IL MEIN KAMPF DI DONALD TRUMP

Ora che l’uomo della Casa Bianca ha chiesto il secondo mandato -la tradizione è che lo riceva- rileggiamo insieme il Corano del 45mo Presidente. E’ il libro “Crippled America: How To Make America Great Again”, pubblicato da Simon and Schuster alla vigilia delle elezioni del 2015. Nell’orrore di tutti i semisinistristi del pianeta, quelle elezioni lo portarono al potere. E’ obbligatorio avvertire che se parliamo di Mein Kampf non intendiamo stabilire alcun parallelo, nemmeno scherzoso, tra il Nostro e il Fuehrer; che inoltre non ci proponiamo di latrare, meno che mai mordicchiare, all’indirizzo dell’autore di “Crippled America”.

E un fatto: Trump vinse le elezioni, sbaragliando i competitori e umiliando detrattori senza numero, ricchi in indignazioni e sarcasmi, però duri a capire perchè il trionfo dell’iper-palazzinaro di Manhattan, promotore-impresario di grattacieli; più ancora, di abominevoli golf courses.
Gli americani accettarono tutto, pur di avere qualcosa di diverso.

La lettura del Mein Kampf vandeano-populista esige abnegazione.
Non si contano le volte che il futuro Presidente ripete di essere: costruttore di towers iperboliche; fondatore dei campi da golf più importanti del globo; lanciatore di business orgogliosi; progettista di brand di lusso; pagatore di stipendi, salari e liquidazioni; in breve, incarnazione di ogni virtù di quando l’America era grande: “I’am a winner, I have experience in winning.
“That’s what we call leadership (…) The image I created enabled me to build on the greatest luxury brands in the world (…) I’ve got billion of dollars. My children are highly intelligent and accomplished executives who work for me (…) I started in a small real estate company based in Brooklin and made more than $10 billion. I now live on what is considered the best block of real estate anywhere in the world: Fifth Ave between 56th St. and 57th St., right next to Tiffany’s. I’m rich. I mean, I’m really rich. I am the richest presidential candidate in history. I am the greatest cheerleader for America- the America that won.

Vanti di portata cosmica, superumana. Volgari, forse veri forse no.
Hanno funzionato in grande nel novembre 2015. Ciò non toglie che l’eloquenza di Trump possa risultare pesante, col risultato di rifiutare di leggere. Non sempre gli imperatori scrivono elegante. Comunque, per quello che un pamphlet elettorale vale, “Crippled America: how to make America great again” annuncia agguerriti propositi d’azione. “Immigration: good walls make good neighbors. Foreign policy: operate from strength. If we’re going to continue to be the policemen of the world, we ought to be paid for it. It’s no wonder nobody respects us. It’s no surprise that we never win.
It really is time the rest of the world paid their fair share. And remember: the Chinese need us as much as we need them.”
All’America occorre “the most advanced and muscular military of the planet. E occorre che i paesi da noi protetti paghino la loro parte dei costi. Un passaggio di “Crippled America” specifica tali paesi: Arabia Saudita, Corea del Sud, Germania, Giappone, Gran Bretagna.
Stop: niente resto d’Europa!

Per la sanità, ecco il succo della proposta Trump: “You want better plans at a better price. Increase competition for customers. The government doesn’t belong in health care except as the very last resort”.
Il capitolo “It’s still the economy, stupid” addita come strada maestra per arricchire l’America il diffidare dei politici, degli esperti professionali e degli intellettuali: “We need someone who is a tough negotiator and a real leader”.
Quanto al diritto degli americani di portare armi, “The Second Amendment is clear to me: ‘A well regulated militia being necessary to the security of a free State, the right of the people to keep and bear arms shall not be infringed’. Period”.

Insomma, il Mein Kampf del populismo promise di raddrizzare tutti i cammini dell’America, in forza di pochi fattori miracolosi: ipernazionalismo, americanismo, disprezzo per le correttezze e le convenzioni politiche, fede assoluta nel mercato, superiorità del successo imprenditoriale su ogni altra virtù della funzione politica.

In teoria quasi tutte le proposte di Trump sono dimostrabili fallaci ai sensi di questo o quel trattato politologico. In pratica, tale dimostrazione non c’è stata, per la gioia dei più; non solo dell’America blue collar e talebana della ricchezza. Al momento la smisurata legione degli avversari del trumpismo, dei pasdaran dell’accoglienza e del primato dell’ONU è un esercito di fuggiaschi: tale è l’esasperazione nei confronti sia della classe di governo tradizionale, sia dei sommi articoli della fede liberal-democratica.
Un giorno un campione della riscossa legittimista-semisinistrista potrà dimostrare scorretti i principi, gli slogan, persino i vanti catastali dell’imperatore del real estate e dei luxury brands. Ma difficilmente quel campione sarà un progressista all’antica, cioè truffaldino, alla Hillary Clinton, incarnazione di tutte le bugie del professionismo politico planetario.

A. M. Calderazzi