLICA SABAUDOMONARCHICA NATA DALLA RESISTENZA

Si annunciano tempi di indigenza seria, indigenza della manopubblica come dei cittadini contribuenti.  Anche a voler rimuovere il problema dei costi economici dell’epidemia -quanti miliardi?- nessuno dubita che la collettività fallirà nell’affrontare le sfide grosse che la attendono, dallo stabilizzare le falde dei monti che franano, a mettere in sicurezza le scuole e i viadotti, a fare il suo dovere verso i popoli della miseria, a soccorrere famiglie e aziende impoverite dal morbo.  Contabilizzare ora i costi di tante opere avrebbe all’incirca il senso di notificare sulla forca all’impiccando l’ammontare delle sue infrazioni fiscali o stradali. I fabbisogni urgenti dello Stivale saranno tutti, nessuno escluso, finanziati in deficit. Al contrario, amputando sul superfluo e sul non-vitale, non ingigantiremmo il debito.

Allora, qualcuno di noi si aspetta che  i nostri decisori si risolveranno, anche a valle del solo virus, ad amputare il superfluo? No, nessuno. Semplicemente si negherà che la mannaia sia davvero obbligatoria; che ‘un grande paese come il nostro’ possa tagliare le voci del puro prestigio, anche prestigio dei parvenus della ricchezza quali siamo.  Quindi si dichiareranno intoccabili gli F35, i missili più aggiornati, l’obbedienza alla Nato, la compagnia aerea di bandiera, la sopravvivenza delle aziende senza mercato, i bisogni della moda, degli sport e degli spettacoli (film softpornografici compresi). I decisori repubblicani proteggeranno i ricevimenti delle ambasciate, anche di quelle che fanno ridere. Infine, e soprattutto, gli appaltatori del potere difenderanno centinaia di superbi edifici di vanagloria: specialmente quello, il Quirinale, che genera il più macroscopico e disgustoso degli sprechi, la reggia della repubblica rossastra.

Tutto il superfluo e tutto il carognesco sarà dichiarato sacro. Questo perché quando i Padri e i Patrigni della patria decisero di abolire la monarchia -fecero benissimo- vollero in realtà far nascere una repubblica alla sabauda, tanto per  non dare troppi dispiaceri ai monarchici e ai Reali. Umberto I, padre di Vittorio Emanuele III, era sovrano di un regno  ammalato di pellagra, tisi ed emigrazione miserabile; eppure esigeva, oltre agli arazzi e ai giardini dei papi affiliati a Satana, il mantenimento di mille cavalli.
Egli era sicuro che tenessero al suo decoro anche pellagrosi, tisici, crocieristi nelle stive puzzolenti dei vapori per il Nuovo Mondo.
Come avrebbe potuto, il re delle prime conquiste africane fallite, fare a meno di competere in lusso con le altre grandi Corti? Risultato, il Quirinale dei papi atei e di Umberto gareggiò con le regge imperiali di San Pietroburgo e di Londra. Superò i saloni del Kaiser. I tubercolotici e i malariosi dell’Agro Pontino avevano di che inorgoglirsi: la Reggia.  Il figlio di Umberto, pur nei suoi complessi di rachitico, era più intelligente del Re Buono: dicono che amasse dormire su una branda, e seppe arrestare il Duce.
Dov’è la differenza tra le scelte delinquenziali dei papi sec.XVI e quelle dei Costituenti e di tutti, proprio tutti, i capi di stato repubblicani?
Dai gironi infernali cui sono dannati, gli animaleschi pontefici che pagarono il Quirinale col denaro dei poveri di Cristo, si compiaceranno dell’impronta antisobria data alla repubblica similpartigiana dai Costituenti del 1948. Forse che i successori democratici dei Savoia avrebbero dovuto contentarsi di una reggia contadina come quella di Nicola del Montenegro, a Cettigne?

Tutti sappiamo che la Casa Bianca – non ospitò papi e sovrani- non deve aspirare alle sontuosità della reggia repubblicana di Roma, spesso senza vergogna descritta dai pennivendoli quirinalisti come ‘Casa di tutti gli italiani’. Il Quirinale sembra essersi ridotto, di recente, a 765 dipendenti di ruolo (in passato superavano i mille): i reparti militari di vanagloria sono a carico di altri bilanci. E’ stato fatto il conto: i dipendenti di ruolo sono 388 più che la ciurma della White House, la quale serve l’Esecutivo più possente della storia, laddove il fastigio della nostra repubblica non produce che la ‘moral suasion’ sui Proci del regime. L’onere del Quirinale supera quello delle regge di Trump e di Elisabetta. Mentre è inevitabile che le 1200 stanze e le centinaia di arazzi del Quirinale richiedano molti lacchè, valletti e giardinieri, risulta mostruoso il numero degli addetti alla prosopopea protocollare e giuridica. I Ministeri, le Camere e le università pullulano di giuristi pagati dal contribuente: non bastererebbero per dare pareri legali al capo dello Stato?

L’Inquilino alla sabauda e i suoi 765, anche quando la loro salute è di ferro, hanno assoluto bisogno di un luogo di villeggiatura: ecco dunque la Tenuta presidenziale (ex reale) di Castelporziano, tutt’altro che economica da gestire. Sessantasei ettari di foresta superba, mandrie di bovini di bellezza (‘bos primigenius), prati, campi agricoli e di tennis e, più ancora, tre chilometri di spiaggia tra la foresta e il Tirreno. E’ riservata, oltre che alla Corte repubblicana, ai dipendenti e loro congiunti, amici e fidanzate. Tutti gli ingressi sono custoditi da guardie armate, considerata la natura usurante del lavoro dei cortigiani e dei lacché.  Chi si sentirebbe di togliere questo paradiso a dipendenti tanto stressati dallo sforzo di far fare bella figura ai sessanta milioni dello Stivale? Oltre a tutto, i dipendenti pagano ben 60 euro all’anno per bagnarsi nella spiaggia più paradisiaca del Mediterraneo.
Inoltre il Quirinale è munito di un’altra residenza di piacere: villa Rosebery a Napoli. Già dei re Borboni, fu proprietà di sommi aristocratici e di Lord Rosebery, primo ministro del Regno Unito nel 1894. Circondato da un grande parco, lo storico e raffinato edificio è posto in posizione incantevole sul Golfo.

Sappiamo perchè ci sveniamo per il Quirinale e per due residenze estive: i fondatori della Repubblica la vollero, in tempi amari, ‘fondata sul lavoro’ ma monarchica nei ricevimenti, nelle etichette e nel fasto. Invece la storica virtù, l’irraggiungibile superiorità dell’istituzione repubblicana, è stata nei millenni la semplicità,  semplicità contro lo sfarzo e i vizi delle corti.  Ebbene, dopo tre quarti di secolo di vituperio, la Repubblica (sognata dai grandi spiriti di tutti i tempi e tradita dai costituenti) dovrebbe chiudere e vendere al migliore offerente le Tre Residenze: ottima cosa se l’Imperatore della Cina le comprerà per le  vacanze di massa del suo sterminato popolo. Oppure, incombendo sullo Stivale la recessione seria, le Tre Residenze andrebbero messe a produrre reddito in grande, non costi. Valgono molti miliardi, c’è chi li pagherebbe. Per la casa del Primo Cittadino basti una villa di medio livello e di modica superbia.

E i dipendenti? Da un settantennio abbondante  lacché,  maggiordomi, ciambellani e vallette piacenti godono di paghe e privilegi vergognosi. Abbiano pazienza, scontino! Siano messi a riposo fino all’ultimo tutti coloro che eccedano le modeste necessità di una istituzione semipleonastica come la Badanza della repubblica. Ricevano una pensione alimentare, di stretta sopravvivenza, di ammontare uguale per tutti, dalle stiratrici e dagli sguatteri al Segretario generale e ad ogni dignitario. Senza dubbio l’impianto della Costituzione e del Codice civile è talmente sciagurato che decine di Corti, supreme e non, proibirebbero qualsiasi misura draconiana. E’ una ragione in più perchè questa monarcorepubblica sia da cancellare.

Antonio Massimo Calderazzi

CASTELPORZIANO & VILLA ROSEBERY: PIU’ SFARZO PER IL BENE DEL POPOLO

Perché dovremmo amare la Patria d’oggi allorquando tambureggiano le storie di quotidiana infamia, dai tentativi di dotarci di vettori da guerra spaziale al trattamento principesco di trombati alla Gianfranco Fini, dal dogma che i patrimoni privati e pubblici non si toccano all’indifferenza per un suicidio al giorno? Il nostro è uno Stato-canaglia:

All’aprirsi del Secondo Settennato del Lord Protettore della democleptocrazia il ‘Corriere della Sera’ ha pubblicato, peraltro con signorile leggerezza di tocco, il seguente minimalismo (cm 11 x 3): “Avrebbe usato materiali e manodopera della tenuta presidenziale di Castelporziano per costruire mobili per la sua abitazione privata. Per questo l’ex segretario generale della presidenza della repubblica Gaetano Gifuni è stato condannato dal Tribunale di Roma a un anno e 5 mesi di reclusione, pena sospesa. Condannato a 4 anni e 6 mesi per irregolarità anche il nipote di Gifuni, Luigi Tripodi, che gestiva la tenuta”. Il 7 ottobre 2012 il ‘Corriere’ era stato più duro: “PRIMA condanna” aveva intitolato il suo pezzo su un verdetto che intimava a Gifuni, a suo nipote e ad altri figuri della basse-cour dell’ex segretario generale di risarcire lo Stato per fatti sui quali noi scriventi siamo male informati. Ci limitiamo a rilevare che Gifuni, quando era iperciambellano della Reggia (sotto Ciampi e Napolitano) era, nella dizione corrente, “potentissimo”; cioè beneficiava in grande dei privilegi elargiti ai Proci dalla repubblica sorta sugli eroismi  e sugli assassinii della Resistenza.

Quale che sia l’integrità della gestione della tenuta di Castelporziano, denunciamo il fatto stesso che la tenuta esista, sia presidenziale invece d’essere stata venduta alla fine della monarchia, costi molto e impieghi troppa gente, inclusi guardaboschi, cacciatori, palafrenieri e burocrati più o meno integerrimi. La tenuta si estende per 5892 ettari (quasi 59 milioni di mq), comprende una spiaggia riservata lunga 3,1 km, campi coltivati e pascoli per 750 ettari. Il resto, a foresta, è probabilmente la più ricca della penisola in specie botaniche e animali ( come tali richiede ‘cacciatori’ e palafrenieri a carico del contribuente).

Ovviamente i benefici in salute e in spirito della grande oasi, -molto amata dai Savoia, specie i più amanti della caccia- non vanno solo all’austero monarca e alla consorte donna Clio, nonché ad altri familiari ed intimi della First Family. Vanno anche a parenti, conoscenti e coinquilini dei millesettecento corazzieri, consiglieri, maggiordomi e lacché  della Reggia. Non sarebbe giusto negare loro le dolcezze del paradiso in terra: Dopo tutto c’è anche nella basse cour chi ama cavalcare, cacciare, fare gratis (al top dell’eccellenza) altre attività ritempranti.

Ci inorgoglisce pure il fatto che la Prima Famiglia possa contare, oltre che sui 180 mila mq del Quirinale e all’Eden di Castelporziano, anche di una residenza a Napoli: villa Rosebery, un gioiello del neoclassico partenopeo, già appartenuto a lord Rosebery, nel 1894 successore di Gladstone quale capo del governo britannico. Tuttavia qui il similquirinale conta solo 66.000 mq. Noi non sappiamo di quante residenze estive goda il Bundespraesident germanico; sappiamo invece che Camp David, la residenza di montagna del presidente USA nel Maryland settentrionale, è un grosso e disadorno chalet, ben meno fascinoso delle nostre dimore e parchi di corte.

Peggio per gli americani: non si fossero ammutinati contro Giorgio III, ne avrebbero ereditate di dimore dinastiche da valorizzare oggi in spirito di democrazia! Potrebbero trattare il loro presidente con la sontuosa larghezza che pratichiamo sul Colle Più Alto, a Castelporziano e a villa Rosebery. Larghezza più che meritata: l’anno prossimo saranno 60 anni che Giorgio serve disinteressatamente il Paese, senza interruzioni. Cominciò a 28 anni anni, quando Palmiro Togliatti lo notò e lo fece deputato. Non ci sono saloni e parchi che bastino per dire la riconoscenza del popolo, Casta ed esodati/inoccupati/suicidi col gas compresi.

A.M.C.