IL PD NON HA IDEE: ECCONE 7

(manca, per ora, quella decisiva)

Quasi tutti, compreso chi scrive, sognerebbero i partiti falcidiati, umiliati, costretti a rubare meno, declassati a retrobotteghe. Soprattutto li vorrebbero ridotti in miseria: non più un soldo di finanziamento pubblico, visto che quest’ultimo non tiene lontano il denaro privato e le tangenti. Tuttavia si può ammettere: il Pd è meno stomachevole che il Pdl. Purtroppo non ha idee nuove, e perde le elezioni.

Ecco alcuni programmi che il Pd dovrebbe mettere in un suo Manifesto per la rigenerazione e la vittoria. Premessa: niente parole stanche su popolo, democrazia, Resistenza, diritti, conquiste.

1) L’Italia scelga la neutralità, dunque esca dalla Nato e dalla dipendenza dagli Stati Uniti, tagli tre quarti del bilancio della Difesa, cancelli le commesse militari in corso, venda le armi e gli equipaggiamenti a spiccato carattere offensivo, si ritiri dall’Afghanistan e da altre missioni. Questo implica capovolgere non solo la linea Berlusconi, anche quella Prodi D’Alema Parisi, cui dobbiamo buona parte degli scellerati impegni attuali.

2) Si dimezzi il bilancio della Farnesina, cominciando dal cassare il carattere diplomatico dei rapporti coi paesi dell’Unione europea, e dall’abbattere le esigenze mondane di quelle rappresentanze all’estero che non siano eliminabili subito.

3) Tagli draconiani ai piani alti della pubblica amministrazione. Chiusura e vendita dei palazzi di prestigio, Quirinale e sue dipendenze compresi. Il capo dello Stato e le altre istituzioni si acconcino a sedi modeste, nel nome della virtù e semplicità repubblicane. Corazzieri, palafrenieri, lacché in livrea: via tutto. Si tolgano gli alloggi di corte, i privilegi e i trattamenti speciali. Si modifichino le normative, e persino il Codice Civile, perchè si possano tagliare o abolire i ‘diritti acquisiti’.

4) Le Province perdano le funzioni meno plausibili, costino un decimo rispetto ad oggi, divengano le sedi di un esperimento iper-innovativo: il graduale passaggio alla democrazia diretta (elettronica) selettiva. Per cominciare, in ciascun consiglio provinciale metà o tre quarti dei membri elettivi siano sostituiti da volontari sorteggiati -per turni di pochi mesi- all’interno di piccoli segmenti qualificati (per meriti civici oggettivabili) della cittadinanza, segmenti anch’essi sorteggiati dal computer.

5) Parlamento di una sola Camera, per un po’ ancora elettiva, di un centinaio di membri. Trasformazione del Senato in organo consultivo specializzato, composto per metà di persone sorteggiate tra i consiglieri pro tempore, non elettivi, dei consigli provinciali. Bonifica delle Regioni, oggi gestite in modi sempre meno morali. Abolizione di molti enti inutili.

6) Tassa progressiva sui patrimoni, aggravi su tutti i consumi di lusso. Certezza di un reddito minimo alle famiglie dei senza lavoro.

7) Fine della solidarietà automatica con i conflitti sindacali ( la maggioranza del paese non condivide la difesa dei ‘diritti’ alla Pomigliano) e coi movimenti di frangia: omosessuali, devianti, clandestini, antagonisti. Si perderebbero certi consensi, se ne guadagnerebbero assai più. Il Partito Democratico non è protestatario, ma ‘di tutti’. Il blocco sociale da guadagnare è tutto alla sua destra. Il sinistrismo uccise -per limitarci alla sola Europa- i partiti comunisti tedesco, inglese, spagnolo, greco e francese (quest’ultimo all’avvento della Quarta Repubblica appariva trionfante). Uccise anche il socialismo massimalista italiano. Del Pc nostrano è sopravvissuto solo il migliorismo, antitesi del classismo stralunato.

Probabilmente il berlusconismo con o senza Berlusconi avrà la fortuna immensa che quasi nulla di tutto ciò sarà condiviso dai vertici del Pd, specie se non vorranno abbattere il professionismo dei politici di carriera; e se ‘il ricambio’ e ‘il nuovo’ saranno rappresentati da bizzarrie quali il vendolismo, variante ormonale e ‘poetica’ del sinistrismo. La pensata di mettere un diverso al posto di Bersani (un po’ abitudinario ma rispettabile) sarebbe persino peggio che aggrapparsi al plutocrate-playboy di Maranello.

Jone

I PURI DI CUORE NON GLI INTELLETTUALI ‘DEMOCRATICI’

Soprattutto per ciò che tace, interessante una recente intervista/confessione al Manifesto dell’accademico comunista Richard Sennett, figlio di un comunista che nel 1936 combatté in Spagna; ‘comunisti tutti i suoi zii, si precisa’. Sua premessa: la crisi economica, che si vuole in via di superamento, riesploderà presto, perché il ‘capitalismo finanziario’ è una peste nera, non la si contiene. Su questo la sinistra di tutto il mondo non dice niente, perché vuole piacere al business. Invece è ora il tempo di riscoprire il socialismo. E lei che farebbe a questo fine? chiede l’intervistatore. ‘Nazionalizzerei l’intero settore bancario’. Purtroppo, è sempre Sennett, quando ho fatto questa proposta a un convegno, sono stati i relatori sindacalisti -‘sindacalisti’- a contestarmi: non puoi sostenere queste cose, i lavoratori non permetterebbero.

Il prof.Sennett non ha siegato come si riesce a riproporre il socialismo alla gente, intossicata per sempre dagli alti consumi elargiti in sessant’anni dal benessere, cioè dal mercato. Non ha spiegato perché sa che non saranno le enunciazioni di mille teorici come lui e di centomila attivisti di sinistra a convincere i grandi numeri. I grandi numeri ragionano: il mercato ci ha dato la seconda casa, varie automobili e le vacanze ai Caribi. La politica e la cultura democratiche, no. Le hanno date, molto più in grande, ai propri bonzi.

La gente ascolterà solo se il socialismo lo riproporranno persone all’opposto dei politici e degli intellettuali di sinistra. Persone le cui scelte etiche e i cui stili di vita saranno quelle dei veri apostoli e dei veri missionari di un tempo: abnegazione, rifiuto eroico del denaro, sobrietà ascetica, credibilità in quanto assertori della virtù; santità aggiornata, in pratica. Saranno ascoltati i soli puri di cuore: un assieme di caratteri all’esatto contrario dei giornalisti di De Benedetti e di Rai3, dei conduttori televisivi, degli scrittori progressisti delle corti di Mitterrand, Prodi e Zapatero.

Fin quando la sinistra resterà come è, coi campioni e i divi che ha, bugiardi e briganteschi quanto Berlusconi e Brancher, colleghi della stessa impostura solo molto meno bravi, il prof. Sennett perderà il fiato a invocare il socialismo. Quando predicheranno i ‘democratici’ dai loro pulpiti accademico-editoriali e dalle stesse spiagge dei ricchi, la gente capirà che mentono.

Antonio Massimo Calderazzi