FUSTEL DE COULANGES: BISMARCK NON PIU’ BELLICISTA DELLA FRANCIA DEL RE SOLE E DI LOUVOIS

Quanto ci siamo commiserati per le sfortune, o le grandi tragedie, inflitte allo Stivale da governanti mediocri, o pazzoidi, o semplicemente criminali? I drammi più gravi, naturalmente, risalgono alle colpe di Vittorio Emanuele III, alla coppia maledetta Salandra-Sonnino, a Gabriele d’Annunzio (grande poeta e grande vittima di estetismi e deliri). Infine risalgono al folle intervento in guerra di Mussolini.
Quante volte abbiamo concluso che lo Stellone d’Italia è stato un astro luttuoso, al contrario del ruolo provvidenziale che ci immaginiamo?

Tuttavia le grandi nazioni d’Europa hanno pagato più duramente di noi per le scelleratezze dei loro governanti. Nella Grande Guerra la Francia perdette un milione e mezzo di uomini, e nel conseguente Secondo conflitto mondiale subì la più immane delle disfatte.
La cosiddetta, e infausta, “grande leadership” di Winston Churchill costò alla Gran Bretagna la perdita del primato mondiale e dell’impero.
Adolf Hitler portò la Germania sul punto di sparire dalla faccia della terra. Lenin e Stalin condannarono a morire il comunismo internazionale.
A modo suo, lo Stivale è stato fortunato!

Al confronto di queste e di altre apocalissi, la disfatta del Secondo Impero francese, nel 1870, fu un episodio minore e quasi grottesco.
Grottesco in particolare fu l’impegno di Numa Denys Fustel de Coulanges, allora forse il maggiore storico di Francia, luminare della Sorbona e dell’Ecole Normale, impegnato contro la Germania e colpevole d’avere vinto.
Singolare fu il fatto che Coulanges attaccò i ‘ministri del culto evangelico dell’Armata del Re di Prussia’ perché non predicavano la carità ma l’odio e la guerra. “Voi invocate il Dio delle battaglie. Nel nome di Cristo preparate i vostri soldati all’assalto contro Parigi”. Lo storico cesareo esaltò il popolo della Commune parigina “che impugnava le armi per difendere l’onore e l’interesse della Francia, forse nello stesso tempo l’onore e l’interesse dell’Europa”. Il Nostro ammetteva che la guerra era stata voluta e dichiarata dalla Francia e che la Francia era stata semplicemente vinta: “Ma voi ministri di Cristo, invocate il Dio delle battaglie. Noi, impugnando il fucile, invochiamo il Dio della pace”.

Stupidaggini, come si vede. Fustel de Coulanges sapeva benissimo che la guerra alla Prussia fu voluta dai ministri, marescialli e ciambellani di Napoleone III -non dall’imperatore ormai malato- per la più insensata delle ragioni: per punire Bismarck che aveva provocatoriamente rifiutato all’ambasciatore francese un’ulteriore udienza del sovrano.
Parigi dichiarò la guerra -la guerra!- per l’offesa all’ambasciatore “cioè l’onore della Francia”. In due o tre settimane la guerra era già perduta nella catastrofica battaglia di Sedan. La classe di governo della Francia era caduta nella trappola di Bismarck, il quale aveva valutato esattamente di poter profittare del velleitarismo e della debolezza militare di Parigi.
I responsabili del Secondo Impero inflissero alla Francia un’avventura altrettanto fallimentare e turpe quanto le imprese imperialistiche di Crispi, Salandra, Sonnino e Mussolini. Perdendo l’Alsazia e parte della Lorena la Francia si costrinse a una ‘Revanche’ orrenda, la Grande Guerra, alla quale non poté non seguire la guerra di Hitler, Churchill e Roosevelt.

Andò così che lo storico ufficiale del Secondo Impero, nel colpevolizzare la Germania vincitrice, additò senza mezzi termini le responsabilità di F.M. Le Tellier, marchese di Louvois, per l’accanito bellicismo della Francia del Secolo di Luigi XIV, l’età che si usa chiamare ‘la più gloriosa’ dei francesi.
Il Sole di Luigi non fu più benefico del nostro Stellone…

A.M. Calderazzi