L’EUROPA STRITOLA LA DEMOCRAZIA? IL CONTRARIO

Rischiamo di trovarci senza democrazia, pare. O, secondo una versione più “light”, con una democrazia menomata. Se – è questo il ragionamento – l’Italia sarà costretta a chiedere l’intervento del fondo salva-Stati, la campagna elettorale primavera 2013 risulterà castrata, con i maggiori partiti politici costretti a convergere su un programma di riforme imposto dall’Unione europea. Il rischio è che i partiti populisti e antieuropei facciano il pieno di voti.

L’unica forma di democrazia che pare castrata o compressa da un quadro come questo è la sua versione italica del “facciamo il cazzo che ci pare”, tanto ben rappresentata dall’ultimo governo eletto. Che alla fantasia della partitocrazia italiana provveda a mettere un freno l’Unione europea è quello che qualsiasi persona di buon senso dovrebbe auspicare. L’Europa ci impone degli obiettivi, e vieta di intraprendere percorsi che vadano in direzione diametralmente opposta. Ma non impone – se non entro blandi limiti – il “come” si debbano raggiungere quegli stessi obiettivi. Quindi ai partiti è lasciato uno spazio di manovra sufficiente per differenziarsi, senza strabordare dai confini delle forze responsabili ed europeiste.

Quanto al rischio che proprio gli irresponsabili e gli antieuropeisti prevalgano, questo è esattamente l’apice della democrazia: quando il popolo è chiamato a scegliere tra due alternative radicali. Se – ed è bene sottolineare che siamo ancora di fronte ad un’eventualità – l’Italia dovesse chiedere l’intervento del fondo, venisse stilato un memorandum d’intesa, e la maggioranza degli italiani decidesse che all’affrontare 10 anni di riforme dure, impopolari, che sbriciolano moltissime rendite di posizione e cricche di interessi (non per forza di ricchi speculatori, ma magari di onesti camionisti, avvocati o dipendenti pubblici), preferisce uscire dall’euro e affrontare un default, quello sarebbe il giusto esito di un processo democratico.

La speranza è che un rischio del genere non sussista. Che, per quanto arrabbiati, gli italiani alla fine non si affiderebbero a un comico o a qualche tribuno, ma sceglierebbero la stabilità, magari pagata a caro prezzo, ma preferibile al salto nel buio. Anche perchè, e lo si sapeva ben prima della crisi e ben prima che le riforme impopolari venissero imposte, governare con lo sguardo rivolto al medio-lungo periodo forse non paga in termini di consenso da parte degli elettori, ma salva il futuro dei loro stessi figli.

Tommaso Canetta

GIOVANI: CON LA BCE, NON COI SINDACATI

Se essere di sinistra da sempre significa stare dalla parte dei deboli, chi oggi voglia dirsi tale non può che stare dalla parte dei giovani. Un tasso di disoccupazione più che triplo rispetto alla media della popolazione, prospettive scarse per il futuro, situazioni paradossali in cui chi è più qualificato meno facilmente trova lavoro rendono le persone con meno di 30 anni il quarto stato di oggi. E dunque, che fare?

In Italia la situazione è come sempre ingarbugliata. I ragazzi che scendono in strada “Indignati”, marciano al fianco di No Tav, antagonisti assortiti, partiti di estrema “sinistra” e sindacati di varia natura. Come se le pecore andassero a manifestare contro la macellazione al fianco degli amanti della costoletta.

Seguire chi bercia nel megafono che si devono difendere le pensioni da qualsiasi riforma, proteggere gli impiegati pubblici da un qualsiasi vaglio di merito, preservare la legislazione sui rapporti di lavoro da qualsiasi innovazione e, allo stesso tempo, dare spazio ai giovani, nella migliore delle ipotesi è ingenuità. Ma come faccio, io azienda, ad assumere 30 giovani qualificati senza mandare a spasso i 30 peggiori dipendenti anziani? Che poi nessuno chiede che vengano gettati dal Monte Taigeto, sarebbe sufficiente licenziarli dandogli un onesto preavviso e un’onesta liquidazione. Basta dire una cosa del genere perchè si invochi il fascismo di Stato. Ma allora per cosa si manifesta? Per la pietra filosofale?

Se i giovani vogliono trovare spazio e avere prospettive non è la linea della Cgil, ma quella della Banca Centrale Europea che dovrebbero sostenere. Basta coi veti delle corporazioni (ordini professionali, sindacati, mestieri e compagnia danzante) e si permetta all’aria fresca di circolare. Non si può continuare a tenere compressa sotto un tappo la potenzialità delle nuove generazioni, perchè altrimenti le vecchie vedrebbero compromessi i loro privilegi. Ci spiace, ma non fare un cazzo e avere un tenore di vita medio non devono essere due cose compatibili.

Allora anche i ragazzi la smettano di inseguire i pifferai magici di turno che promettono l’impossibile. E’ arrivato il momento di scegliere se continuare a ipertutelare i vecchi o aprire ai giovani: millantare di voler fare ambo le cose è solo una scusa per non cambiare nulla. I ragazzi abbiano l’intelligenza di stare dalla parte di chi li potrebbe favorire.

Specialmente nel pubblico impiego, nelle professioni, nell’accademia è necessaria una rivoluzione più che una riforma. Servono soldi, vanno trovati subito (quindi va bene la lotta all’evasione fiscale, ma non può essere una voce del bilancio dell’anno prossimo) e in modo credibile (quindi va bene tagliare i costi della politica, va bene ridurre le spese militari, ma ricordiamoci che “la ciccia” sta altrove). Stare dalla parte di chi, di fatto, difende l’esistente e impedisce ogni razionalizzazione delle risorse è puro suicidio. Se poi scendere in piazza per dire che “siamo incazzati” è legittimo e forse anche utile, allora si usi più attenzione nello scegliersi i compagni di strada.

Tommaso Canetta