MASSIMO GIANNINI SCORDA LE REGOLE DEL GIOCO OLIGARCHICO

Il vicedirettore di Repubblica, che da qualche tempo appare più saggio del suo direttore, e quasi l’opposto ideologico del Fondatore neolegittimista, rampogna il Colle perché intima alla magistratura di fermarsi, di non perseguire un Cagliostro da Arcore al punto di impedirgli di fare l’oligarca, capo dell’opposizione e coprotagonista della democrazia. Se i magistrati obbediranno, chissà perché, la prescrizione sancirà il diritto di Cagliostro all’impunibilità.

Ma che si aspettava Giannini? C’è logica, dunque prevedibilità piena, nell’azione dell’usufruttario del Colle. Scelse, quando i tempi furono maturi, di passare dal comunismo alla democrazia occidentale. Da allora, coerente con la scelta, ne accetta le conseguenze e le derivate. Aveva professato l’internazionalismo, oggi è il patriota che celebra oltremisura il sesquicentenario dell’Unità (lo celebra in un tempo di disdetta per ciò che presiede) e bacia in Quirinale i marò che hanno ucciso, non per cattiveria ma per difendere la (petroliera della) Patria.

Nella Guerra fredda era stato antiamericano ‘senza se e senza ma’, oggi va a rapporto alla Casa Bianca, grato del riconoscimento della fedeltà atlantica di Roma e sua personale. Ha più volte definita “giusta” la guerra nell’Afghanistan. Aveva condiviso lo storico antimilitarismo dei socialisti occidentali; oggi enfatizza all’occasione il ruolo delle Forze Armate di cui è il supremo comandante, ne difende i costi, lascia comprare F35 e sommergibili in una fase buia della nostra economia (come ci difenderemmo dal nemico?). Aveva a viso aperto parteggiato per i poveri, ora autorizza a tagliare il sostegno agli scolari storpi e ciechi. Benché incline a gusti sartoriali patrizi, aveva indossato le tute e i camici morali dei proletari. Oggi si lascia inneggiare per non avere in nulla mortificato la pompa e il costo della reggia pontificia (dei tempi peggiori del papato) e sabauda, nonché di varie dipendenze. Corazzieri, palafrenieri, ciambellani e lacché ringraziano per paghe e vitalizi eccellenti.

Tutto ciò discende dal distacco degli storici ormeggi del 1945-90 e dalla conquistata omogeneità all’oligarchia istituzionalizzata dalla Costituzione stesa dai giuristi di regime. Il berlusconismo è componente forte dell’assetto oligarchico: è naturale che l’Alto Garante ne protegga il  capo, per pessimo che sia. Giannini, perché ti sorprendi? Non ricordi le regole del gioco?

Alleggerire il carico scongiurerebbe lo stallo del trimotore Italia. Tra le casse da far cadere nel vuoto c’è il parlamentarismo/partitismo, dunque la Costituzione del malaugurio. La cabina di pilotaggio non permette, il trimotore perde quota, nell’atterraggio di fortuna potrebbe sfasciarsi.

Se regnassi tu Massimo Giannini, e arrivasse una calamità grave, a fini di salvezza non metteresti da parte istituzioni e procedure? Non promuoveresti tra l’altro l’allungamento dei termini della prescrizione? Non sospenderesti il parlamento, se coi i suoi ritmi e regolamenti avvicinasse la bancarotta? Ti aspetti che sia il Quirinale a sventare i ricatti del parlamentarismo e di quella summa iniuria che è il summum jus. Ma dimentichi che il Quirinale assegnò a Mario Monti il mandato stretto di salvare la gestione partitocratica. Ora quella gestione, della quale il Pdl è socio è pesante,  esige l’impunità per Cagliostro.

Tu vorresti che il Colle esercitasse una saggezza diversa: ma la Costituzione non lo permette. Tienitela.

Porfirio

SILVIO AL QUIRINALE: PERCHE’ NON STRAUSS-KAHN?

Guzzanti sul Giornale, G.Ferrara sul Foglio hanno infierito il 27 febbraio sulla Patria infelice: il primo riprospettando Berlusconi al Quirinale (però male dissimulando qualche raccapriccio); il secondo sghignazzando contro la morale comune -dunque vostra e mia- e inneggiando a una sua lettura spermatico-calcistica del superumanismo nietzschiano. Allora va detto chiaro e tondo: una repubblica che eleggesse a suo monarca settennale il Lubrico da Arcore non meriterebbe di sopravvivere. L’emigrazione in massa degli italiani essendo impossibile, e comunque troppo comoda per il Foglio e la Minetti, non resterebbe che invocare il colpo di stato, demolitore di queste pessime tra le istituzioni.

Piuttosto i colonnelli alla Ataturk o alla Nasser che il trionfo della sozzura. Sozzura del Personaggio, sozzura dei suoi guardiaspalle ed apologeti. Squallore dei suoi elettori, più spesso che no muniti di estratto conto invece che di anima. Che poi: per estremizzare ribadisco ‘piuttosto i colonnelli’. Ma non che i colonnelli alla Ataturk o alla Nasser non abbiano svecchiato e complessivamente migliorato le situazioni in cui agirono.

Direte: il malaugurio di Guzzanti e la sguaiata soddisfazione del Foglio per il trionfo della prescrizione e della pornocrazia sono segni di dissesto mentale. Direte: non è reale il pericolo di un’elevazione dello statista da Arcore a Camere riunite; che la riconferma dell’Inquilino attuale sarebbe più forte; che la candidatura di Monti sarebbe fortissima e invincibile: Tutto ciò è vero. Però la gentaglia delle Camere e dei partiti sarebbe capace di qualsiasi abiezione.

Non resta che l’ottimismo della volontà. Lo scempio minacciato da Guzzanti (Ferrara la mette più sul sollazzo) non ci sarà. Troppo stomachevole, troppo contro natura, troppo meritevole del Putsch militare. E’ vero, nel passato il Quirinale non è stato un palladio di valori. I papi lo costruirono col denaro più sporco. Un monarca sabaudo, figlio degenere del Padre della Patria, ne confermò la malareputazione spendendo in cavalli e in cannoni più che per tutti i poveri del Regno; uno dei suoi successori repubblicani, un gazzellide, peggiorò il costume quirinalizio, in modi senza dubbio meno lerci rispetto a quelli riferibili al Pornosuperuomo di G.Ferrara.

Ottimismo della volontà dunque: Silvio col triregno dei papi e la corona sabauda è un incubo da maladigestione. Lo Stivale ha avuto le sue scalogne, ma da questa si salverà.

A.M.Calderazzi