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FILIPPO II o del ‘providencialismo estremo’

Settimane e mesi fa uno di noi internauti rifletteva sugli effetti persino apocalittici di talune stramberie o mental derangements dei potenti del pianeta.  Adolf Hitler che uccide il suo immenso successo iniziale, tra la fine del 1932 e l’umiliazione della Francia nel 1940, per l’errore di odiare il giudaismo e l’Urss invece di trasformarli in suoi alleati. Benito Mussolini, brillante nel farsi duce e nel conquistare l’Impero, quasi mentecatto nel gettarsi in un conflitto che gli farà perdere l’Africa orientale il giorno stesso della dichiarazione di guerra alla Gran Bretagna, la cui flotta padroneggia anche il Mediterraneo; un conflitto che distruggerà la sua creazione (il Regime) e la sua propria vita.

Winston Churchill che a Dunkerque ottiene la certezza di poter ammansire il Führer, e persino addomesticarlo, al prezzo di una colonia e di un gesto conciliante, e invece -malato cronico di bellicismo com’è- esige altri cinque anni di guerra, una vittoria militare che sarà conseguita da altri (USA e URSS) e che cancellerà il primato mondiale del suo paese, abbatterà quell’Impero Britannico di cui si credeva il salvatore e gli meriterà la disfatta elettorale del 1945.

Di questo tipo di stoltezze la storia conosce naturalmente innumerevoli casi. Eccone uno più strampalato che tragico: Filippo II re di Spagna. Nel suo tempo è il sovrano più potente d’Europa, d’Occidente e del mondo moderno. Verso il 1586 decide di impossessarsi del regno d’Inghilterra: con qualche ragione, ne ha sposato la regina Mary Tudor. Mette insieme una flotta e un esercito d’invasione mastodontici. 150 naos gruesas (velieri da combattimento), 40 urcas de carga (navi appoggio), 606 tra fregate, galere, galeazze e mezzi da sbarco. Fanteria: 55 mila uomini (spagnoli, portoghesi, italiani, tedeschi. Cavalleria: 1200 tra castigliani e andalusi. Artiglieri: 4290. Aventureros (probabilmente mercenari): 3400. Marinai: 24.822. Galeotti: 9800, totale 98.512 uomini. I possedimenti italiani – regno di Napoli, regno di Sicilia, ducato di Milano- apportano quasi metà delle risorse finanziarie fornite dalla Castiglia, la cui economia sarà devastata dall’impresa.

Ebbene, a chi viene affidato il comando della flotta d’invasione? Al duca di Medina-Sidonia, uno dei massimi signori d’Andalusia. E’ un generale di terra, che non aveva progettato l’invasione e che per molti mesi si è sforzato di convincere il sovrano di non sapere nulla della guerra sul mare, di non avere mai navigato, di soffrire il mal di mare e in più di essere seriamente malato (morirà alcuni mesi dopo l’annientamento della Invencible Armada). Le lettere che il duca indirizza al Re per implorare l’esonero fanno una lettura impressionante, quasi lunare.

La storia dell’infausta battaglia d’Inghilterra è molto nota. L’Armada salpò da Lisbona il 20 maggio  1588. Già all’altezza di La Coruna una forte tempesta fu sul punto di sgominare la flotta. Il Medina-Sidonia, improvvisato ammiraglio, presage il disastro e implora il Re di desistere. Filippo rifiuta e il 21 luglio comincia la battaglia. Il 21 agosto il duca avverte il sovrano del disastro che incombe. La vittoria degli inglesi è completa e il 23 settembre Medina-Sidonia rientra nel porto di Santander coi piccoli resti dell’Armada. Quattro giorni dopo espone a un ministro le terribili imprudenze del Re: tra le prime quella di avere affidato a lui il comando: “Non ho salute, non ce la faccio a scrivere. Se guarirò non mi imbarcherò mai più. Non mi intendo né di mare né di guerra. Supplico d’essere dimenticato. Altrimenti sarò costretto a disobbedire al Re, a rischio della vita”.

Compiange Manuel Fernàndez Alvarez, l’importante accademico che è il più autorevole degli storici spagnoli su Filippo II: “Aquel pobre duque de Medina-Sidonia, que se mareaba al subir a un barco“. E poi: “Persino coloro che condividevano il provvidenzialismo estremo del Re -secondo lui l’impresa di conquistare il regno inglese era voluta e protetta da Dio, dunque non poteva fallire- dovettero vedere nel disastro dell’Invencible Armada un castigo divino. “Si Dios habia vuelto las espaldas a Espagna seria porque algo debia que cambiar. Sin embargo, todo siguò igual“. Il Re provvidenzialista non aveva deciso di conquistare l’Inghilterra solo per ingrandire i suoi domini. Anche per punire e ricacciare il protestantesimo d’Inghilterra. Se Dios aveva deciso altrimenti, obbedire a Dios non era da discutere.

La leyenda negra di Filippo II è fosca per altri versi: il favore spinto all’Inquisizione e ai suoi roghi; i sospetti d’aver fatto morire una delle sue quattro mogli; l’avere con le sue guerre immiserito la Castiglia; altre manifestazioni di durezza, soprattutto l’avere incarcerato il suo primogenito ed erede al trono don Carlos. Federico Schiller e Giuseppe Verdi coi loro drammi dettero il massimo possibile scalpore al tragico epilogo della tragedia familiare del Re: don Carlos morì in prigione. Invece la bizzarria di costringere il duca di Medina-Sidonia a comandare la Invencible Armada non trovò ‘recensori’ del rango di Schiller e di Verdi.

Antonio Massimo Calderazzi