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1808 la Guerriglia trionfa su Napoleone – 1945 la Resistenza uccide senza vincere

aprile 2018 by:

Ce ne siamo ricordati una decina d’anni più tardi: ma due secoli fa, in questi giorni di primavera, accaddero in Spagna fatti ingenti che deviarono la storia. Una grande impresa di Napoleone fallì per la prima volta, e invece si affermò trionfatrice una resistenza di popolo e di bande guerrigliere che liberò la Spagna da un occupatore potente.

Il tutto –la fine dell’Ancien Régime nel regno iberico- cominciò con tratti quasi farseschi o persino di pochade. Dal 1788, un anno prima della Rivoluzione francese, il trono di Madrid era occupato da un sovrano insolitamente inetto, Carlo IV di Borbone. Si faceva dominare da un favorito della consorte Maria Luisa: era Manuel Godoy, un nobile estremegno passato fulmineamente da ufficiale della Guardia a duca di Alcudia e di fatto a primo ministro venticinquenne. Sembra accertato che anche il sovrano, non solo la regina, subisse il magnetismo di Godoy. Mentre la monarchia borbonica di Spagna affrontava le sfide che venivano dal nord dei Pirenei, larghi circoli madrileni si saldavano ai nemici popolari e ‘sanfedisti’ che da decenni si opponevano alle influenze e ai seguaci dell’Illuminismo francese. Godoy ad intermittenza capeggiava la fazione francesizzante.

Quando l’ascesa del favorito si fece irresistibile  -i sovrani gli aggiunsero il titolo di principe della Pace,  in quanto era riuscito a negoziare un accordo di pace col Direttorio parigino- i suoi nemici si coalizzarono e passarono all’attacco. Nel frattempo Napoleone Bonaparte coinvolgeva la Spagna nei suoi vasti piani continentali: Godoy si allineò per farsi perdonare qualche infedeltà nei confronti del Dominatore. Nel 1807 manovrò per ricevere da Napoleone l’Algarve portoghese, e farsene sovrano. Quando l’esercito francese avanzò vittorioso nella penisola iberica, Godoy consigliò ai Reali spagnoli di rifugiarsi negli immensi possedimenti americani.

A quel punto, 17 marzo 1808,  scoppiò nella residenza reale di Aranjuez la rivolta patriottica dei popolani e dei nemici di Godoy. Il re sacrificò il favorito, destituendolo da tutte le cariche- la più recente era stata quella di ‘Gran Almirante de Espagna e de las Indias’, con un trattamento di Altezza Serenissima che lo equiparava ai figli del Re. Godoy salvò la vita nascondendosi in un armadio;  Carlo IV sembrò abdicare in favore del figlio e erede Fernando, ma poi offrì a Napoleone di disporre lui della corona di Spagna. L’Imperatore convocò a Bayona sul confine franco-spagnolo la famiglia reale nonché, su petizione di Carlo IV, anche Manuel Godoy (era rimasto nel gioco, ancora evidentemente ricco di carisma).

Tutti sanno come decise l’Imperatore: assegnò il trono di Spagna al proprio fratello Giuseppe, già re di Napoli. Carlo IV ricevette come indennizzo i palazzi di Compiègne e di Chambord, più una pensione di trenta milioni di reali; si convenne esplicitamente che il Principe della Pace avrebbe beneficiato dell’ospitalità dei due palazzi. Fernando VII, che per un momento era succeduto come sovrano al reale genitore, ricevette da Napoleone la dignità di principe imperiale, una rendita di un milione di franchi e la residenza di Valençay. L’Imperatore impose alla Spagna una ‘Costituzione di Bayonne’ che fu immediatamente invalidata dalla rivolta antifrancese. La quale esplose il 2 maggio 1808: si combattè tutto il giorno, finché le truppe di Gioacchino Murat fucilarono varie decine di rivoltosi.

Fu un successo effimero. In ogni provincia e in ogni città principale di Spagna sorse una giunta antifrancese. Lo stato di guerra che l’alcalde di Mòstoles, piccolo centro nelle vicinanze della capitale, dichiarò in quei giorni alla Francia sarà revocato solo da una delibera municipale di due secoli dopo (1989). Entro i primi di giugno 1808 si costituirono decine di giunte locali; il 25 settembre successivo nacque ad Aranjuez una Giunta centrale per coordinare l’opposizione nazionale al “re intruso”, quel fratello di Napoleone che si era installato ufficialmente il 25 giugno 1808.

Nel frattempo era divampata una sanguinosa e dura guerra di liberazione. I generali di Napoleone dovettero rinunciare a prendere Valencia. Saragozza, Gerona. I ventimila del corpo Dupont capitolarono. A queste notizie re Giuseppe Bonaparte abbandonò subito Madrid: era arrivato dieci giorni prima. In quegli stessi giorni sbarcò a La Coruna il corpo di spedizione del futuro duca di Wellington, che il 30 agosto ricevette la capitolazione del maresciallo Junot.

Il seguito è noto. Napoleone condusse personalmente alla riconquista della Spagna i gloriosi reggimenti della Grande Armée, che avevano vinto ad Austerlitz e a Jena sotto condottieri come Soult, Ney e Massena. Agli inizi del 1811 l’esercito d’occupazione francese superava i 360 mila uomini, però presto l’Imperatore lasciò il comando ai generali. I quali avevano di fronte i reparti regolari spagnoli che non obbedivano a re Giuseppe, più i britannici, più soprattutto le forze guerrigliere: esse conseguirono numerose vittorie campali. Non compirono solo sabotaggi, attentati e molestie, come farà il Maquis europeo contro il Terzo Reich  (il quale sarà abbattuto dalle migliaia di quadrimotori e dall’Armata rossa, non dai partigiani). In Spagna la Grande Armée fu sconfitta soprattutto dalle formazioni guerrigliere. Alcune di esse vantavano dimensioni ingenti: nel 1813 il generale guerrigliero Espoz y Mina comandava 9 reggimenti di fanteria e 2 di cavalleria.

Là dove re José era riconosciuto come sovrano, il suo potere era limitato dalle circostanze più varie, cominciando dagli ordini diretti dell’imperatore. Nel 1810 Napoleone fu sul punto di annettere la regione a nord dell’Ebro. Nominò propri governatori per la Catalogna, l’Aragona, la Navarra, la Biscaglia. Le proteste del Re Fratello furono vane.

 

Il tentativo egemonico di Napoleone crollò naturalmente anche in Spagna. Quando la Coalizione alleata fu sul punto di invadere il territorio francese, Napoleone restituì Fernando VII alla sua posizione di sovrano. Il popolo lo accolse entusiasticamente e così la Spagna tornò all’assolutismo reazionario (tra il 1820 e il ’23 sarà interrotto dal cosiddetto triennio costituzionale). Si avvicinava l’emancipazione delle colonie americane e quella che gli storici chiameranno la ‘dècada ominosa’ (1824-33), una delle fasi più buie della storia spagnola moderna.

 

Antonio Massimo Calderazzi