ROBERTO VACCA: Nuovo Ordine Mondiale di incultura e chiacchiere – senza distintivo

Il comico inglese con bastoncino, baffetti e bombetta era più bravo di quello genovese coi capelloni. Il Grande Dittatore aveva un simbolo con doppia croce invece della svastica: distintivi riconoscibili, anche se insensati. Invece le 5 icone di M5S ricordano alberghi di lusso e contraddicono gli slogan di risparmio e rifiuto contributi pubblici. I messaggi programmatici del movimento, poi, sono in gran parte vuoti. I contenuti mancanti non vengono surrogati dalle urla nelle piazze, né da tante parole disseminate in rete con video, chat, twitter. I toni ieratici e la preminenza di personalità individuali ricordano tristemente la Dianetica dello scrittore di FS Ron Hubbard, movimento trasformato in Scientology (chiesa condannata per vari reati, ma che soprattutto ha diffuso confusione di idee inutili).

Pare che una delle basi culturali di M5S sia un video pretenzioso (su Youtube e su Gaia Casaleggio) che si chiama NWO, New World Order e descrive il nuovo ordine mondiale. Usa molta grafica: icone animate, foto ferme e carte geografiche. La voce inglese, chiara e assertoria, informa che il 14/8/2004 è cominciata la rivoluzione della conoscenza. Ne elenca i precursori:

L’Impero Romano: aveva 100.000 kilometri di strade, percorse non solo da messaggeri e anche da commercianti e da legioni. Le orde di Gengis Khan si concentravano contro un nemico dopo l’altro in base alle informazioni trasmesse da staffette veloci. Savonarola e Lutero diffondevano i loro messaggi riformatori in molte copie. Diderot e D’Alembert, con l’Enciclopedia, e Voltaire con il Dizionario Filosofico, disseminarono l’illuminismo. Mussolini usò la radio per indottrinare e arruolare gli italiani. Hitler si assicurò il successo con i film di Lena Riefenstahl. Clinton e Obama diventarono Presidenti usando TV e Internet. Al Gore non riuscì a essere eletto Presidente, col suo movimento internazionale massmediologico blaterava di disastri – riscaldamento globale antropico – e prese un premio Nobel finto. Beppe Grillo adottò pesantemente la comunicazione online e nelle piazze e urlando chiacchiere si è affermato nelle elezioni. Il video glissa su quei personaggi che fecero ben presto una brutta fine e passa a profetizzare gravi crisi dei paesi occidentali, di Cina, Russia e Medio Oriente.

Poi vaticina che nel 2020 scoppierà la Terza Guerra Mondiale. Le armi nucleari e batteriologiche uccideranno miliardi di persone. Ne resterà in vita solo un miliardo e farà grandi passi verso la rivoluzione della conoscenza collettiva. Spariranno libri, giornali, radio, TV: saremo tutti uniti in rete. È vitale comunicare in rete, a parte i contenuti. [Molti decenni fa, lo aveva già detto Marshall McLuhan: “The Medium is the Message”: il Messaggio è il Mezzo, e, già allora, era un’asserzione irrilevante].

Così comunicheremo di continuo manifestando le nostre idee [quali?] e i nostri desideri realizzando nel 2040 la “Net democracy” – democrazia in rete. Nel 2047 Google, che avrà comprato Microsoft, realizzerà “Earthlink” la nostra identità online – chi non l’avrà non esisterà più. Nel 2050 l’intelligenza collettiva in rete risolverà i problemi più difficili con una struttura chiamata “braintrust”. Nel 2051 sarà abolita ovunque la pena di morte. Nel 2054 ci sarà GAIA [1] – il governo mondiale senza partiti, né religioni, né ideologie. Saremo tutti liberi e parteciperemo della “collected knowledge” – conoscenza raccolta. Con tutta questa conoscenza, un altro video apre con; MAN IS GOD di stantio sapore Nietzschano.

Questa accozzaglia informe denota la incapacità di distinguere un belin da una cattedrale, come si dice a Genova. Meno volgarmente proviamo a raccogliere almeno qualche brandello comprensibile di discorso.

Per parlare di conoscenza bisogna averla – e si ottiene studiando. Questi M5S e il loro ispiratore pubblicitario non hanno studiato. Usano un linguaggio scheletrico e invece di descrizioni e analisi riesumano “catchword” [neologismi di moda] prendendole in prestito ovunque senza discriminazione. Da Alvin Toffler riprendono l’affermazione che non ci saranno più produttori e consumatori: saremo tutti “prosumer” (productor + consumer). Però manca ogni riflesso degli acuti ragionamenti di Toffler: le idee sono dimenticate e resta solo un nominalismo inefficace.

Da Second Life, video giochetto del 2003 rapidamente declinato, si trae la convinzione che nel 2027 Prometeus, altra enorme risorsa online descritta sempre vagamente, ci darà SPIRIT. È un trucco online che permetterà a ciascuno di noi di diventare chi vuole: crearsi una nuova personalità e avere nuove esperienze nel tempo e nello spazio. Esempi: assistere a eventi sportivi e rivivere guerre, rivoluzioni, cerimonie.

Queste aperture sono presentate come prodotti originali, personalizzati – ottenuti da attività cooperative in rete. Non sarebbe così. Creare animazioni è un lavoro altamente professionale eseguito da persone addestrate. Anche questi prodotti sofisticati hanno qualità variabile. Occorre valutare e controllare la qualità: prescrizione alla base dei successi della tecnologia, dell’innovazione, dell’alto rendimento di gruppi umani organizzati. Questi sedicenti guru sembrano credere che diffondere conoscenza sia un lavoretto facile da realizzare con sapienza in pillole, slogan, icone, schemini, video. Non hanno mai sentito dire che “Ars longa”.

Un obiettivo importante del nuovo ordine mondiale è l’abolizione dei diritti d’autore. Al copyright si sostituisce il “copyleft”. Tutti possono copiare  e disseminare ogni scritto, ricetta o formula. Questo accadeva nei tempi antichi e giravano testi apocrifi, degradati, centonati.   Liberalizzare tutto è concetto molto attraente, ma non è un modo di ottimizzare la qualità. Fra gli esempi citati, c’è la “Opencola” una lattina vuota su cui è stampata la ricetta della CocaCola. Ognuno se la può fare da sé. Non solo. Saranno libere le ricette delle medicine, anche queste ce le faremo da noi. È facile prevedere che sprecheremmo tempo e denaro, ottenendo risultati spesso inefficaci e anche letali.

Un altro video presenta l’arma segreta per assicurarsi i vantaggi delle comunità online. Sono gli “influencers”, gli influenzatori: giovani persone che indagano su quali siano le scelte migliori e convincono il pubblico a uniformarsi con recensioni e con tweet. Le comunità impareranno a scegliere teorie, credenze, vestiti, gadget, luoghi per le vacanze. Trarranno cultura e saggezza da Wikipedia, competenze professionali da Linkedin, amicizie da Facebook.

In questi ambienti, dunque, girano poche idee, ma confuse. Non è vero che qualunque cosa abbia spazio on line abbia anche significato e valore notevoli. Non sono sullo stesso piano Google, Wikipedia, Linkedin, Facebook.

Google è un ottimo motore di ricerca che permette in tempi minimi di reperire informazioni di ogni tipo. Lo usi gratis – e non ti aspetti che sia un distributore di verità assolute. Gli inventori, Larry Page e Sergej Brin sono diventati miliardari con la pubblicità, ma vanno considerati benefattori, oltre che innovatori straordinari.

Wikipedia è un’opera di notevole valore, anche se molto ineguale. Chi collabora gratuitamente a disseminare proprie conoscenze su questa enciclopedia aperta compie una buona azione.

Linkedin permette di contattare persone interessanti professionalmente in vari campi. Appartenere a Linkedin non è una patente di competenza professionale.

Facebook permette di comunicare con amici vecchi e nuovi, non registra dati né conoscenze e serve anche a trasmettere notizie neutre o pettegolezzi.

Concludo: il mezzo non è il messaggio. I messaggi seri, interessanti, utili non si improvvisano. Aiutare il pubblico e i giovani ad acquisire buoni criteri di giudizio è meritevole e necessario, ma la scuola lo sta facendo troppo poco.

Chi è a favore della rivoluzione M5S farebbe bene a meditare su quanto ho scritto e ad informarsi.

Mi sembra probabile che M5S sia un fuoco di paglia. Nel 1946 il Movimento dell’Uomo Qualunque di G Giannini mandò in Parlamento 30 deputati. In Francia nel 1956 Poujade protettore dei piccoli artigiani, ne mandò 52 all’Assemblé Nationale. Durarono poco.

Roberto Vacca
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[1] Il nome Gaia ricalca quello ideato nel 1979 da James Lovelock per indicare la Terra (in greco Gea o Gaia) vista come un organismo vivente autoregolante. Nel 2012 Lovelock rivide questa concezione ammettendo di esser stato troppo allarmista sui temi ambientali e in particolare sul riscaldamento globale antropico. Lovelock riconobbe per primo gli effetti avversi dei fluoroclorocarburi che degradano la presenza dell’ozono ad alta quota (favorendo il buco dell’ozono).

 

RIFERITI A METTERNICH IL PENSIERO E L’AZIONE DEGLI SCALFAREGGIANTI

Ci furono i Flagellanti, confraternite laiche che compivano viaggi penitenziali di trentatré giorni, con più sferzate al dì col flagello, strumento di autosupplizio e disciplina. Furono condannati nel 1349 da Clemente VI, il quale prima appoggiò, poi scomunicò Cola di Rienzo. Uomo di cultura, protettore di Petrarca, era un papa cui non andavano a genio i fondamentalisti della fede, detti appunto Flagellanti.

Oggi si animano gli Scalfareggianti. Chi sono? Niente di penitenziale, al contrario. Sono gli opinion leaders gregari del potente Eugenio Scalfari (Civitavecchia 1924), al quale fanno capo le vaste masse degli edonisti di sinistra. Nel 1976 il movimento venne lanciato in orbita dalla fondazione del quotidiano La Repubblica. Il grande successo della testata si dové al suo proporre valori trasgressivi e modelli consumistici elitari ai ceti piccolo-borghesi in passato rassegnati alle ristrettezze, e -sempre in passato- ingenuamente inclini all’egualitarismo d’ispirazione socialista. La laicità neo-illuministica e libertina è efficace lievito del moderno radicalismo chic.

Di recente, nell’agonia della Seconda Repubblica e nel mortale pericolo che incombe sulla partitocrazia nata dalla Resistenza, Eugenio Scalfari -abbiamo visto pensatore principe della sinistra filoplutocratica- è andato sviluppando un severo rifiuto dei conati ostili all’ordine costituito, in particolare di ogni malinteso passaggio alla Democrazia Diretta. Ha suscitato e fatto implacabile lo sdegno di Scalfari l’iconoclastico movimento 5Stelle, sobillato da un Catilina genovese di formazione comica. Gli opinionisti e i politici che, accettando il carisma di Scalfari, si schierano a difesa delle Istituzioni e delle Prassi cleptocratiche consolidate, si configurano appunto come Scalfareggianti, nemici giurati del disordine e dell’antipolitica. Scalfareggia, orgogliosamente, chi non tollera gli scherni, lazzi e cachinni che si indirizzano al benemerito assetto oligarchico, a partire dai risultati riprovevoli delle recenti legislative.

Ergendosi farinatescamente contro la sollevazione dei ciompi e dei sanculotti antiregime, il Fondatore di Repubblica viene a giusto titolo portato sugli scudi quale capofila di un vigoroso neo-legittimismo italiano, storicamente più giustificato di quelli d’Oltralpe. In  apparenza  il backlash  degli Scalfareggianti si rifà al conte Monaldo Leopardi, inflessibile genitore del dolce innamorato di Silvia e autore (Monaldo) di un manifesto iperconservatore firmato ‘don Muso Duro’. Invece il Fondatore  non nasconde che il suo combattimento contro le perniciose novità si ispira direttamente a Clemens von Metternich. L’ingratitudine dei sediziosi viennesi nei confronti di un titano che aveva torreggiato sull’Europa (nella rivoluzione del 1848 costrinsero il principe a mettersi in salvo a Londra; quando rimpatriò non gli restituirono il suo eccelso rango), l’ingratitudine dicevamo motiva oggi il Fondatore  all’intransigenza: nessuna debolezza verso i contestatori della democrazia rappresentativa e dei partiti cui si deve il presente splendore repubblicano.

Autorevoli esponenti neo-legittimisti a Vienna e nelle altre capitali dove si rimpiangono le dinastie storiche hanno già avviato l’iter per l’aggiunta al cognome civitavecchiese del superbo patronimico Metternich. Non è chi non veda l’apporto che la caratterizzazione metternichiana darà all‘engagement  degli scalfareggianti contro i perturbatori dell’ordine demopartitico. La presente irresponsabile insurrezione fu vaticinata nel 1997 da una bieca vignetta di Vincino dal titolo “Natura Morta”: raffigurava ” fiasco di vino con pera mela grappolo banana e copia della Costituzione italiana”.

Eugen Clemens Scalfar-Metternich non è uomo da lasciare impuniti il ‘Vaffa’ alle Istituzioni e il ”Tutti a casa’ ai rapprentanti della Nazione che se li guadagnò con le lotte!

Porfirio

PER PUNTELLARE LA LORO REPUBBLICA I GRANDI MEDIA SOSTENGANO GRILLO

Con un plumbeo editoriale di P.L.Battista (“Un monarca nelle piazze”) Il Corriere della Sera si dice costernato per il possibile successo elettorale del Movimento 5 Stelle. Il noto columnist mostra di rivolgere l’indignazione più verso i partiti che contro lo stesso Pericolo Pubblico. Li accusa di rassegnarsi al ‘quasi certo exploit di  Grillo’ e, peggio, di ‘lavorare per lui’: “In un anno e mezzo di inattività, affidata a un governo tecnico la missione di far uscire l’Italia dai guai, non hanno nemmeno cominciato a ridurre sul serio i costi esorbitanti della politica, regalando fertile terreno all’antagonismo polemico del Mov.5 Stelle. Non potranno lamentarsi quando, a urne aperte, si scoprirà l’effettiva dimensione del consenso grillino e dovranno sperare, per il dopo, che Grillo commetta molti errori per permettere loro di tirare un po’ il fiato”.

E lui, il columnist legittimista, è sicuro di non avere lavorato, assieme all’arciconfraternita degli opinionisti di palazzo, a favore dell’Antagonismo polemico? All’inizio dell’ascesa di Grillo  l’arciconfraternita  reagì coll’espediente di liquidarlo come ‘un comico’, invece di spiegare perché solo da un comico venivano proposte nuove. Tacendo per decenni sui crimini della casta (prima di emozionarsi nel 2012) i pensatori cesarei hanno semplicemente coonestato il saccheggio e il lungo scempio del Paese da parte della politica. Una Banca centrale che omette di controllare gli istituti bancari viene crocifissa se manca al suo dovere di ispezionare. La stampa di prestigio dovrebbe essere una centrale di controllo della vita pubblica. Oltre a informare, dovrebbe guidare l’opinione.

Quando gli opinionisti come Battista, dopo avere tardivamente denunciato, hanno anche additato le soluzioni? Milioni di parole sul disgusto degli italiani per la loro politica. Ma mai l’arciconfraternita delle grandi firme si è spinta fino a scrivere le parole di verità che non potevano non essere spietatamente propositive: che le istituzioni e le prassi sorte nel 1945 non sono riformabili, dunque vanno abbattute; non sono riformabili perché possono farlo solo i loro appaltatori/usurpatori, i quali mai sopprimeranno se stessi; che la Costituzione è la blindatura che protegge l’impunità del cartello dei politici; che i discorsi sul cambiamento sono bugiardi by default; che la sovranità di popolo è un’impostura; che semplicemente la politica dei partiti è un monopolio assegnato ai peggiori, e va cancellata.

Invece i grandi media hanno sempre sparato a salve. Mai  un vero colpo in canna. Di fatto tutte le loro requisitorie hanno proposto l’assoluzione: i capi-cloaca dei partiti non l’avevano mai fatta abbastanza turpe (infatti il 25 febbraio si reinsedieranno tali e quali come prima). I grandi media avevano dato ad intendere che a valle dei loro rimproveri la cloaca si sarebbe nettata, le malefatte sarebbero scemate. Tra l’altro i politici di più lungo corso sarebbero spariti, non insediati in una greppia quale, p.es. il CNEL: e gli enti di Stato.

Siamo alla battuta di caccia del 24 febbraio 2013 e nessuno dei ras uscirà di scena. Peraltro: perché il Corriere della Sera si rattrista dell’avanzata di Grillo? E’ un segno di vita. Non ci fosse, la morte della  Repubblica del malaugurio sarebbe certa. Nella sostanza le svolte invocate da Grillo sono prudenti. Solo demolizioni marginali, più numerose misure razionalizzatrici e non estremistiche. Il Parlamento non rappresenta i cittadini ma i partiti, va soppiantato dai referendum anche propositivi (senza quorum) e dalla partecipazione della gente via Web. Abolire le province, i rimborsi elettorali e i vitalizi per i politici, abbassarne le retribuzioni, limitarne la carriera a due mandati, proibire loro il cumulo delle cariche e l’esercizio di altre attività. Istituire il ‘politometro’ per monitorare la ricchezza di politici, alti burocrati e boiardi di Stato. Accorpare i Comuni sotto i 5000 abitanti. La pretesa incompetenza dei grillini è smentita da un certo numero di idee settoriali che essi enunciano in dettaglio.

Al di là della sua vistosa esagitazione, Grillo impersona il buonsenso della gente, contrapposto alla nequizia dei Proci usurpatori. I media di sistema avrebbero dovuto appoggiare, non irridere o ignorare. Se un miracolo realizzasse le circospette svolte delle 5 Stelle, è innegabile che le oscenità  si attenuerebbero e avrebbe un po’ meno senso il nostro invocare il sisma distruttore della Repubblica. I philosophes dei grandi media hanno mai provato a pensare con meno inibizioni, come fa l’Eversore temperato da Genova?

A.M.C.

SI VEDA IL BLUFF DI GRILLO

Mai governi coi partiti, si sgolava fino a ieri. Mai fiducia a governi tecnici, strilla oggi. Beppe Grillo, sempre più calato nei panni del politico navigato, sta giocando la sua partita e la sta giocando abbastanza bene. Manda in giro (poco, a dire il vero) i suoi a sproloquiare sui 20 punti del programma, gli fa eleggere i capigruppo per alzata di mano in puro stile okkupazione del liceo, si diverte – probabilmente – a vedere quanta attenzione mediatica si crei intorno alle uscite infelici dei suoi neoparlamentari (l’ultima sul fascismo è degna di Berlusconi). Intanto lui gioca la partita vera, l’unica che in fondo gli interessa: quella per il potere.

Beppe Grillo ha capito che lo straordinario successo del suo movimento rischia di essere spazzato via in un battito di ciglia perché per i consensi, così come per i soldi, vale il detto “presto vinti presto persi”. Ha accumulato un grande capitale su presupposti effimeri e se i cittadini italiani dovessero avere il sentore che tutti quei “vaffa” e tutte le promesse roboanti della campagna elettorale altro non sono che una variante del solito spettacolo, lo punirebbero immediatamente. Non potendo Grillo ancora attuare il suo programma (posto che ne abbia uno), non può in alcun caso partecipare alla politica attiva dei prossimi mesi. Non può pretendere che i suoi elettori gli perdonino quello che non hanno perdonato agli altri politici: la trattativa, il compromesso, “l’inciucio”.

Non potendo quindi intervenire nella politica per evitare un crollo dei consensi, sono due le mosse del suo gioco immediatamente evidenti: evitare da un lato il logoramento della sua truppa parlamentare (Grillo già mette le mani avanti su un 15% di Giuda) per evitare un effetto “scilipoti” sull’elettorato, dall’altro evitare il logoramento della sua base elettorale. Questo secondo fronte è particolarmente insidioso, e chi ha giocato col fuoco del qualunquismo per anni lo sa di sicuro. Ed ecco la mossa cinica del politico scafato: rendere inevitabile (o quasi) l’accordo Pd-Pdl, così da poter monopolizzare l’opposizione, urlare all’ennesimo inciucio della casta che difende se stessa dal nuovo e lucrare consenso su una situazione di crisi economica e sociale destinata a durare ancora per mesi.

Alle elezioni successive, scacco matto. Con ogni probabilità il Movimento 5 stelle sarebbe in grado di aggiudicarsi il premio di maggioranza alla Camera e forse di conquistare il Senato (sempre che non si sia cambiata la legge elettorale nel frattempo). E Grillo avrebbe vinto la sua partita, ovvero avrebbe finalmente conquistato il potere.

Ma tutta questa strategia si regge su un colossale bluff: convincere i partiti che tornare al voto sarebbe peggio per loro (e incidentalmente per il Paese). Ma questo non è necessariamente vero. “Meglio” e “peggio” sono termini relativi, non assoluti. E non c’è verso che un governo di un populista dal linguaggio violento, dagli intenti semisconosciuti e dal programma economico catastrofico sia “meglio” di altri mesi di instabilità politica e recessione economica durante la (nuova) campagna elettorale. I partiti, e in particolar modo il Pd, abbiano il coraggio di andare a vedere quel bluff. Osino sfidare Grillo sul terreno dei contenuti, invece di scimmiottarlo o trattarlo con sufficienza, e dimostrino di aver imparato la lezione. Una nuova strategia e una nuova coerenza sarebbero il miglior viatico possibile per un differente risultato elettorale.

Tommaso Canetta