DIALOGO SU GRILLO E SULL’ANTIPOLITICA

QUASI NULLA SARA’ COME PRIMA QUANDO L’ANTIPOLITICA TRIONFERA’

Valga la confessione di uno tra i giornalisti più fradici di vecchia politica legittimista, persino capo di una lista elettorale, cioè aspirante gerarca. Curzio Maltese ha asseverato la realtà in modo impeccabile: “La professione politica ha fallito”. Bravo Maltese che non ricorre ai consueti giochi di mano, tre o più carte, per nascondere la sconfitta  propria e dell’intellettualame intero. E che ammette la fondamentale falsità di un settantennio di vanti del pensiero democratico unico.

Le cose stanno veramente come dice il Nostro.  L’esplosione antipolitica degli ultimi anni è il fatto storico più importante dalla caduta delle dittature nazista, fascista e comunista. I popoli si affrancano, insorgono, e i padroni cui si rivoltano sono i professionals dei partiti, gestori della frode elettorale  a mezzadria col denaro e con la corruzione. Settant’anni troppo tardi, Curzio Maltese scopre che la democrazia rappresentativa e la Carta costituzionale sono il nemico. Constata che nell’assetto postfascista/postcomunista il Demos non conta nulla, si è spossessato a favore dei Proci usurpatori e saccheggiatori.

Occorrerebbe -si rassegna ad ammettere il capolista ‘Tsipras’- tornare a un assetto ‘ateniese’, nel quale tutti i cittadini (quelli qualificati, degni del nome -NdR) fanno le loro normali occupazioni; si trasformano a turno (soprattutto attraverso il sorteggio/sortition -NdR) in legislatori e governanti pro tempore; poi tornano alle loro occupazioni. Un po’ come il servizio militare degli svizzeri.  L’esperienza dei parlamentarismi partitocratici, specialmente in Italia Francia Spagna Portogallo Grecia, ha dimostrato al di là di ogni dubbio che la delega elettorale esprime una classe di potere immancabilmente deteriore e ladra.

Ecco perché l’Antipolitica è la svolta più epocale dal 1945 in Italia, da un quarto di secolo nell’ex campo socialista. Onore e riconoscenza a tutto ciò che ha mosso la frana antipolitica. Da noi il grillismo, sgradevole o equivoco quanto si vuole, ha fatto da grimaldello, da maglio, da indispensabile ostetrica di una nascita gioiosa. Ha articolato in schiamazzi, sbraiti e vaffa un sentimento di fondo che era inespresso in quasi tutti. Oggi che è un movimento temibile gli si imputa che ‘non costruisce’. Forse è così. La lunatica strategia di vincere per la via parlamentare potrà fallire. Dovesse un giorno trionfare, c’è il pericolo che degeneri in partito, solo momentaneamente meno putrido degli altri segmenti della Casta. Ora come ora il movimento è un pesante martello demolitore, indispensabile per abbattere l’abusivo ecomostro; un piede di porco senza il quale non si schioda il sistema.

Questo invoca -di fatto- il sunnominato giornalista della cleptocrazia. Questa è la logica dell’insurrezione antipolitica. Oggi un tot di tizi qualsiasi, più o meno individuati dalla Rete, si sono trovati parlamentari, aspiranti guastatori, pedine di un gioco troppo grande per loro in quanto dominato da croupiers farabutti. Oggi possono solo intralciare, sabotare, fare cagnara. Un giorno, forse non troppo lontano, i tizi qualsiasi reclutati dal Web saranno -se qualificati, se veramente cittadini- sorteggiati per esercitare brevemente la sovranità al posto dei lenoni e degli spacciatori della delega elettorale. Spesso, ogni volta che sarà necessario, saranno giudicati dal referendum telematico: i pochi, quasi nessuno, che non possiederanno un computer, un tablet, un telefonino riceveranno gratis una monocellula elettronica, valore un euro, capace di registrare e trasmettere solo Sì/No.

Questo è, al fondo di tutto, il senso del vincere dei populismi antipatici e contraddittori ma sacrosanti. Sono l’avanguardia dell’insurrezione antipolitica generale e della democrazia diretta, parzialmente elettronica, alternativa obbligata allo sfascio in grande.

Antonio Massimo Calderazzi
GRILLO E LA SUA ANTI-POLITICA NON DEVONO PASSARE

A dispetto di quanto sostiene l’amico Calderazzi qui sopra, non mi sembra ragionevole ritenere che dal grillismo dilagante possa mai nascere niente di buono. La democrazia diretta, internet, la partecipazione dei cittadini e via dicendo sono drammaticamente e semplicemente i fronzoli piacioni di un movimento che altrimenti apparirebbe per quel che è: leaderista quanto il peggior stalinismo, sfascista e cripto-fascista, plutocratico e promotore dei più beceri rigurgiti di ignoranza e anti-intellettualismo.

Le votazioni sul blog di Grillo riguardano un numero ridicolo di persone (decine di migliaia, a fronte di quasi dieci milioni di elettori), la loro regolarità non è accertata da alcun ente terzo e manca – ma questa è una battaglia propria di Internauta – un qualsiasi criterio di selezione e di merito per i contributi e le eventuali cariche. Già anni fa Isaac Asimov metteva in guardia «dall’idea sbagliata che in democrazia la nostra ignoranza valga quanto l’altrui conoscenza». Un insegnamento a cui gli scherani del comico genovese sembrano immuni.

Il danno che questa masnada di aspiranti sudditi di due aspiranti dittatori (che più inquietante di Grillo è il suo sodale Casaleggio) stanno facendo all’idea di democrazia diretta neo-ateniese, o random-crazia, è incalcolabile. Per gli anni a venire le pur buone proposte che potrebbero nascere in questo ambito saranno squalificate agli occhi delle persone non attirate nella trappola dell’anti-politica grillina. La reazione del sistema a Grillo – che per il principio azione/reazione ci sarà di sicuro – travolgerà anche quei buoni concetti, usati dal M5S come orpelli, che avrebbero meritato miglior fortuna. Prendere le distanze dall’antipolitica e dal grillismo mi pare doveroso per chiunque non voglia veder morire con le fortune del comico-urlatore anche le speranze di un miglioramento della nostra forma democratica. Perché se lo scontro si polarizzasse tra la “casta” e questi sedicenti movimentardi, lunga vita alla casta. Meglio i corrotti dei pazzi.

Tommaso Canetta

RIFERITI A METTERNICH IL PENSIERO E L’AZIONE DEGLI SCALFAREGGIANTI

Ci furono i Flagellanti, confraternite laiche che compivano viaggi penitenziali di trentatré giorni, con più sferzate al dì col flagello, strumento di autosupplizio e disciplina. Furono condannati nel 1349 da Clemente VI, il quale prima appoggiò, poi scomunicò Cola di Rienzo. Uomo di cultura, protettore di Petrarca, era un papa cui non andavano a genio i fondamentalisti della fede, detti appunto Flagellanti.

Oggi si animano gli Scalfareggianti. Chi sono? Niente di penitenziale, al contrario. Sono gli opinion leaders gregari del potente Eugenio Scalfari (Civitavecchia 1924), al quale fanno capo le vaste masse degli edonisti di sinistra. Nel 1976 il movimento venne lanciato in orbita dalla fondazione del quotidiano La Repubblica. Il grande successo della testata si dové al suo proporre valori trasgressivi e modelli consumistici elitari ai ceti piccolo-borghesi in passato rassegnati alle ristrettezze, e -sempre in passato- ingenuamente inclini all’egualitarismo d’ispirazione socialista. La laicità neo-illuministica e libertina è efficace lievito del moderno radicalismo chic.

Di recente, nell’agonia della Seconda Repubblica e nel mortale pericolo che incombe sulla partitocrazia nata dalla Resistenza, Eugenio Scalfari -abbiamo visto pensatore principe della sinistra filoplutocratica- è andato sviluppando un severo rifiuto dei conati ostili all’ordine costituito, in particolare di ogni malinteso passaggio alla Democrazia Diretta. Ha suscitato e fatto implacabile lo sdegno di Scalfari l’iconoclastico movimento 5Stelle, sobillato da un Catilina genovese di formazione comica. Gli opinionisti e i politici che, accettando il carisma di Scalfari, si schierano a difesa delle Istituzioni e delle Prassi cleptocratiche consolidate, si configurano appunto come Scalfareggianti, nemici giurati del disordine e dell’antipolitica. Scalfareggia, orgogliosamente, chi non tollera gli scherni, lazzi e cachinni che si indirizzano al benemerito assetto oligarchico, a partire dai risultati riprovevoli delle recenti legislative.

Ergendosi farinatescamente contro la sollevazione dei ciompi e dei sanculotti antiregime, il Fondatore di Repubblica viene a giusto titolo portato sugli scudi quale capofila di un vigoroso neo-legittimismo italiano, storicamente più giustificato di quelli d’Oltralpe. In  apparenza  il backlash  degli Scalfareggianti si rifà al conte Monaldo Leopardi, inflessibile genitore del dolce innamorato di Silvia e autore (Monaldo) di un manifesto iperconservatore firmato ‘don Muso Duro’. Invece il Fondatore  non nasconde che il suo combattimento contro le perniciose novità si ispira direttamente a Clemens von Metternich. L’ingratitudine dei sediziosi viennesi nei confronti di un titano che aveva torreggiato sull’Europa (nella rivoluzione del 1848 costrinsero il principe a mettersi in salvo a Londra; quando rimpatriò non gli restituirono il suo eccelso rango), l’ingratitudine dicevamo motiva oggi il Fondatore  all’intransigenza: nessuna debolezza verso i contestatori della democrazia rappresentativa e dei partiti cui si deve il presente splendore repubblicano.

Autorevoli esponenti neo-legittimisti a Vienna e nelle altre capitali dove si rimpiangono le dinastie storiche hanno già avviato l’iter per l’aggiunta al cognome civitavecchiese del superbo patronimico Metternich. Non è chi non veda l’apporto che la caratterizzazione metternichiana darà all‘engagement  degli scalfareggianti contro i perturbatori dell’ordine demopartitico. La presente irresponsabile insurrezione fu vaticinata nel 1997 da una bieca vignetta di Vincino dal titolo “Natura Morta”: raffigurava ” fiasco di vino con pera mela grappolo banana e copia della Costituzione italiana”.

Eugen Clemens Scalfar-Metternich non è uomo da lasciare impuniti il ‘Vaffa’ alle Istituzioni e il ”Tutti a casa’ ai rapprentanti della Nazione che se li guadagnò con le lotte!

Porfirio